29 Novembre 2021

Minniti: l’Europa non fa figli e importa migranti. “30mila foreign fighters”

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Minniti migranti AostaIl tema dei flussi migratori “divide, lacera e crea tensioni”, ha detto il ministro dell’Interno Marco Minniti in un incontro ad Aosta parlando di emergenza immigrati e crisi demografica nel nostro paese. Secondo il titolare del Viminale, per poter governare il fenomeno, bisogna partire da tre capisaldi che l’esponente di governo ritiene fondamentali.

“Una parte importante dei flussi migratori, – spiega il ministro – si gioca fuori dai confini italiani. Si gioca dall’altra parte del Mediterraneo nel rapporto tra continenti e singoli paesi”. E il punto è la “differenza demografica” tra “Europa e Africa”, fattore sbilanciato da una “imponente crescita” del continente nero su un’Europa, in sostanza, che non riesce più a fare figli ed è costretta a importare i figli degli altri paesi.

Un’Africa, però, che lega il proprio destino all’Europa non soltanto per la differenza demografica, ma anche “per le politiche dei sicurezza”, sottolinea Minniti riferendosi al terrorismo di matrice islamica che al di là dell’apparato militare sul campo, guarda Siria e Iraq, potrebbe ispirare fuori da quei confini “fedelissimi” della causa jihadista con ciò che ne consegue in termini di spargimento di sangue e terrore.

Paesi, con la Libia, culla del terrorismo internazionale che potrebbero presto subire un tracollo per l’offensiva militare della coalizione ma, che al tempo stesso, potrebbe risvegliare gli animi sopiti di molti aspiranti jihadisti sparsi nel globo.

Daesh è riuscita a reclutare, secondo le stime di molti servizi segreti, “da 25 a 30 mila foreign fighters” di stanza in circa cento paesi nel mondo. E nel momento in cui i combattenti si vedono costretti alla “ritirata” saranno costretti a tornare nei paesi di provenienza, tra cui l’Europa. Per questa ragione, spiega il ministro, c’è da tenere alta la guardia. “Noi siamo vitalmente interessati affinché l’Africa settentrionale”, area dove si muovono grossi interessi in ambito energetico, “non diventi una piattaforma della stato islamico”.

Ed è proprio la questione energetica che spinge gli analisti a considerare prioritario rapportarsi con un’area molto ricca di gas e petrolio avviando “politiche strutturate” per affrontare alla radice il fenomeno migratorio che nasce e fa leva, per volontà del califfato, sulla dipendenza energetica dell’Europa.


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