Gendarmi francesi irrompono in centro migranti, scoppia la polemica

E' successo a Bardonecchia, dove alcuni gendarmi sono nei locali di una ong. La Farnesina chiama ambasciatore francese. Parigi: "Tutto legittimo"

Carlomagno Lancia Ypsilon ibrida Giugno 2021
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Gendarmi francesi a BardonecchiaE’ crisi diplomatica tra Italia e Francia dopo il caso dell’irruzione di gendarmi francesi in un centro migranti a Bardonecchia, località sciistica della Valle di Susa, in provincia di Torino, al confine tra le due nazioni, dove opera la Ong Rainbow4Africa che assiste gli immigrati che stazionano al confine in attesa di poter oltrepassare il valico e andare in Francia.

E’ stata la stessa organizzazione a denunciare una “grave ingerenza nell’operato delle Ong e delle istituzioni italiane”. Uno “sconfinamento” da parte di cinque agenti delle dogane francesi” che sono entrati nella stazione e avrebbero “costretto” un migrante nigeriano al prelievo delle urine e minacciato i medici e i volontari dell’associazione.

Abbandonata Ventimiglia, i migranti che vogliono oltrepassare il confine tentano di farlo ora da questo valico frontaliero che, come quello precedente è super sorvegliato dai doganieri francesi che respingono ogni tipo di accesso, come quello della donna incinta bloccata giorni fa col marito e poi morta in sala parto all’ospedale di Torino.

La Farnesina fa sapere di aver chiesto “spiegazioni al governo francese e all’Ambasciata di Francia a Roma, attendiamo a breve risposte chiare, prima di intraprendere qualsiasi eventuale azione”. Il ministero degli Esteri convoca, quindi, l’ambasciatore francese a Roma.

Ma Parigi rivendica la legittimità dell’intervento in Italia. Il ministro francese dei conti pubblici, Gérald Darmanin, cui fanno capo i doganieri, in un comunicato, afferma: “Al fine di evitare qualsiasi incidente in futuro, le autorità francesi sono a disposizione di quelle italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul territorio italiano in virtù di un accordo (sugli uffici di controlli transfrontalieri) del 1990 in condizioni di rispetto della legge e delle persone”.

gendarmi stazione di Bardonecchia

Il via vai degli immigrati al confine italo-francese – Dallo scorso dicembre sono un migliaio i profughi, per lo più nordafricani, che hanno trovato assistenza nelle stanze della stazione di Bardonecchia dove è avvenuta l’irruzione. Gli agenti della dogana francese accompagnavano un migrante, come altre volte in passato. Solo che anziché scaricarlo davanti alla stazione, sono entrati nei locali della Ong, costringendo l’immigrato al test delle urine e intimidendo un medico, i mediatori culturali e i volontari dell’Asgi, l’associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione. Ad allontanare gli agenti transalpini ci ha pensato il personale del Commissariato, avvisato dalla stessa Ong di quanto stava accadendo.

Fratelli d’Italia: “Macron non usi l’Italia come la sua toilette” – “Il comportamento degli agenti francesi a Bardonecchia è stato gravissimo. L’Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo un Paese sovrano non una provincia della Francia. I campioni delle urine li prendano nei bagni francesi o ne segnalino la necessità alle nostre Forze dell’Ordine”, afferma Augusta Montaruli, deputata di FdI.

“Già scaricano sul nostro Paese tutto il peso dell’immigrazione e dell’emergenza profughi ora non vengano a far valere i loro distintivi a casa nostra – aggiunge la parlamentare -. Si tratta di una mancanza di rispetto inaudita verso l’Italia ed un precedente inammissibile. Siamo contrari a questa gestione del problema profughi da parte di un’Europa lavativa e sappiamo peraltro che dietro le richieste di asilo troppe volte c’è il tentativo di eludere la normativa sull’immigrazione clandestina ma dopo il danno di essere lasciati soli non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette”.

All’attacco il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato: “Non avevano alcun diritto di introdursi lì dentro. Non si permettano mai più”. “Quella è una stanza gestita dal Comune con dei mediatori – aggiunge il sindaco – i volontari di Raimbow4Africa, come altre realtà, collaborano con il progetto. L’accesso alla sala è possibile solo agli operatori autorizzati. E’ uno spazio calmo, neutro, dove si incontrano i migranti, si parla con loro, si spiegano i rischi del viaggio che hanno deciso di intraprendere e si cerca di convincerli a rimanere in Italia, dove possono trovare accoglienza”.

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