Attacco speculativo alla Lira in Turchia, panico sui mercati

La valuta di Ankara ha perso oltre il 13%. Giù le borse e ora si teme il contagio. La crisi turca potrebbe colpire Unicredit. Erdogan: "Non avere paura, noi più forti dei dollari"

Carlomagno campagna ottobre 2018
Attacco speculativo in Turchia
(Ansa/Epa)

E’ in corso in Turchia una campagna speculativa che sta spargendo il panico in tutto il continente europeo. La Lira, moneta turca, è svalutata ed ha perso oltre il 13% del suo valore con effetti pesanti sulle borse e forti ribassi sui titoli delle banche. La valuta di Ankara, è sotto attacco per via dei timori occidentali sulle politiche economiche del Paese.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan invita i suoi cittadini a non farsi prendere dal panico per il crollo della lira sui mercati valutari e denuncia “campagne” contro il suo Paese. “Ci sono diverse campagne in corso, non prestate loro alcuna attenzione”, ha detto Erdogan secondo quanto riporta l’agenzia di stampa statale Anadolu, citata da Bloomberg. “Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah”.

Affonda la lira turca, ora è panico sulle piazze monetarie. Si teme contagio

I timori di un contagio alle banche e al sistema finanziario europei (oltre che agli investimenti nel paese) della crisi turca indebolisce l’euro in avvio di giornata. L’euro scende ai minimi dal luglio 2017, segnando 1,1432 contro il dollaro da 1,1527 di ieri prima di recuperare parzialmente terreno a 1,1454. La Lira turca segna l’ennesimo minimo record a 6,24 contro il dollaro, in calo del 7%.

La vigilanza della BCE è preoccupata per il contagio della crisi economica e monetaria turca sulle banche europee. Lo scrive il Financial Times che cita come le più esposte l’italiana Unicredit, la spagnola Bbva e la francese Bnp Paribas.

Secondo il quotidiano la situazione non sarebbe ancora critica ma viene monitorata da vicino. Quest’anno la moneta turca ha perso un terzo del suo valore a causa delle politiche del presidente Erdogan, in aperto contrasto con i paesi occidentali (si parla di sanzioni dagli Usa) e che ha ridotto, dopo la vittoria elettorale di giugno, ancor più l’autonomia della banca centrale impedendo una stretta monetaria giudicata necessaria in uno scenario mondiale di tassi in rialzo. Anche i dicasteri economici sono stati posti sotto stretto controllo del presidente aumentando così i timori degli investitori.

Italia partner importante per la Turchia: 20 miliardi di scambi commerciali

Dalle banche alle infrastrutture, dalle auto alle autostrade: la Turchia è da anni un mercato importante per le imprese italiane, con un interscambio totale che sfiora i 20 miliardi di euro e investimenti importanti di gruppi come Pirelli, Fiat e, da alcuni anni, Unicredit.

Un “mercato prioritario” per l’export italiano, lo definisce la Sace, la società di assicurazioni degli esportatori: Inevitabile che si senta anche in Italia l’impatto della crisi finanziaria che colpisce il paese, riflesso di un rischio politico crescente vista la spaccatura sempre più importante fra il presidente Erdogan, protagonista di una riforma costituzionale giudicata un po’ troppo autoritaria, e i partner occidentali a partire dagli Usa.

Unicredit è azionista di peso di Yapi Kredi, con una quota dell’81,9% detenuta attraverso la joint venture paritaria con Koc Group. Fca è presente da decenni con lo stabilimento di Bursa-Tofas (Instanbul), con decine di migliaia di veicoli prodotti. Da 50 anni è in Turchia anche Pirelli, che ha concentrato la produzione nello stabilimento di Izmit, a 100 chilometri da Instanbul, costato 170 milioni di euro di investimenti negli ultimi anni, la produzione di 2 milioni di pneumatici industriali l’anno destinati ai mercati di Europa, Medio Oriente e Africa. Cementir ha investito in Turchia dal 2001 oltre 530 milioni di dollari acquisendo Cimentas e Cimbeton.

Leonardo, tramite Alenia Aermacchi, è in qualche modo toccato dalla crisi turca in quanto contribuisce alla produzione dell’F-35 (che vede 30 ordini dalla Turchia con opzione per altri 70 velivoli) e partecipa a una commessa importante, 30 elicotteri da parte di Turkish Aerospace al Pakistan.

Tanti i progetti italiani nel paese, a partire dal comparto infrastrutture-costruzioni-logistica: come quelli di Salini Impregilo nella costruzione di due autostrade, la Kinali-Sakarya e la Tarsus-Adana-Gaziantep, in un impianto idroelettrico, nella linea ad alta velocità che collega Ankara ad Istanbul, nella depurazione delle acque a istanbul.

E poi c’è l’export dell’Italia, nel 2017 quinto partner commerciale con 19,8 miliardi di dollari di interscambio totale (+11,1% rispetto al 2016), di cui 11,3 miliardi di dollari in esportazioni e 8,5 miliardi di dollari in importazioni e una quota di mercato del 5,1%.