Apprensione per il rapimento dei 4 italiani in Libia. Si teme l'Isis

Impianto energetico a Mellitah, Libia
Impianto energetico a Mellitah, Libia

Potrebbe esserci lo spettro dell’Isis dietro il rapimento di Gino Tullicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla rapiti domenica sera in Libia, presso gli stabilimenti petroliferi dell’Eni a Mellitah.

I quattri tecnici italiani, da quanto si apprende, sarebbero stati prelevati mentre rientravano dalla Tunisia dopo un sopralluogo in un altro stabilimento energetico.

Secondo quanto riferisce la tv araba Al Jazeera, il sequestro sarebbe stato operato da milizie del Califfato, ma ancora non ci sono conferme, si parla anche di milizie tribali.

I gruppi dell’Isis operanti in Libia sarebbero tre: Il Gruppo “Provincia di Fezzan”, “Provincia di Tripoli”, “Provincia di Barqa”. Ma le intelligence non escludono che possano essere stati rapiti da “cani sciolti”, cioè gente che non appartiene a nessuna organizzazione organica all’Is, ma “mercenari” in cerca del riscatto. Dalla Farnesina fanno infatti sapere che non si tratta di “rappresaglia contro l’Italia”. Probabilmente si tratta di tribù locali in cerca di soldi.

Stamane è stato lo stesso ministero degli Esteri a diffondere una nota dove si informava che “quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi del compound dell’Eni” nella zona di Mellitah, vicino Zuwara, a nord del paese, dove vi sono in costruzione imponenti impianti energetici di “Oil e Gas”. Si tratta di quattro dipendenti della Bonatti Spa, società petrolifera con sede a Parma che ha subappaltato dei lavori.

L’Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha riferito che dopo il rapimento, nella notte tra domenica e lunedi “sono stati avvisati tutti i familiari” dei 4 italiani rapiti in Libia. Come noto in seguito alla chiusura dell’ambasciata d’Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del paese invitando tutti i connazionali a lasciare la Libia.

Per il ministro degli esteri Paolo Gentiloni “è al momento difficile fare ipotesi” sugli autori del rapimento dei quattro connazionali in Libia. Il ministro lo ha detto a margine di una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue oggi a Bruxelles, precisando che l’Unità di crisi della Farnesina sta lavorando con urgenza.

La sede della Mellitah Oil e Gas a Tripoli
La sede della Mellitah Oil e Gas a Tripoli

La Bonatti Spa è un General contractor internazionale che ha sede a Parma. L’azienda, si legge sul sito istituzionale della Bonatti, servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione impianti per l’industria dell’energia. Ha sussidiarie o associate in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Kazakhstan, Austria, Messico Canada, Mozambico e Libia. Bonatti opera in 16 nazioni: Algeria, Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Kazakhstan, Messico, Mozambique, Romania, Arabis Saudita, Spagna, Turkmenistan e appunto Libia.

Al momento non è giunta alcuna rivendicazione sul rapimento dei quattro dipendenti della Bonatti. Ma in molti temono possano essere finiti nelle mani delle milizie del Califfato dell’Isis, che controlla gran parte di quei territori. Il ministro degli Esteri ha fatto sapere di essere in costante contatto con la nostra intelligence.

Famiglie comprensibilmente provate e in ansia per il destino dei loro congiunti. Apprensione per il sequestro è stato espresso da tutto il mondo politico ed istituzionale, a cominciare dal capo dello Stato Sergio Mattarella che sta seguendo da vicino gli sviluppi del sequestro. La procura di Roma ha aperto una inchiesta Il reato che configurano i magistrati romani sono sequestro di persona a scopo di terrorismo. Il pm ha affidato ai Carabinieri del Ros i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto.

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