7 Agosto 2022

Tratta immigrati, Lo Voi: "Dalla Libia un milione pronti a partire". Le intercettazioni degli schiavisti

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I 24 trafficanti di esseri umani arrestati dalla procura di Palermo | Tratta immigrati
I 24 trafficanti di esseri umani arrestati dalla procura di Palermo

“Dai dati in nostro possesso, sulle coste libiche ci sarebbe circa un milione di migranti pronti a partire per l’Europa”. E’ questa l’anticipazione choc del procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia, durante la conferenza stampa sull’indagine “Glauco II” che ha portato all’arresto di 24 trafficanti di uomini protagonisti di una rete transnazionale che gestisce le traversate dal nord Africa verso l’Italia e l’Europa.

“C’è un traffico inarrestabile di esseri umani” ha aggiunto Scalia. In particolare “quello che arriva dalla Libia” dove è elevato “il numero di migranti che vogliono raggiungere l’Italia e l’Europa e per la possibilità di facilissimi guadagni. Dalle intercettazioni abbiamo accertato che il prezzo medio per giungere da paesi africani come il Sudan, l’Eritrea la Libia è tra i 4mila e i 5mila dollari. Poi, dalla Libia all’Italia il viaggio costa dai 1.000 ai 1.500 dollari. Sono trafficanti in contatto con altri extracomunitari ai quali preannunciano gli sbarchi e vengono forniti i numeri di telefono dei referenti sul nostro territorio nazionale”.

Mered Medhanie
Mered Medhanie

Un vorticoso giro di denaro con cui si pagano scafisti e basisti senza scrupoli e che vanno a gonfiare il forziere delle organizzazioni criminali come l’Isis, che controlla larga parte di quei territori.

L’organizzazione criminale era composta da eritrei, etiopi, ivoriani, guineani e ghanesi. “I soldi – è stato spiegato dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Maurizio Scalia – giravano attraverso il sistema “hawala”, basato su un rapporto fiduciario reciproco, capace di evitare la tracciabilità di circuiti bancari e finanziari leciti”. Un sorta di “money transfer” islamica che funziona sulla parola. Le destinazioni privilegiate dai “clienti” sono Belgio, Inghilterra, Germania, Svezia, Norvegia. Viaggi organizzati via Skype o Whatsapp, per sfuggire alla rete di controlli.

L’inchiesta, condotta dallo Sco e dalle Squadre Mobili di Palermo e Agrigento, ha preso spunto dal tragico epilogo dello sbarco del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, quando in 366 persero la vita a mezzo miglio dall’isola, prima di riuscire ad approdare sulla costa dell’isola. Tra i principali responsabili – secondo gli inquirenti – figurano due presunti trafficanti di esseri umani: Ghermay Ermias, etiope e l’eritreo Medhane Yehdego Redae, che operano sulla cosiddetta “rotta libica”.

Ermias, latitante dal luglio 2014, è ritenuto l’organizzatore e il responsabile della strage di Lampedusa. Il trafficante agisce tra Tripoli e Zuwarah.

identikit di Ermias Ghermay
identikit di Ermias Ghermay

La squadra mobile di Palermo guidata da Maurizio Calvino ha avuto modo di seguire Medhane Redae, detto pure il “generale”. E su di lui che si sono concentrati i maggiori sospetti. In alcune intercettazioni appare come il deus ex machina dell’organizzazione, Non una comparsa, ma uno dei principali protagonisti che al telefono si vanta e si lamenta: “Ho la forza di Gheddafi non potrà esserci mai nessuno più forte di me”. “Sono davvero stressato… tutta colpa del lavoro”. Medhane non sa di essere intercettato e per questo parla a ruota libera. Sorride quando afferma: “Dicono di me che ne faccio salire sempre troppi sui barconi… ma sono loro che vogliono partire subito”.

E ancora: gli investigatori ascoltano Medhanie mentre con i complici prospetta di aprire un conto corrente a Dubai o altrove dove far transitare senza troppi controlli il denaro sporco derivante dalle tratte. “Ma è meglio investire in America o in Canada, lì non ti chiedono la provenienza dei soldi”. Una montagna di soldi, tanti da poter essere reinvestiti. “Quest’anno – dice lo scafista intercettato – ho lavorato bene ho fatto partire 7mila, 8mila persone”.

L’altro trafficante è l’etiope Ermias Ghermay, allo stato latitante. La mobile lo ascolta al telefono mentre svela il suo dna criminale: “Noi facciamo un lavoro illegale, – dice – mica siamo il governo che può aiutare tutti e ascoltare tutti”.

Lui e Mered Medhanie, – come i mafiosi si contendono le aree del racket – controllano parte della Libia. Parte, poiché sarebbe impossibile fare tutto da soli. Gli investigatori lo sanno e sarebbero infatti sulle tracce di altri 25 trafficanti che operano tra l’Italia e la Libia.


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