Draghi è incaricato. “Sono fiducioso”. L’incognita dei numeri in Parlamento

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Mario Draghi al Quirinale

Con la formula rituale “accetto con riserva” Mario Draghi è ufficialmente il presidente del Consiglio incaricato di formare il nuovo governo. Un esecutivo di ‘alto profilo’, come ha detto ieri sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Sono fiducioso” di farcela, ha detto Draghi in un brevissimo intervento al Quirinale.

All’ex presidente della Bce spetta ora costruire una maggioranza in grado di sostenerlo nei due rami del parlamento, ovvero trovare i numeri per la fiducia. Draghi può certamente contare sui voti di Italia viva di Renzi, il Pd o parte di esso, di centristi, parte di Leu, responsabili, parte del Misto e Forza Italia, ma non del Movimento 5 stelle, che ieri con Crimi ha annunciato che non voterà la fiducia a favore del banchiere. Il M5s è la forza maggiormente rappresentativa sia alla Camera che al Senato, in base ai numeri usciti dalle elezioni del 2018.

E se di Forza Italia – da sempre aperturista a governi istituzionali -, si conoscono gli orientamenti, è mistero su ciò che farà la Lega di Salvini, da sempre orientata con la Meloni, per il ritorno alle urne. Carroccio, grillini e Fratelli d’Italia, hanno una maggioranza schiacciante sia a palazzo Madama che a Montecitorio. Se in blocco votassero no alla fiducia, al capo dello Stato non rimane altra strada che sciogliere le Camere per far spazio alle elezioni anticipate.

I NUMERI AL SENATO E ALLA CAMERA
Maggioranza assoluta: 161 a palazzo Madama, 316 a Montecitorio

A Montecitorio i voti a favore di Draghi, dando per scontato il supporto di Forza Italia, sono 250/260: 93 del Pd, 91 di Fi, 28 di Iv, 4 di Azione, 15 di Centro Democratico di Tabacci, 4 del Maie, 4 delle minoranze, 12 di Nci.

Leu al momento è spaccata tra i 7 di Art.1 che sembrano più favorevoli e i 5 di Sinistra italiana che, con il segretario Nicola Fratoianni, al momento ha chiuso.

A questi vanno aggiunti, secondo il pallottoliere parlamentare, 3-4 voti dal Misto. Mancherebbero quindi circa 55 voti per la maggioranza che si attesta appunto a quota 316.

Molto cambierebbe se M5s (191 deputati), ora ferma sul no, si spostasse sul sì, tutti o almeno una parte, o se la Lega (131) decidesse alla fine di sostenere il governo.

Viene dato per scontato che Fratelli d’Italia con i suoi 33 deputati resti all’opposizione, magari astenendosi. C’è da convincere i grillini. I ‘pontieri’ verso il M5s sono già al lavoro.

Al Senato i voti considerati sicuri sono 139 (su 161): 35 di Pd, 18 di Iv, 52 di Fi, 10 Europeisti, 52 di Fi, 7 delle Autonomie, 17 su 22 del gruppo Misto. Nei voti a favore sono inclusi anche i senatori a vita Cattaneo, Segre e Monti, mentre non votano da tempo Rubbia, Piano e Napolitano.

In questo scenario mancherebbero 22 voti per la maggioranza assoluta di 161 voti. Scenario diverso se cambiassero idea tutti o almeno una parte dei 92 senatori M5s o se la Lega decidesse di appoggiare il governo con i suoi 63 senatori escludendo che possa arrivare il via libera al governo dai 19 senatori di Fdi.

I passaggi dell’incarico a Draghi
Draghi stamane ha ricevuto formalmente l’incarico di formare il nuovo governo. Già da oggi inizia gli incontri interlocutori al fine di formare la sua squadra di governo, consultando cariche istituzionali, forze politiche e sociali. Dopo qualche giorno di consultazioni salirà quindi al Colle per sciogliere la riserva e presentare la lista dei ministri. Se non dovesse farcela a costruire una maggioranza dovrà rinunciare, in caso positivo si procede come da Costituzione.

Il giorno seguente è previsto il giuramento a palazzo del Quirinale, mentre entro 10 giorni Draghi e i suoi ministri dovranno presentarsi in Parlamento dove il premier illustrerà il programma di governo. Poi dovrà incassare la fiducia sia alla Camera che al Senato. Se non dovesse ottenerla si presenta dimissionario al Quirinale.

A quel punto il capo dello Stato potrebbe tentare un altro governo (politico), incaricando un eletto, oppure procedere a sciogliere le Camere. La prima ipotesi è remota ma non impossibile.

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