Sea Watch, gip non convalida arresto e libera Rackete. Ira di Salvini

Secondo il gip la motovedetta della Gdf speronata non è una nave da guerra. Il ministro dell'Interno: "E' una sentenza politica"

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Carola Rackete

Il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch Carola Rackete e non ha disposto nei confronti della giovane tedesca alcuna misura cautelare. La Procura aveva chiesto la convalida del provvedimento e il divieto di soggiorno in provincia di Agrigento. La capitana tedesca torna dunque libera.

Secondo quando si apprende, per il gip di Agrigento il reato di resistenza a nave da guerra, contestato dalla Procura alla giovane tedesca, non sussisterebbe in quanto la motovedetta della Finanza speronata dall’imbarcazione della Ong non sarebbe una nave da guerra. Caduta anche la resistenza a pubblico ufficiale perché l’indagata avrebbe agito in adempimento di un dovere.

Salvini: “La rispediremo in Germania”
“Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta la decisione del gip di Agrigento.

“Nessuno mi toglie dalla testa che quella di Agrigento è una sentenza politica”, ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno tornando sulla decisione del Gip di non convalidare l’arresto della comandante della Sea Watch Carola Rackete.

“Togliti la toga e candidati con la sinistra” ha aggiunto il titolare del Viminale rivolgendosi al giudice in diretta Facebook e poi ha aggiunto: “io non mollo, anche perché ci sono tanti giudici che vogliono applicare la legge e non ribaltarla. Io conto su di voi”.

Esulta la Sea Watch
La Ong invece esulta: “Siamo sollevati dal fatto che il nostro capitano sia libero! Non c’era motivo per lei di essere arrestata, dato che aveva solo fatto una campagna per i diritti umani nel Mediterraneo e assunto responsabilità laddove nessun governo europeo lo avesse fatto”.