Crisi di governo, il Senato approva la fiducia a Conte (con il soccorso azzurro)

Matteo Renzi esce indebolito da un braccio di ferro iniziato tardi e condotto male. Il premier è riuscito a trovare l'appoggio in esponenti berlusconiani. La verità è che nessun parlamentare voleva tornare a casa. Ma nei fatti l'esecutivo è senza maggioranza,

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Ce l’ha fatta anche al Senato il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. L’aula di palazzo Madama con 156 voti a favore, 140 no, 16 astenuti, ha rinnovato la fiducia al premier. Ieri l’avvocato aveva ottenuto la fiducia alla Camera.

Il governo Conte bis, composto da Pd, M5s e Leu, mantiene così salda la sua leadership in Parlamento e nel Paese, dopo un aspro scontro di questi mesi e negli ultimi giorni con il leader di ‘Italia viva’ Matteo Renzi che aveva aperto la crisi facendo dimettere la sua delegazione al governo. Il governo resta in piedi ma di fatto è senza maggioranza.

La componente renziana si è astenuta, mentre alcuni dei senatori a vita hanno votato si. Frizioni nell’opposizione. Almeno due ‘Si’ sono arrivati dai senatori di Forza Italia, tra cui la fedelissima di Berlusconi, Maria Rosaria Rossi. Caos sul voto del senatore del Gruppo Misto Ciampolillo, ex M5S, che è arrivato in ritardo alla seconda ‘chiama’.

Il capo del governo ha lasciato l’Aula del Senato prima della proclamazione della votazione ma con il risultato che, a parte il “caso Ciampolillo”, è già chiaramente a favore della fiducia. I senatori Lello Ciampolillo, ex parlamentare del M5s, e Riccardo Nencini di Italia viva sono stati riammessi al voto ed hanno entrambi votato la fiducia al governo.

Alla richiesta di Lello Ciampolillo, ex parlamentare del M5s e ora al gruppo Misto, di poter votare anche se le urne si erano chiuse al Senato (era risultato assente alla prima e seconda chiama), nell’aula si è scatenata la bagarre con molti senatori in piedi che protestavano contro la presidente Elisabetta Casellati. Da qui la scelta di far decidere ai questori.

Al Senato la votazione sulla fiducia che il governo ha posto sulla risoluzione di maggioranza che approva le comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla situazione politica. La votazione è palese ed avviene per appello nominale. La senatrice di Forza Italia-Udc, Maria Rosaria Rossi ha votato la fiducia al governo, nell’aula del Senato.

Anche Andrea Causin, senatore di Forza Italia ha votato la fiducia al governo nell’aula del Senato. Subito dopo, si è sentito un mezzo applauso e una voce che urlava “Bravo”. Drago, Martelli e Giarrusso (Misto) votano no. No anche di Paola Binetti, senatrice Udc, e di Minuto FI. Matteo Renzi si è astenuto così come si è astenuta anche l’ex ministra Teresa Bellanova. La senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini era presente alla seconda chiama e si è astenuta come il resto del gruppo di IV.

Causin e Rossi, i due senatori di Forza Itala che hanno votato sì alla fiducia, “sono fuori dal partito: votare con il governo in questo caso non è una questione di coscienza”. Lo dice Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, interpellato in transatlantico al Senato. Tajani spiega di aver informato Silvio Berlusconi, insieme alla capogruppo Anna Maria Bernini. Rossi è (era?) una delle fedelissime del presidente di FI.

“Se hanno qualche voto in più è grazie a due di Forza Italia che hanno votato come i 5s e hanno votato i senatori a vita”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, al Tg1, mentre ancora non si sa il risultato finale. “Ditemi voi se questo minestrone può portare avanti l’Italia”, aggiunge. Ci rivolgeremo a Mattarella: c’è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca”. Lo annuncia il leader della Lega, Matteo Salvini al Tg1.

“Rispetto alle premesse e alle speranze di Conte e Casalino le cose non sono andate come speravano: sentivo parlare di decine di responsabili ma al netto di casi singoli, dall’altra parte ce ne sono di più, il centrodestra ha mantenuto la sua compattezza e non era scontato. Ho parlato con Salvini, parlerò con Berlusconi. Ora dobbiamo chiedere un colloquio con il Colle”. Così la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Votare è necessario perché è l’ultima possibilità che l’Italia ha per rialzarsi, avendo un governo che ha un’idea chiara, che vuole andare tutto da una parte, con le idee chiare”. Così la leader di FdI, Giorgia Meloni a Rete 4. “Escludo governi di unità nazionale o larghe intese. Un governo a guida centrodestra lo proponemmo nel 2018, non è il mio piano A. Se desse l’incarico a Salvini che dovremmo fare? Ma preferisco le elezioni, ora non so se abbiamo i numeri”.

Matteo Renzi esce dunque indebolito da un braccio di ferro iniziato tardi e condotto male. Il premier Conte ne esce rafforzato ed è riuscito a trovare l’appoggio di esponenti di prima fede berlusconiana.

La verità vera in tutta questa crisi è che nessun parlamentare voleva tornare a casa dopo due anni e mezzo di legislatura. Di politico c’è poco, solo una mezza opportunità per una piccola pattuglia di senatori di arrivare al 2023 con l’indennità garantita. I guai sono ora per il governo Conte, costretto a trovare di volta in volta una maggioranza in grado di approvare i provvedimenti. E’ di fatto un governo che somiglia a un morto che cammina.

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