Libia, raid aereo contro un centro per migranti. Decine di morti

Il bombardamento,, che sarebbe stato compiuto da una delle forze militari contrapposte nel Paese, è stato condannato dalla Missione di supporto dell'Onu che tutela il luogo di detenzione

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Sarebbe di 44 morti e di diversi feriti, di cui alcuni gravi, il bilancio di un bombardamento aereo contro il centro per migranti di Tajoura, in Libia, sotto tutela delle Nazioni unite. Il raid, che sarebbe stato compiuto da una delle due forze militari contrapposte in Libia, è stato condannato dalla Missione di supporto dell’Onu in Libia (Unsmil).

“Questa è la seconda volta che circa 600 migranti vengono attaccati da un bombardamento”, aggiunge la nota pubblicata sulla pagina Facebook della missione riportando la condanna del Rappresentante speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé.

“Questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra”, ha dichiarato Salamé in una nota. L’inviato delle Nazioni unite “ha invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e ad imporre sanzioni a coloro che l’hanno ordinato” ed “eseguito”, riferisce la nota pubblicata sulla pagina Facebook della Missione di supporto dell’Onu in Libia.

“Apprendo, con sgomento, del bombardamento notturno a Tajoura, nei pressi di Tripoli, che ha colpito un centro per migranti, causando la morte di decine di persone, tra i quali donne e bambini. Un’ulteriore tragedia che mostra l’atroce impatto della guerra sulla popolazione civile”: lo ha dichiarato in una nota il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero.

“La netta condanna dei bombardamenti indiscriminati di aree civili, si accompagna all’appello a fermare un aggravarsi delle ostilità che mette continuamente in gravissimo pericolo vite umane e distrugge infrastrutture essenziali per la popolazione – ha proseguito -. Occorre garantire, immediatamente, misure di seria protezione per i civili e, in particolare, trasferire i migranti che si trovano nelle strutture di raccolta in luoghi al sicuro dai combattimenti e sotto la tutela delle Nazioni Unite”.