Clan Crea, estorsioni mafiose e usura. Tre arresti a Torino

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Nel riquadro Aldo Cosimo Crea, presunto reggente dell’omonimo clan a Torino

TORINO – I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Torino, su richiesta della Dda, nei confronti di presunti affiliati al clan calabrese di ‘ndrangheta “Crea” trapiantati in Piemonte.

Si tratta di Giuseppe Semeraro, 33 anni, abitante a Torino, imprenditore, Benedetto Fiorito, 56 anni, abitante a Torino, e Luigi Oppedisano, 65 anni, pregiudicato, già detenuto ad Ancona.

I tre soggetti sono ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e all’usura.

L’attività è strettamente connessa con le indagini che, il 14 gennaio 2016 a Torino e provincia, ha portato all’arresto di 22 persone per associazione per delinquere di tipo mafioso (operazione “Big Bang”, che ha disarticolato un gruppo facente riferimento alla famiglia calabrese Crea), e il 29 febbraio scorso ha permesso di arrestare 14 persone, 12 delle quali per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e 2 per tentata estorsione in concorso con l’aggravante del metodo mafioso.

IL MODUS OPERANDI
Secondo gli inquirenti, Benedetto Fiorito si occupava di avvicinare persone anziane in difficoltà economiche, perché dediti al gioco d’azzardo nelle sale scommesse di via Tolmino e di via Di Nanni, e fargli avere dei prestiti a tassi di usura, all’incirca del 15% mensile, da parte di Aldo Cosimo Crea. Alcune vittime hanno collaborato ma nessuna di loro si è presentata spontaneamente.

Giuseppe Semeraro, dice l’accusa, individuava le società da “abbattere” economicamente (tre sono state individuate) e dopo aver ottenuto la fiducia degli imprenditori investiva cifre importanti nelle loro attività (fino a 150.000 euro) per operazioni finanziarie e commerciali.

Questa mossa era il cavallo di Troia per impadronirsi della società o mandarla sul lastrico. A distanza di poco tempo, Semeraro richiedeva indietro la sua quota, aumentata del doppio o del triplo, fino a 500.000 euro a fronte di un investimento di 150.000 euro. Luigi Oppedisano, secondo la procura, era colui il quale subentrava, in questa fase dell’operazione criminale, a Semeraro.

“Era lui l’uomo di fiducia dei Crea, quello cattivo e senza scrupoli, che minacciava gli imprenditori a non deludere i padroni della città e li “invitava” a una rateizzazione del loro debito”, concludono gli investigatori.

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