Tonnellate di cocaina dall’Olanda a Roma, sgominata banda albanese

In cella anche due italiani e una donna romena. La droga importata dai Paesi Bassi veniva trasportata su auto modificate. Stupefacente smistato a Tor Bella Monaca e San Basilio

Carlomagno campagna Alfa Romeo Giulietta Agosto 2019

La Squadra Mobile di Roma, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha eseguito stamane un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale capitolino a carico di 9 soggetti (sette quelli catturati), ritenuti responsabili a vario titolo di associazione armata finalizzata al traffico transnazionale di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi alterate e ricettazione. L’operazione, in codice “Aquila nera” ha permesso di smantellare una banda accusata di importare e smerciare nella capitale tonnellate di cocaina.

In manette sono finiti gli albanesi Lulzim Daiu, 47 anni; Agim Karameta, (56); Bujar Gipsi, (44); Artan Monari, (52); la romena Elena Daniela Rosu, (32); e gli italiani Deborah Belli, classe 1978 e Alessandro Romagnoli, di 39 anni. Altri due soggetti di nazionalità albanese raggiunti dal provvedimento restrittivo risultano allo stato irreperibili in quanto da tempo non presenti sul territorio nazionale.

Secondo l’accusa, gli arrestati avrebbero costituito un’organizzazione armata dedita alla importazione e successiva distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina.

Al vertice dell’organizzazione è considerato Lulzim Daiu. Sarebbe stato lui a dirigere e organizzare le singole importazioni di stupefacente, a coordinare i rapporti tra i detentori di droga all’estero e i corrieri incaricati del trasporto e la successiva distribuzione in Italia. La donna, Elena Daniela Rosu, coadiuvava il capo Daiu nel compimento delle sue attività illecite provvedendo ad eseguire i compiti e a recuperare il denaro.

Agim Karameta, sarebbe il corriere del sodalizio, che consegnava i mezzi in Spagna per la creazione di vani per l’occultamento dello stupefacente; inoltre secondo l’accusa, ritirava la droga all’estero per importarla a mezzo dei veicoli predisposti allo scopo e lo consegnava a Daiu.

Romagnoli, Monari e Gipsi sarebbero stabili acquirenti di ingenti quantitativi di stupefacente destinati ad essere distribuiti a Roma.

Belli, invece, anche lui ritenuto partecipe, collaborava all’occultamento dei mezzi dell’associazione e dei proventi del traffico di droga, comunicava le direttive del capo agli altri membri dell’organizzazione, durante la detenzione del capo stesso.

Le indagini, condotte in particolare dalla “II Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione” e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno permesso di appurare che lo stupefacente veniva ritirato all’estero, in particolare in Olanda, ed importato in Italia attraverso autovetture modificate, dove veniva successivamente immesso sul mercato di Roma attraverso i centri di smistamento di Tor Bella Monaca e San Basilio.

I sodali provvedevano a consegnare i veicoli in loro uso in Spagna, dove venivano creati dei vani per l’occultamento della cocaina e delle armi, per poi intraprendere il viaggio di ritorno con i carichi di cocaina.

Nello specifico, il capo dell’organizzazione in Italia, Lulzim Daiu, dotava gli affiliati di telefoni Black Berry (non a loro direttamente riconducibili) con cui comunicavano esclusivamente mediante messaggeria con nick name codificati (Audi, Rolex, eccetera).

La droga veniva acquisita direttamente in Olanda, a Rotterdam, da fidati corrieri anche italiani, che trasportavano lo stupefacente su autovetture munite di doppi fondi dotati di sofisticati sistemi di apertura, sia magnetici che meccanici.

L’organizzazione disponeva di un efficientissimo parco macchine (14 oggetto di odierno sequestro preventivo e altre 7 sequestrate e confiscate in occasione dell’arresto del Daiu).

Le Autovetture venivano modificate a seconda del quantitativo di stupefacente da trasportate (furgoni/Suv per viaggi transnazionali tra i 15 e i 50 Kg) o per i trasporti di quantitativi di minore importanza (1/5 Kg) per il trasporto di armi e denaro. (Alfa Romeo Giulietta – Nissan Juke – Lancia Delta ).

Le modifiche venivano operate in un’ officina in Spagna (Madrid) e pagate tra i 10 e i 20 mila euro ed in alcuni casi anche in cocaina.

L’organizzazione era in grado di indicare esattamente il quantitativo che poteva essere occultato nel doppio fondo in quanto disponeva di “forme” in legno equivalenti alle dimensioni del panetto standard di cocaina.

La cocaina, nel panetto in sottovuoto, veniva poi confezionata con un’ ulteriore copertura di caffè o pepe e ricoperta da nastro isolante (per renderla non individuabile dai cani antidroga). Sul panetto era poi impresso un simbolo o una scritta che era indicativa della qualità dello stupefacente ( maiale – aquila – S8) e veniva successivamente venduta, sulla piazza romana, al prezzo che variava tra i 28 e i 35 mila euro al chilo a seconda del quantitativo acquistato e delle modalità di pagamento (immediato – una settimana – 15 gg – un mese) attraverso i centri di smistamento di San Basilio e Tor Bella Monaca.

Le odierne misure cautelari giungono a conclusione di un’articolata indagine che ha abbracciato un arco temporale di circa due anni e che ha permesso di riscontrare positivamente numerosi reati fine dell’associazione ed arrestare vari corrieri.

Nell’ambito dell’inchiesta sono state arrestate complessivamente 17 persone, sequestrati quasi 200 chili di cocaina, 3 pistole e un fucile d’assalto.