28 Novembre 2022

Mario Draghi si è dimesso. È crisi di governo

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Il premier Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni. La decisione dopo che al Senato il Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte non ha votato per il decreto “Aiuti”, che comunque è passato con oltre 170 voti a favore. Anche alla Camera il M5s non ha votato.

Un’azione politica, quella dei Cinquestelle, tra le prime forze politiche di maggioranza, che ha aperto la crisi di governo e costretto il premier Draghi a dimettersi.

Tuttavia, il “presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha respinto le dimissioni del premier e lo ha invitato a presentarsi al Parlamento.
Mercoledì Draghi riferirà alle Camere. Difficile capire come evolverà la situazione con alcune forze, come Lega e la Meloni che chiedono il voto anticipato, e altri minori che spingono per un Draghi bis senza i Cinquestelle.

Intanto, in ambienti del M5s circola l’ipotesi del ritiro dei ministri del Movimento prima di mercoledì, uno scenario che secondo fonti parlamentari sarebbe fra quelli sul tavolo dei confronti interni in corso.

Questa soluzione, a quanto si apprende, è stata discussa anche nel consiglio nazionale di ieri. “Il consiglio nazionale si riunirà di nuovo oggi e faremo le nostre valutazioni”, ha risposto la capogruppo al Senato, Mariolina Castellone, arrivando nella sede del Movimento.

“Il M5s non c’è più, ora si chiama il partito di Conte. È un partito padronale che ha deciso di anteporre le proprie bandierine alla sicurezza e all’unità nazionale”, afferma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi ha avviato la scissione dal movimento fondando “Insieme per il futuro” insieme ad una sessantina di parlamentari, tra deputati e senatori.

“Se da mercoledì – afferma l’ex capo politico cinquestelle – andiamo in ordinaria amministrazione non potremo fare quasi più nulla di ciò che serve per superare la crisi economica. Parlo del decreto di 15 miliardi contro il caro bollette. Non abbiamo i poteri per fare la legge di bilancio e andremo in esercizio provvisorio. Non abbiamo più il potere negoziale ai tavoli internazionali per ottenere il tetto ai prezzi del gas. È da irresponsabili non capirlo”.


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