La giustizia britannica nega l’estradizione negli Usa di Julian Assange

Il fondatore australiano di WikiLeaks negli Stati uniti rischiava fino a 175 anni di prigione per spionaggio e pirateria. Il giudice: "E' a rischio suicidio". Il Messico gli offre asilo politico

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La giustizia britannica ha respinto la contestata istanza di estradizione negli Usa di Julian Assange, dove il fondatore australiano di WikiLeaks è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati americani relativi fra l’altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. A emettere il verdetto, a sorpresa rispetto alle attese, è stata la giudice Vanessa Baraister.

Assange, che Oltreoceano rischiava una condanna a 175 anni, sarebbe a rischio di suicidio, ha decretato la giudice. Washington potrà fare appello.

Il verdetto è stato accolto dalle lacrime di Stella Morris, compagna dell’attivista australiano, e dal suo abbraccio in aula con Kristinn Hrafnsson, attuale direttore di WikiLeaks. Baraister si è detta persuasa della “buona fede” degli inquirenti americani e ha respinto le contestazioni della difesa contro i timori di un processo iniquo Oltreoceano. Ma ha negato comunque l’estradizione, definendo insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington a tutela dal pericolo di un eventuale tentativo di suicidio del fondatore di WikiLeaks. “Stabilisco che l’estradizione sarebbe troppo oppressiva per ragioni di salute mentale e ordino il suo rilascio”, ha concluso la giudice. Per ora Assange resta in custodia in attesa dell’indicazione – in giornata – di una cauzione sulla base della quale potrà essere scarcerato nelle prossime ore, in modo da aspettare l’esito dei possibili ricorsi da libero cittadino.

Gli Usa sono “estremamente delusi” dalla decisione delle autorità giudiziarie britanniche di non concedere l’estradizione del fondatore di Wikileaks Julian Assange negli Stati Uniti. Lo afferma il dipartimento di giustizia americano.

In un comunicato il portavoce del dipartimento di Giustizia Usa, Marc Raimondi, afferma che gli Usa continueranno a chiedere l’estradizione di Assange.

“Sebbene siamo estremamente delusi dalla decisione finale della corte – spiega – siamo lieti che la corte ha respinto tutti gli argomenti del signor Assange riguardanti la motivazione politica, il reato politico, il giusto processo e la libertà di parola. Continueremo a chiedere l’estradizione di Assange negli Stati Uniti”.

Intanto il Messico – hanno reso noto fonti ufficiali – ha offerto asilo politico ad Assange.

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