Berlusconi e Fitto allo scontro finale. E' scissione in Forza Italia.

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto Lapresse | Scissione in Forza Italia
Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto (Lapresse)

E’ scissione in Forza Italia. Silvio Berlusconi sa bene che la Puglia è pressoché una impresa impossibile. E’ sceso giù da Roma con la febbre per sostenere sì Forza Italia e Adriana Poli Bortone, candidata a governatrice, ma soprattutto per sfidare direttamente chi un giorno si e l’altro pure aveva da ridire sulla “strategia suicida” dello storico leader del centrodestra. Comunque la si legge, quella di ieri è una scissione vera e propria.

L’idillio tra Raffaele Fitto, il dissidente pugliese e l’ex premier è ormai finito e il cavaliere è venuto a Bari per dirgli quasi de visu che l’ha tradito e  che il suo dissenso ha finito per logorare il centrodestra in Puglia e anche nel paese. Fitto gli rimproverà il contrario. Lo scontro tra i due è durato oltre un anno e mezzo quando, consumata la seconda scissione con Alfano (la prima era Fini) Berlusconi decise di andare a parlare con Giovanni Toti, giornalista e direttore allora del Tg4. “Tu sarai il mio consigliere politico” promuovendolo in sostanza numero due di Forza Italia.

Un ruolo di primo piano, mica l’ultimo arrivato. Un gesto che ha creato molti malumori nel partito soprattutto tra chi era sotto l’ala berlusconiana da quando aveva i calzoni corti. “Primarie”, si diceva da più parti. Il primo a invocarle era proprio Raffaele Fitto. Da lì in poi una continua guerra di posizioni tra i due.

Mal digerita la vicenda Toti, prima di arrivare ai “Ricostruttori”, Fitto tenta in tutti modi di mediare col suo capo, di farlo rientrare nei “ranghi” di vero leader del centrodestra a patto che la “nuova generazione” si sottoponesse alla volontà popolare. Parole al vento. Fitto non va mai sul personale, ma comincia una opposizione interna che è di tipo politico. “Silvio, così non va. Stiamo sulla strada maestra dei nostri valori”. Comincia ad attaccare il patto del Nazareno, accordo che avrebbe oscurato l’azione di opposizione di Forza Italia.

Comincia a fare rilievi che non sono graditi all’ex premier come quello della “linea di Forza Italia dettata dai parenti”, con esplicito riferimento alla sua compagna, Francesca Pascale e la sua apertura al mondo gay, posizioni lontane da quel mondo cattolico moderato che compone il 90 percento del corpo elettorale azzurro. La fronda comincia ad allargarsi. Ferito nell’orgoglio, il presidente comincia la sua battaglia. Diplomatica in pubblico ma spietata all’interno con incontri e mezze intese che più o meno suonavano così: “Caro Fitto, o stai con me o contro di me. Quindi allineati altrimenti farai la fine di Fini”.

L’inizio della fine viene sancito con un gesto considerato unilaterale: il commissariamento di Forza Italia Puglia. Silvio senza consultare il padrone di casa, ha piazzato Luigi Vitali alla guida del partito pugliese. Apriti cielo. In massa tutti i fittiani hanno lasciato gli incarichi di partito. Il leader dei dissidenti. Da palazzo Grazioli si vuole togliere terreno sotto i piedi all’ex pupillo ed ex ministro di uno dei governi Berlusconi.

Il candidato alla presidenza lo sceglierà Roma, Luigi Vitali avrà il compito di fare tabula rasa dei fittiani uscenti. Alla presidenza della Regione Puglia Berlusconi indica Francesco Schittulli, stimato oncologo ed ex presidente della provincia di Bari. Fitto, raggiunta una mezza intesa con Berlusconi e Vitali sui consiglieri uscenti da ricandidare, si Fitto e suoi si accorgono sia una trappola: “Una farsa”, diranno. Intanto l’europarlamentare asseconda il gioco di Berlusconi e decide di appoggiare Schittulli.

Una mossa che coglie di sorpresa palazzo Grazioli e che è tesa a sparigliare i giochi. Con l’oncologo si schiera anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che ha come autorevole rappresentante iscritta al partito l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, ex An ed ex ministro del cavaliere. Inizia la campagna elettorale e in pubblico si fanno notare il candidato di Forza Italia Schittulli, Meloni e la Poli Bortone. Roma ricambia strategia. Non vuole prestare il fianco al “traditore” Fitto.

Quindi propone proprio ad Adriana Poli Bortone la candidatura alla presidenza della Regione Puglia. La Meloni, di FdI è in imbarazzo e fa sapere dai suoi: “Ma come possiamo candidare Poli Bortone se con lei stiamo già facendo campagna elettorale per Schittulli Perderemo credibilità e voti?”. La Poli Bortone, ad una offerta del genere non rifiuta e risponde si a Berlusconi. E così ci sono in campo due candidati del centrodestra: uno è Schittulli sostenuto da Fitto e FdI e l’altra e Poli Bortone sostenuta da Berlusconi e da una non chiara “promessa” che in caso di sconfitta il cavaliere la farà rientrare nel giro che conta. Il resto è per Michele Emiliano. Certo, per la Poli Bortone, da sempre politica apprezzata non ne esce bene. Sposa la causa e la coerenza di Meloni ma poi cede al primo piatto di lenticchie nonostante abbia avuto tutto dopo il ’94. Dirigente di primo piano, Ministeri, Strasburgo, la sua città e altri incarichi. Il potere ha la forza di riesumare…