Terrorismo, Halili voleva fare un attentato con un camion

E' quanto è emerso nelle indagini della Digos di Torino. Il giovane italo-marocchino stava indottrinando altri giovani a fare la scelta della guerra santa contro l'occidente

Carlomagno Lancia Ypsilon ibrida Giugno 2021
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Halili Elmahdi
Halili Elmahdi

Avrebbe avuto in mente di fare un attentato in Italia usando un camion, come a Nizza e a Berlino, Elmahdi Halili, il 23enne italo marocchino arrestato stamattina dalla Digos di Torino. E’ quanto è emerso dalle indagini coordinate dalla procura di Torino culminate con il suo arresto e il coinvolgimento di altre persone radicalizzate.

“Siamo intervenuti senza indugio. Abbiamo dovuto agire immediatamente per eliminare questa minaccia: Halili poteva compiere delitti”, ha detto il questore di Torino Francesco Messina sull’arresto di Halili Elmahdi.

“C’è stata un’escalation nel suo percorso. È passato dall’autoindottrinamento al cercare e contattare soggetti, “lupi solitari”, che potessero compiere azioni terroristiche e stava anche studiando come usare il coltello e su come preparare il camion per eventuali attentati”.

“La famiglia lo ha allontanato, condannando la sua scelta“, ha aggiunto il capo della Digos di Torino Carlo Ambra, che ha condotto le operazioni che hanno portato all’arresto di Halili. “Aveva – spiega Ambra – atteggiamenti radicali anche in casaEra arrivato a non volere che la madre toccasse il suo cibo“. Il padre, muratore, era in Italia dall’89. “Una famiglia perbene”, secondo gli inquirenti. La madre è casalinga, un fratello perito elettronico (come l’arrestato) e la sorella studentessa. Il questore ha spiegato che Halili non poteva essere espulso perché cittadino italiano.

Nel corso del blitz, oltre all’arresto del giovane, con il supporto degli uffici di polizia di Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia sono state effettuate 13 perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di appartenenti agli ambienti dell’estremismo islamico stanziati nel nord Italia.

Con lui, sono finiti nella rete degli investigatori altri stranieri ed italiani convertiti all’islamismo attivamente impegnati in una campagna di radicalizzazione e proselitismo condotta soprattutto sul web.

A fine 2015,  il giovane era stato già oggetto di una sentenza di patteggiamento, emessa dal Tribunale di Torino, alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale della stessa per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo avendo redatto e pubblicato sul web alcuni documenti di esaltazione dello Stato Islamico.

Le successive attività di indagine avviate dalla Digos hanno evidenziato un crescente percorso di radicalizzazione di Elmahdi Halili che, nonostante la citata sentenza, aveva addirittura intensificato la sua attività di proselitismo ed indottrinamento mediante il reperimento, la consultazione su diverse piattaforme multimediali e l’archiviazione di vario materiale di propaganda ed inneggiante al Jihad prodotto dallo Stato Islamico.

Tra il materiale confluito negli atti d’indagine vi sono diversi filmati riproducenti le gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni operate nei confronti di civili e militari, le rivendicazioni e/o celebrazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles nonché gli infervorati sermoni di “predicatori dell’odio del calibro di Anwar AL-AWLAKI, conosciuto anche come “il Bin Laden di Internet”, considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed AL ADNANI.

Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di AL ADNANI, Elmahdi Halili aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce dello Stato Islamico, tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l’ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015.

Dall’attività d’indagine coordinata dalla Procura di Torino è emerso come il materiale jihadista acquisito da Elmahdi Halili sul web in lingua araba o inglese veniva poi da lui meticolosamente tradotto o rielaborato in italiano con lo specifico fine di utilizzarlo nella sua attività apologetica e di proselitismo in favore della jihad.

Grazie all’utilizzo dei social network era poi riuscito ad attrarre nella sua sfera di influenza altri internauti, in particolare italiani convertiti all’islam e giovani immigrati di seconda generazione.

Particolarmente qualificanti sotto il profilo investigativo sono risultati i pregressi contatti dell’HALILI con MOUTAHARRIK Abderrahim e KHACHIA Abderrahmane, i due aspiranti foreign fighters arrestati il 26 aprile 2016 in esecuzione di misure cautelari emesse dall’Autorità Giudiziaria di Milano per associazione con finalità di terrorismo.

Nel periodo finale delle indagini l’attività dell’internauta si era in particolare focalizzata sulla rivista online “Rumiyah”, contenente le istruzioni operative per i guerriglieri del Califfato in Occidente su come effettuare attacchi terroristici utilizzando autocarri o autoveicoli ovvero coltelli.

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