Proteste in Iran per il “regime change”. E’ la “rivoluzione colorata” di Usa e Israele

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Da fine dicembre le proteste in Iran si sono intensificate. I dimostranti si sono radunati in molte piazze iraniane con un solo obiettivo: rimuovere la Guida suprema Ali Khamenei, che ha reagito duramente alle proteste, con centinaia di arresti. Molti osservatori ritengono che sia in atto una “rivoluzione colorata” come in Ucraina nel 2004 (rivoluzione arancione), e nel 2014 (Euromaidan) per destituire a furor di popolo Yanukovich, presidente ucraino legittimamente eletto ma sgradito alle èlite occidentali perché troppo filo-russo. Qualche anno prima c’erano state le Primavere arabe, contestualmente a Siria, Iraq e Libia, tutte a guida yenkee. Ultimo in ordine il Venezuela di Maduro da parte di Trump, più interessato al petrolio che alle pretese di democrazia.

Chi c’è dietro le proteste in Iran? Secondo diversi commentatori, ci sono agenti stranieri di Cia e Mossad (Usa e Israele) sul copione inaugurato da George Soros, che realizzò colpi di stato in giro per il mondo, tra cui in Italia nel 1992 e non solo. Il pretesto questa volta era la crisi economica, in un Paese islamico – alleato militarmente di Russia e Cina – da anni sotto embargo dell’occidente collettivo, Stati Uniti in testa.

Israele cercava il regime change già nell’ultimo scontro frontale in cui Tel Aviv ha testato la forza di fuoco di Teheran in risposta all’aggressione israeliana. E mentre i missili di Teheran bucavano lo scudo “Iron Dome” ecco la brillante idea di Bibi: Fece intervenire gli Stati Uniti, con Trump che per accontentare l’alleato in Medio oriente ordinò il bombardamento di alcuni siti dove secondo Netanhyau (l’artefice del genocidio a Gaza), l’odiato “regime” custodiva armi nucleari, mai trovate peraltro (erano impianti per il nucleare civile, ndr). Gli Usa intervennero con missili capaci di penetrare decine di metri in profondità ma l’operazione non distrusse nulla perché nulla c’era di nucleare militare, ovvero che i presunti arsenali fossero anzitempo stati spostati altrove. E allora, fallita questa mossa, perché non pianificare una bella “rivoluzione di popolo” anziché proseguire militarmente? Un copione, quello iraniano, recitato sotto un’unica regia, già in altre occasioni.

Tornando alla cronaca della “rivoluzione colorata” iraniana, sono migliaia i manifestanti che stanno mettendo le città iraniane a ferro e fuoco. Le guardie armate nella Repubblica islamica stanno intervenendo con idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. Finora sono oltre duemila gli arresti, oltre duecento i morti da una parte e dall’altra nonché diversi feriti. Secondo alcune testate arabe sarebbero stati arrestati alcuni agenti del Mossad, segno, secondo gli osservatori, che la rivolta è coordinata da Israele in loco con l’aiuto della Cia.

La Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha definito i manifestanti “vandali” coordinati. Internet è stato bloccato in tutto il Paese e i media sono rimasti offline per diverse ore, anche domenica 11 gennaio 2026. L’informazione sul corso delle proteste è dunque parziale, con “veline” che vengono diffuse ad arte dai giganti occidentali come Reuters, Bloomberg, Afp e Ap, da prendere sempre con le pinze. Filtra che Israele e Stati Uniti sarebbero in procinto di compiere raid militari contro Teheran.

Presidente Pezeshkian: “Proteste orchestrate dagli Usa e Israele

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian: “I disordini sono orchestrati dall’America e dall’entità sionista, che danno ordini per destabilizzare la sicurezza del nostro Paese. Alcuni elementi terroristici sono entrati dall’esterno del Paese e il nemico ha voluto minare la nostra sicurezza con un’aggressione militare, e oggi sta cercando di intensificare le tensioni sfruttando la questione economica”. Lo riporta Quds, canale arabo su Telegram.

Consigliere di Khamenei: “Se colpiti da Israele e Usa promettiamo jihad globale”

Mohsen Araki, Consigliere della leadership in Iran: “Nel caso in cui l’Iran fosse attaccato dagli Stati Uniti o dall’entità sionista, o nel caso in cui il comandante supremo Ali Khamenei fosse preso di mira, l’annuncio di una jihad globale contro gli obiettivi americani e israeliani nel mondo sarebbe inevitabile”. Lo riportano i canali arabi su Telegram.

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