28 Novembre 2022

La Procura di Bergamo: “Sul Covid il ministro Speranza ha mentito ai pm”

Esclusiva del quotidiano 'Domani' sull'inchiesta di Bergamo sull’inizio del Covid. Dal ministro 'Bugie e sciatteria'. Il procuratore capo conferma le indiscrezioni e i comportamenti omertosi del titolare della Salute. Dal dossier Oms ritirato al piano pandemico e al piano segreto. Nei guai anche Conte

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“Il ministro Speranza non ha raccontato cose veritiere, anche questo dovremo valutare”. Il procuratore capo di Bergamo, Antonio Chiappani, contattato dal ‘Domani’, commenta così le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Salute Roberto Speranza durante la sua audizione davanti ai pm di Bergamo. Le indiscrezioni contenute nell’inchiesta del quotidiano ‘Domani‘ sono state confermate dalla procura bergamasca, si legge sul sito.

La procura indaga sulla gestione della prima ondata covid in Lombardia, un’inchiesta che sta facendo tremare i palazzi romani di Lungotevere Ripa. La chiusura delle indagini, che avverrà tra poche settimane, potrebbe riservare qualche sorpresa e nuovi avvisi di garanzia.

E poi – scrive il Giornale citando il ‘Domani’- ci sarebbe il verbale in cui Silvio Brusaferro avrebbe dichiarato di non aver mai letto, prima del maggio 2020, il famoso piano pandemico del 2006, mai applicato nonostante contenesse indicazioni utili contro virus influenzali sconosciuti. “(Brusaferro, ndr) lo ha dichiarato, ha riletto il verbale e lo ha firmato”, ha spiegato il procuratore. Ma è mai possibile che il capo dell’Istituto superiore di sanità (Iss) non fosse a conoscenza del documento? Se sì, chi è stato a tenerglielo nascosto?

Le indagini di Bergamo
“Che fiducia possono avere gli italiani, in una fase delicata come quella attuale, verso un ministro che sta mentendo sistematicamente dall’inizio della pandemia con l’unico scopo di salvare la propria poltrona?”. Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia non ha dubbi: “Speranza deve andarsene”. Le novità che emergono oggi sulla lunga querelle che ruota attorno all’indagine della procura di Bergamo, nata dalle denunce presentate dai familiari delle vittime e poi allargatasi fino a Roma e Ginevra sono a dir poco esplosive. I filoni sono numerosi. Da una parte i sei indagati per epidemia colposa e falso, che riguardano soprattutto il focolaio bergamasco e in Val Seriana. Dall’altra la bufera sul dossier Oms scritto da Francesco Zambon e subito ritirato, al centro di un intrigo internazionale che coinvolge la Cina, i vertici dell’Organizzazione mondiale della Sanità e il nostro ministero della Salute, accusato di aver fatto pressione per ritirare il report che definiva “improvvisata, caotica e creativa” la risposta italiana al virus.

Infine, sullo sfondo resta la questione del piano pandemico italiano: sebbene fermo al 2006 senza aggiornamenti, molti ritengono che contenesse indicazioni comunque utili ad affrontare un’epidemia sconosciuta. Il Piano però venne “scartato” dalla task force del ministero, che preferì redigere da zero un nuovo documento – definito “piano segreto” – sulla base degli scenari epidemiologici di Stefano Merler. Tra poche settimane i pm bergamaschi, coordinati da Maria Cristina Rota, dovrebbero chiudere le indagini. E non sono esclusi nuovi avvisi garanzia, anche eccellenti.

Il dossier Oms ritirato
Partiamo dal dossier Oms. Report nei giorni scorsi ha pubblicato alcune chat di Speranza e Brusaferro che mostrerebbero come il dicastero avrebbe tentato di “far morire” il rapporto facendo pressioni sull’Oms. In Parlamento, Speranza disse che la scelta di ritirarlo fu presa in autonomia da Ginevra. Posizione che, stando al Domani, avrebbe ribadito di fronte ai magistrati. Gli sms però sembrano dire il contrario, o almeno che l’Italia si mosse per evitare che venisse ripubblicato: “Sto guardando il report dell’Oms. Con Kluge (direttore Oms Europa, ndr) sarò durissimo. Danni enormi non mi pare ne faccia. Forse solo sui decessi”, scrive il 14 maggio il ministro a Brusaferro. Più tardi aggiunge: “[Kluge] mi ha chiamato. Si è scusato. Ho ribadito che al momento non facevo commenti sui contenuti ma sul metodo. Ha confermato che lo ha ritirato e che si propone di discuterlo con noi. Credo faranno un’indagine interna sulle responsabilità”. Poche ore dopo, in una mail, Kluge stesso riferirà a Zambon l’irritazione del ministro “molto infastidito” da quanto successo. Qui le domande sono due: Speranza fece pressioni per non far ripubblicare il dossier? E ha mentito al Parlamento e ai giudici in qualche occasione? Secondo Chiappani sì, dichiarazione che potrebbe preludere all’inclusione del ministro nel registro degli indagati per false dichiarazioni rese ai pm. Come avvenuto per Ranieri Guerra.

Il piano pandemico e il piano segreto
Altra partita quella del piano pandemico e del piano segreto, ricostruita nel Libro nero del coronavirus (Historica Edizioni). Come noto l’Italia ne aveva uno disponibile, per quanto non aggiornato. Per Speranza Sars-CoV-2 è un patogeno “totalmente nuovo”, diverso dai partenti Sars e Mers, dunque era “del tutto evidente che il Piano pandemico antinfluenzale del 2006 non era sufficiente”. Questo documento sarebbe stato “valorizzato” solo nelle parti “utili e funzionali”, per poi cercare di “andare decisamente oltre”. Decisione che in molti contestano. Intanto perché il 5 gennaio l’Oms inviò un alert suggerendo di mettere in pratica le misure di sanità pubbliche, comprese quelle sulla sorveglianza dell’influenza. Poi perché anche Guerra ritiene che il piano fosse “valido” e utile, così come se ne è convinto Andrea Crisanti, consulente della procura bergamasca. E infine perché il 29 gennaio il direttore dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, suggerì durante la task force di “riferirsi alle metodologie del piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida rese pubbliche dall’Oms”. Perché non venne fatto? E perché Brusaferro&co decisero di istituire, in seno al Cts, un gruppo di lavoro per redigere un “nuovo” piano, poi secretato?

Domande cui la procura, dopo aver sentito decine di persone, compresi Speranza, Conte e i vertici del ministero, sta cercando di dare una risposta. A partire da quella più politicamente scottante: è vero, come ritiene il procuratore Chiappani, che il ministro “non ha raccontato cose veritiere”?. “Se davvero ha mentito ai Pm questo mi pare sia abbastanza grave – dice al Giornale.it Consuelo Locati, a capo del team di legali dei parenti delle vittime – non solo sul piano penalistico ma anche su quello civilistico e, in questo modo, si spiega la poca fiducia che ancora oggi milioni di cittadini dimostrano di avere nei confronti del suo dicastero e degli atti dallo stesso emanati. Attendiamo fiduciosi gli sviluppi dell’indagine condotta dalla Procura di Bergamo e confidiamo nella giustizia, inclusa quella civilistica “.


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