2 Marzo 2024

Covid, nelle Rsa lombarde 700 decessi sospetti. Inchiesta della Procura

Sono 15 le residenze per anziani finite sotto l’occhio dei magistrati. Il sospetto è che i morti siano molti, molti di più. Indagati dirigenti per le ipotesi di epidemia e omicidio colposo

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Sono attese per le prossime settimane le relazioni del pool dei nove super esperti nominati dalla Procura all’indomani della strage degli anziani ospiti all’interno delle case di riposo lombarde. Lo scrive il quotidiano milanese “Il Giorno”.

I tecnici – spiega il quotidiano – dovranno valutare la correttezza dell’operato di medici e dirigenti sanitari e in alcuni casi capire se la morte dei pazienti sia imputabile al Covid. Dovranno fare luce sui settecento decessi di mamme, papà nonne e zii, ricoverati nelle Rsa, in alcuni casi solo per terapie di riabilitazione, che sono stati contagiati dal Covid e sono morti in pochi giorni, come inghiottiti nel nulla senza potere avere accanto nessuno.

Settecento morti contati fino ad aprile, stando ai numeri ufficiali, in 15 Rsa finite sotto l’occhio della procura, ma il sospetto è che i morti siano molti, molti di più, perché sarà difficile stabilire numeri precisi quando al picco della diffusione non si potevano fare autopsie ed era quasi impossibile un ricovero in un ospedale.

Parallelamente all’attesa delle relazioni, la Procura ha annunciato la proroga delle indagini, di altri sei mesi, sulla gestione dell’emergenza anche per l’Istituto Palazzolo-Don Gnocchi, una delle Rsa che la scorsa primavera è stata tra le più colpite dalla prima ondata di contagi e morti.

Secondo quanto riporta “Il Giorno”, il pm ha iscritto nel registro degli indagati, per epidemia e omicidio colposi, il dg Antonio Dennis Troisi, il direttore sanitario Federica Tartarone, Fabrizio Giunco, direttore dei servizi socio-sanitari, Papa Wall Ndiaye presidente della Ampast, la cooperativa che ha fornito personale e l’ente in relazione alla legge sulla responsabilità amministrativa. La Fondazione Don Gnocchi ha sempre ribadito di aver adottato “la massima cautela possibile, attuando le procedure e le misure precauzionali definite da Iss e Oms, anche quelle riguardanti i dispositivi di protezione”.


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