Trump firma la grazia per 73 persone. C’è Bannon ma non Julian Assange

Carlomagno Lancia Ypsilon ibrida Giugno 2021
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Donald Trump

Donald Trump ha concesso la grazia a 73 persone e ha commutato 70 sentenze nel suo ultimo giorno da presidente degli Stati Uniti. Lo ha reso noto la Casa Bianca. Il presidente, si legge, “ha concesso la grazia totale a Stephen Bannon”.

Bannon, si legge, è stato “perseguito con accuse relative a frodi derivanti dal suo coinvolgimento in un progetto politico”. Ex stratega di Trump, è stato “un leader importante nel movimento conservatore ed è noto per il suo acume politico”, aggiunge la nota.

CHI OTTIENE LA GRAZIA – Tra le persone che beneficiano della grazia c’è anche l’italiano Tommaso Buti. “Il presidente Trump ha concesso la grazia totale a Tommaso Buti. Buti è un cittadino italiano e un imprenditore rispettato”, si legge nella nota diffusa dalla Casa Bianca, in cui si sottolinea che “non è stato condannato negli Stati Uniti”.

E’ arrivata la grazia anche per il rapper Lil Wayne. Trump ha concesso la “grazia totale a Dwayne Michael Carter Jr., ‘Lil Wayne'”, che a dicembre si era dichiarato colpevole, ma che non è stato ancora condannato, per aver trasportato a bordo del suo jet privato dalla California alla Florida una pistola calibro 45 placcata in oro nonostante per precedenti condanne gli fosse stato vietato il porto d’armi.

Mentre né Julian Assange né Edward Snowden sono tra i nomi delle oltre 140 persone che beneficiano dei provvedimenti di grazia o commutazione della pena decisi da Trump che non ha perdonato sé stesso, a dispetto di alcune indiscrezioni di stampa, e neanche il suo avvocato Rudolph Giuliani. Voci su un possibile provvedimento di clemenza per Assange si erano rincorse nelle ultime settimane. Su Snowden, nei mesi scorsi Trump stesso disse che avrebbe esaminato il caso con “grande attenzione”.

Trump, con una mossa dell’ultima ora, ha offerto inoltre la sospensione per 18 mesi alle espulsioni di venezuelani che si trovano attualmente in modo irregolare in territorio americano, in fuga dalla “crisi umanitaria” di cui è “responsabile il regime di Maduro”. Fa ricorso al programma Ded (Deferred Enforced Departure) che consente di ottenere permessi di lavoro. Secondo i media americani le misure potrebbero riguardare circa 200.000 venezuelani negli Usa.

Tra gli esclusi, i venezuelani che hanno deciso di tornare nel loro Paese in modo volontario, chi non è presente in modo continuativo negli Usa, chi è stato condannato per reati gravi. E anche quelle persone la cui “presenza negli Usa” viene considerata “non nell’interesse” degli Stati Uniti o rappresenta un “pericolo per la sicurezza pubblica” o si ritiene possa avere “gravi conseguenze negative” in materia di politica estera.

“Ho stabilito che è nell’interesse della politica estera degli Stati Uniti rinviare l’allontanamento di qualsiasi cittadino del Venezuela o straniero senza cittadinanza che risiedeva abitualmente in Venezuela”, si legge nel testo del memorandum diffuso dalla Casa Bianca. La mossa di Trump viene motivata con il “peggioramento delle condizioni all’interno del Venezuela, che rappresenta una minaccia costante alla sicurezza nazionale per la sicurezza e il benessere del popolo americano”.

L’accusa al “governo dittatoriale di Nicolas Maduro” è di aver “violato regolarmente le libertà sovrane del popolo venezuelano” e di essere “responsabile della peggior crisi umanitaria nell’emisfero occidentale nella storia recente”. “Una crisi economica catastrofica e la mancanza di beni di prima necessità e medicinali hanno costretto – si legge – cinque milioni di venezuelani a lasciare il Paese, spesso in condizioni pericolose”.

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