Grecia, la forza di Tsipras: "Referendum". Troika teme emulazione Ue.

Alexis Tsipras indice un referendum in Grecia
Il premier greco Alexis Tsipras

Sarà referendum in Grecia. La troika non molla la presa su Atene. Dopo settimane di stallo e mezzi accordi, Alexis Tsipras ha annunciato che si sono rotte tutte le intese con l’Eurogruppo. In parlamento ha annunciato che i greci saranno chiamati domenica 5 luglio a votare il referendum sulla proposta dei creditori. “Votate no”.

Il premier ellenico ha dichiarato di essere stato costretto a indire il referendum in Grecia perché i partner dell’Eurogruppo hanno presentato un ultimatum che è contro i valori europei per cui “siamo obbligati a rispondere sentendo la volontà del popolo sovrano”. Di fronte alle “minacce” della troika che parla di “default” lui risponde sereno: “Sopravviviamo comunque”.

TSIPRAS: “CHIAMO IL POPOLO SOVRANO. CI HANNO CHIESTO SACRIFICI INSOPPORTABILI”
Il Premier: Referendum in Grecia: “Ci hanno chiesto di accettare pesi insopportabili che avrebbero aggravato la situazione del mercato del lavoro e aumentato le tasse”, ha detto Tsipras. Per il premier l’obiettivo di alcuni dei partner Ue è “l’umiliazione dell’intero popolo greco”. Tsipras ha aggiunto che chiederà “un’estensione di pochi giorni del programma di salvataggio della troika (Bce-Ue-Fmi), che scade il 30 giugno, per poter arrivare senza problemi a tenere il referendum del 5 luglio”. Il capo del governo greco ha stigmatizzato che le “proposte (dell’Eurogruppo), che chiaramente violano i trattati europei e il diritto base al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità dimostrano il proposito che alcuni dei partner e delle istituzioni non vogliono un accordo fattibile per tute le parti, ma la possibilità di umiliare un intero popolo”.

I RICATTI DELLA TROIKA CHE TEME EFFETTI EMULATIVI. “LA VOLONTA’ POPOLARE NON VALE NULLA” 
Le pressioni della troika sulla Grecia sono cominciate all’indomani delle elezioni vinte da Alexis Tsipras, consultazioni vinte con la promessa che metteva fine alle politiche di austerity Ue che hanno fatto piombare la Grecia nel caos e in una delle crisi più gravi della sua storia. Pressioni spinte dal timore che la “resistenza greca”, se fruttuosa, possa avere effetti moltiplicatori, cioè indurre altri paesi forti della volontà popolare, a compiere analoghe scelte. Da qui il tira e molla della troika, fatto anche di ricatti, per costringere Atene e altri paesi a passare sotto le maglie del triangolo centro europeo. In sostanza, è il messaggio di Ue Bce e Fmi, qualsiasi volontà popolare contraria alle nostre politiche sarà vana e inutile. Con il Referendum in Grecia sarà invece nuovamente il popolo sovrano a giudicare e decidere se restare nell’euro o tornare alla dracma.

EFFETTI A CATENA E LE “INTIMIDAZIONI” DELLA TROIKA
La troika teme un inarrestabile effetto a catena che metterebbe in crisi serissima il sistema di potere e controllo finanziario sui paesi membri. “Se perdiamo Atene, perderemo la Spagna di Podemos, la Polonia di Duda e tantissimi altri paesi”, è il loro ragionamento. Sara la fine dell’Ue e del disegno economico e finanziario della troika, di conseguenza dei trattati internazionali varati da politici influenzati (e molto spesso corrotti) senza che vi sia mai stata una consultazione popolare chiara e trasparente. Referendum da cui gli oligarchi finanziari temevano ferme bocciature.

DRAGHI: “COMPRENDO LA VOLONTA’ REFERENDARIA” 
Tornando agli sviluppi di oggi, il capo negoziatore greco, Euclides Tsakalotos, ha annunciato che Tsipras ha parlato con il presidente della Bce Mario Draghi il quale – secondo Tsakalotos – “ha dimostrato comprensione per la scelta del referendum indetto il 5 luglio sul piano dei creditori”. Nonostante la mossa a sorpresa, Bruxelles ha confermato l’appuntamento dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo. L’Euro Working Group, l’organismo tecnico presieduto da Thomas Wieser e al quale partecipano i direttori del Tesoro dei 19 paesi della moneta unica, si è subito messo al lavoro il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è già detto sorpreso negativamente dalla scelta di Atene.

BRUXELLES PREOCCUPATA 
“E’ una situazione molto triste – ha detto Dijsselbloem prima dell’inizio della riunione straordinaria, la quarta della settimana – perchéè abbiamo lasciato la porta aperta alla Grecia. Oggi – ha aggiunto – discuteremo anche con il ministro greco delle conseguenze che potranno esserci”, sebbene questo per il governo greco sembra più un tentativo di dissuasione che altro, in quanto nessuno ha finora spiegato quali “drammatici effetti” potranno esserci se Tsipras uscisse “vincitore” da questo braccio di ferro.

FMI RICORDA ACCORDI “POSITIVI” CON IRLANDA E PORTOGALLO, IGNORANDO EFFETTI DEVASTANTI PER IL FUTURO. 
Fondo monetario, Bce e Commissione europea “sono uniti” e hanno sempre dimostrato “flessibilità” nel negoziato con la Grecia, con l’obiettivo della stabilità finanziaria, ha ribadito il direttore generale del Fmi Christine Lagarde prima dell’Eurogruppo a Bruxelles, ricordando il “successo” dei casi Irlanda e Portogallo. Progetti finanziari stabiliti dalla troika, va detto, i cui effetti devastanti i popoli di quei paesi li sentiranno tra qualche anno.

IL FALLIMENTO DEL PROGETTO UE. EUROPA A CRESCITA ZERO E DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE
Lagarde sostiene che da un lato Atene deve fare “riforme strutturali importanti e consolidare il bilancio per consentire crescita e creazione di occupazione, dall’altro i partner europei devono dare sostegno finanziario e agire sul debito”, ha detto Lagarde dimenticando di dire che l’unico paese in grado di “dare sostegno” è il paese che detiene la maggioranza di azioni in questa Ue: la Germania. Una teoria che finora ha portato al collasso l’Ue, con crescita zero e disoccupazione alle stelle con gli stati membri imbrigliati da regole stabilite di pochi oligarchi finanziari. Da parte sua il commissario Ue agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici ha sottolineato che “la posizione della Commissione europea – ha detto – è sempre stata chiara: vogliamo mantenere la Grecia nell’Euro e per questo abbiamo sempre lavorato”.

STAMPA DI REGIME TRASMETTE CODE A BANCOMAT GRECI PER CREARE PANICO. MA IL VERO BANCOMAT E’ QUELLO UE DOVE ATTINGONO BANCHIERI E APPARATI FINANZARI.
Su molti media di regime appaiono le immagini di greci in coda ai bancomat a prelevare contante. In vista del referendum della Grecia è forte il tentativo di influenzare negativamente la popolazione di un paese che secondo i burocrati e tecnocrati Ue rischierebbe un presunto default finanziario. Le stesse cose avevano detto prima di entrare nell’euro, che la moneta unica sarebbe stata utile a tutti e tutti sarebbero stati meglio. Non è stato così.

La Gran Bretagna, ad esempio è nell’Ue ma non ha voluto adottare l’euro (sebbene abbia quote azionarie nella Bce, che come le vecchie banche centrali è un istituto privato). Altri paesi la stessa cosa. Non sembra si vedano in giro a chiedere l’elemosina. Le pressioni saranno ancora più forti nei prossimi giorni con sondaggi a sfavore. Ma sarà sempre la volontà popolare a prevalere sulle posizioni di un manipolo di faccedieri corrotti e finanzieri senza scrupoli che utilizzano l’Europa come il vero Bancomat Ue per i propri interessi personali.

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