Oggi quasi 160 milioni di elettori tornano alle urne in Brasile per il ballottaggio presidenziale. E’ sfida all’ultimo voto tra il presidente progressista uscente, Luiz Inácio Lula da Silva, e il senatore di destra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato Jair Bolsonaro.
Il primo turno
Al primo turno del 4 ottobre 2026, Flávio Bolsonaro ha ottenuto a sorpresa il 47,03% dei voti validi rispetto al 45,16% raccolto da Lula. Lo scarto iniziale a favore del candidato di destra è stato di circa 2,2 milioni di preferenze, ribaltando i pronostici della vigilia che vedevano il presidente uscente in vantaggio.
Sono circa 158,7 milioni i cittadini brasiliani chiamati al voto. Al primo turno l’astensionismo ha superato quota 33 milioni di elettori (pari al 21,08%), rendendo la mobilitazione di chi non ha votato uno dei fattori decisivi per il risultato finale.
Gli ultimi dati e i sondaggi
I rilevamenti statistici evidenziano un paese spaccato esattamente a metà.
Secondo quanto riportato da alcuni sondaggi Flávio Bolsonaro si attesta al 50,1% dei voti validi contro il 49,9% di Lula. Un testa a testa nella sostanza.
Il margine rilevato è infinitesimale e ampiamente all’interno del margine di errore statistico dello studio, pari a circa 2,2 punti percentuali.
Il peso politico del voto
Come analizzato dall’Adnkronos il 25 ottobre 2026, la posta in gioco del secondo turno investe dinamiche internazionali, ambientali e di politica interna:
Equilibri in America Latina:
Un’affermazione della destra rafforzerebbe l’influenza dell’area politica vicina a Donald Trump nella regione.
Ambiente: Gli osservatori internazionali guardano con attenzione alla gestione e alla tutela della foresta amazzonica.
Rapporti di forza interni: A prescindere da chi vincerà la presidenza, il partito di Bolsonaro e i suoi alleati hanno già conquistato una forte presenza legislativa al primo turno, controllando un terzo del Senato e condizionando sensibilmente la futura governabilità del Paese.
