Crisi di governo, al Senato la resa dei conti finali. Conte si è dimesso

Discorso al vetriolo del premier contro Salvini: "Un irresponsabile". Ma il leader leghista replica: "Da mesi parlano con il PD per l'inciucio. Ora mi spiego i tanti no". Via alle consultazioni al Colle

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Finisce in malo modo l’esperienza del governo tra Lega e M5S. 14 mesi insieme interrotti per volontà del leader leghista Matteo Salvini dopo i “troppi no” dei suoi alleati pentastellati. Il premier Giuseppe Conte, ormai senza vie d’uscite, è stato costretto alle dimissioni con un discorso al vetriolo pronunciato ieri al Senato contro il suo vicepremier e ministro dell’Interno.

“L’azione del governo si arresta qui”, è la frase detta da Conte a metà del suo discorso. Le dimissioni sono state rassegnate al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha avviato le consultazioni a partire dalle 16 di mercoledì 21 Agosto.

Un intervento in cui il presidente del Consiglio difende quanto fatto – “abbiamo lavorato fino all’ultimo giorno” -, ricorda ancora il lavoro da fare, ma soprattutto ne approfitta per lanciare un duro affondo contro Matteo Salvini. Il premier è una furia e non usa giri di parole nel bollare Salvini come “irresponsabile” per aver aperto una crisi solo per “interessi personali e di partito”. Un crescendo di accuse che arriva dopo mesi passati a dosare e mediare ogni parola.

Conte è senza filtri. Ripercorre i mesi del governo elencando tutti i problemi creati dal leader della Lega, ultimo appunto la decisione di aprire una crisi con il rischio, ricorda Conte, che senza un nuovo esecutivo il Paese andrà in esercizio provvisorio e ci sarà l’aumento dell’Iva:

“I comportamenti del ministro dell’Interno rivelano scarsa sensibilità istituzionale e una grave carenza di cultura costituzionale”. Il capo del governo che in diverse occasioni si rivolge a Salvini chiamandolo Matteo (Conte è seduto in mezzo ai due vicepremier) lo accusa di aver oscurato quanto fatto dall’esecutivo: “hai macchiato 14 mesi di attività mettendo in dubbio anche quanto fatto dai tuoi ministri”. Ma ad un certo punto, il capo del governo arriva a definirsi “preoccupato” da chi “invoca piazze e pieni poteri”. L’affondo non si ferma solo alla decisione di mettere fine all’esperienza gialloverde ma tocca anche dossier delicati come il Russiagate.

Conte gli imputa di non essere andato in Aula e di aver creato problemi allo stesso presidente del Consiglio. Il capo del governo non tiene fuori nulla dal suo intervento nemmeno il ricorso che Salvini all’uso di simboli religiosi. Si tratta per Conte di “uso incosciente di simboli religiosi”.

L’INTERVENTO DI MATTEO SALVINI 
“Grazie e finalmente: rifarei tutto quello che ho fatto”, ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, intervenendo nell’Aula del Senato. “Non ho paura del giudizio degli italiani”. Sono qua “con la grande forza di essere un uomo libero, quindi vuol dire che non ho paura del giudizio degli italiani, in questa aula ci sono donne e uomini liberi e donne e uomini un po’ meno liberi. Chi ha paura del giudizio del popolo italiano non è una donna o un uomo libero”. “Se qualcuno da settimane, se non da mesi, pensava a un cambio di alleanza, molliamo quei rompipalle della Lega e ingoiamo il Pd, non aveva che da dirlo. Noi non abbiamo paura”, ha detto ancora Salvini.

“La libertà non consiste nell’avere il padrone giusto ma nel non avere nessun padrone”, ha detto Matteo Salvini citando Cicerone. “Non voglio una Italia schiava di nessuno, non voglio catene, non la catena lunga. Siamo il Paese più bello e potenzialmente più ricco del mondo e sono stufo che ogni decisione debba dipendere dalla firma di qualche funzionario eruopeo, siamo o non siamo liberi?”. “Gli italiani non votano in base a un rosario, ma con la testa e con il cuore. La protezione del cuore immacolato di Maria per l’Italia la chiedo finchè campo, non me ne vergogno, anzi sono ultimo e umile testimone”. “Voi citate Saviano, noi San Giovanni Paolo II.., lui diceva e scriveva che la fiducia non si ottiene con la sole dichiarazioni o con la forza ma con gesti e fatti concreti se volete completare le riforme noi ci siamo. Se volete governare con Renzi auguri…”.

Il ministro dell’Interno ha poi lasciato l’aula di palazzo Madama per recarsi al Viminale per gestire la vicenda della Open Arms, la nave della Ong spagnola che era ferma in acque maltesi in attesa di approdare in Italia. Salvini in un video sui social ribadisce quanto detto al Senato e dà in diretta la notizia che il procuratore di Agrigento ha disposto il sequestro della nave e di conseguenza lo sbarco dei migranti a Lampedusa, nonostante, sottolinea il ministro, che la Spagna avesse inviato una nave militare per raccogliere gli immigrati a bordo dell’imbarcazione battente bandiera spagnola.

“Ora mi spiego i tanti no”, afferma ancora il vicepremier leghista in riferimento al possibile inciucio tra Pd (renziano) e Cinquestelle. Sarebbe “una truffa” e un “tradimento” della volontà popolare che a marzo 2018 e in tutte le elezioni successive i dem “sono stati bocciati” dagli elettori. Salvini invoca le elezioni subito ma al tempo stesso teme un accordo sottobanco tra i democratici e il M5s (“messo in atto da mesi”) per far proseguire la legislatura senza la Lega. Una intesa, ancora presunta, spalleggiata da Renzi (Zingaretti è contrario) e l’ala sinistra del movimento grillino.

L’INTERVENTO DI MATTEO RENZI
“Sarebbe facile assistere allo spettacolo sorridendo ma la situazione impone un surplus di responsabilità. Lei oggi presidente del consiglio si dimette ed il governo che lei ha definito populista ha fallito e tutta l’Ue ci dice che l’esperimento populista funziona in campagna elettorale ma meno bene quando si tratta di governare”. “No si è mai votato in autunno, c’è da evitare l’aumento dell’Iva e serve un governo non perchè noi ci vogliamo tornare ma perchè l’aumento dell’Iva porta crisi dei consumi non è un colpo di Stato cambiare il governo ma un colpo di sole aprire la crisi ora ora, questo è il Parlamento non il Papeete”.

ZINGARETTI A CONTE CONTE: MA DOV’ERI IN QUESTI MESI?
Le parole di Conte sono “da apprezzare” ma c’è il “rischio di una autoassoluzione”, ha detto in una nota il Segretario del Pd Nicola Zingaretti, che lo redarguisce: “Dov’eri in questi mesi?”. Per questo “qualsiasi nuova fase politica non può non partire dal riconoscimento di questi limiti strutturali di quanto avvenuto in questi mesi”.