Terrorismo, arrestati padre e figlio egiziani

Carlomagno Jeep agosto 18
Saged Fayek Shebl Ahmed in azione di combattimento in Siria
Saged Fayek Shebl Ahmed in azione di combattimento in Siria

Agenti della Digos delle Questure di Milano e Como, hanno arrestato per associazione con finalità di terrorismo due egiziani, padre e figlio, residenti nel comasco. Si tratta di Sayed Fayek Shebl Ahmed, nato al Cairo nel 1966 e Saged Fayek Shebl Ahmed, nato in Bosnia Erzegovina nel 1994.

Con provvedimento del ministro dell’Interno è stata inoltre rimpatriata, per motivi di sicurezza personale, la cittadina marocchina 45enne, moglie e madre dei due. L’operazione è stata denominata “Talis pater…”, per indicare il vecchio adagio ‘tale padre tale figlio’.

Dalle indagini sarebbero emersi concreti indizi circa la vicinanza dei due allo Stato islamico. Saged, figlio di Sayed, come dimostrano le immagini diffuse dalla questura milanese, avrebbe combattuto in Siria al fianco dei miliziani dell’Isis.

Nel giugno 2014 è stato infatti documentato un viaggio del giovane Saged dall’aeroporto di Milano Malpensa diretto in Siria, avvenuto con sosta in Turchia. Il giovane è tutt’ora latitante trovandosi a combattere tra le fila di Daesh in Siria. Per lui è stato emesso un mandato di cattura internazionale.

“Abbiamo trovato situazioni di tanti tipi ma una famiglia così compatta nella radicalizzazione non ci era mai capitata. Padre, madre e figlio maggiore, erano esclusi solo il figlio 22enne e la figlia 20enne”, ha detto Claudio Ciccimarra, capo della Digos di Milano, spiegando l’operazione “Talis pater…”.

Il padre Sayed è un ex mujaheddin che ha combattuto in Bosnia dov’è nato il figlio Saged. “Durante le intercettazioni nella loro casa di Fenegrò (Como) – ha aggiunto – sono emerse moltissime conversazioni in cui emerge il passaggio di testimone generazionale, con il padre che spinge il figlio a combattere in Siria per purificarlo. In una registrazione dice che un figlio combattente vale più di cento preghiere”.

In una intercettazione il padre avrebbe detto “Se mio figlio torna in Italia rischia 15 anni di carcere”. Da qui gli agenti hanno avuto conferme dei loro sospetti.

Dice il Sayed:… “Scusa però, la mia intenzione era che lui andasse là per purificarsi, per diventare un essere umano…”

Risponde Halima:“…Hai visto cosa hanno fatto per SAGED! Figuriamoci se arrestassero il PADRE SPIRITUALE!!…”

Il figlio Saged invia una foto al padre di tre miliaziani morti in combattimento e Sayed e Halima commentano la notizia.

Halima:”…Dio lo accolga tra i martiri, beati sono i suoi genitori”.
Sayed: “…amen. veramente, beato suo padre, beata sua madre…”