Renzi vola a Mosca per chiedere aiuto "all'odiato" Putin

Renzi con Putin
Renzi con Putin

Il premier italiano Matteo Renzi cerca sostegno oltre i confini dell’Ue per la questione libica. Si reca a Mosca da Vladimir Putin, “odiato” dagli Usa e da quasi tutto l’establishment di Bruxelles. Una visita che ha avuto molteplici obiettivi tra cui incassare il “sì” della federazione russa alla lotta “comune” contro l’Isis in Libia, l’ammorbidimento delle sanzioni (“reciproche”) dopo la guerra nel sud est dell’Ucraina e, non per ultimo, la questione energetica.

Renzi conosce bene l’importanza strategica dello storico partner commerciale. In Libia la questione “è seria” con il terrorismo islamico che avanza e di fatto influenza le dinamiche in tutto il Medio Oriente. L’embargo imposto da Obama nei confronti di Mosca ha effetti devastanti per l’economia europea perché la Russia è il più importante mercato per tutta la zona euro, Italia compresa.

Poi c’è la questione energetica. Putin ha le mani sui rubinetti del gas e, dal momento che il principale fornitore dell’Italia, la Libia, vive momenti di forte fibrillazione ci vuole molta prudenza a “puntare i piedi”, come vorrebbero gli Usa. “Cautela e dialogo”, sembrano dunque le parole chiavi del premier che cerca quel sostegno che gli Stati uniti hanno fatto mancare all’Europa dopo aver prima provocato la più grave crisi economica che la storia ricordi e in seguito aver imposto “assurde sanzioni” a Mosca, l’unico partner che può garantire “Pil” agli stati membri.

Un mercato dove l’Italia, e non solo, esporta gran parte delle proprie produzioni. Matteo Salvini, che non è uno sprovveduto, ha capito da tempo che l’embargo verso la Russia è un cappio al collo soprattutto per l’economia del Nord Italia. Non a caso si è recato nella capitale russa per “solidarizzare” per l’ingiusto isolamento. Molte aziende, infatti, soprattutto quelle che operano nel manifatturiero e nell’agroalimentare, soffrono e non riescono a piazzare i loro prodotti con conseguenze nefaste per l’economia e l’occupazione.

La Russia, dal canto suo è tranquilla perché se non esporta in Europa lo fa verso i più competitivi mercati asiatici, Cina in testa. Inoltre, Putin è l’unico a garantire affidabilità nella lotta al terrorismo. Il segretario del Pd in soldoni gli ha detto: Ascolta, Vladimir, ci devi dare una mano perché i nostri alleati se ne lavano le mani. Il leader russo ha oltretutto le chiavi dell’energia che serve a tutta l’Ue. Come dire: “Non potete venire da me a piangere ogni qualvolta avete bisogno”. Un messaggio chiaro alla Commissione Ue e un altro al presidente americano: “Sappiate che se vi accanite contro la Russia sarete costretti a rimanere al freddo o a comprare l’energia dai terroristi”. Un po’ quello che è successo con Gheddafi in Libia: tutti lo volevano nell’oltretomba e ora, dopo morto, tutti lo rimpiangono…

In conclusione, da queste scelte “avventate” dell’Occidente, Putin ne esce senza dubbio rafforzato. La politica estera di Obama si è rivelata del tutto fallimentare in Europa e questo “merito” gli è riconosciuto anche dai Democrat made in Usa. I Progressisti europei dal “Yes we can” di questi anni stanno riflettendo su come prendere le dovute distanze non tanto dallo storico alleato atlantico, ma dalla “dannosa” politica estera di Barack. Lo dimostra la visita di Renzi a Mosca, un leader che nella Ue ha il maggior consenso politico tra i socialisti e democratici (S&D). Non è mai troppo tardi: l’importante è rendersi conto dei propri errori e…correre ai ripari.

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