Covid, altra strage in una Rsa. 22 morti. Due arresti per epidemia e omicidio colposo

E' successo in una casa alloggio in provincia di Potenza. Focolai mal gestiti hanno provocato la morte di diverse persone. Anziani "depositati" nella camera mortuaria. Infatti, nella struttura, che poteva accogliere una ventina di persone ne sono stati piazzati una cinquantina. Mancavano addirittura i Dpi per il personale.

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Avrebbero causato colposamente la morte di 22 anziani in una casa alloggio nel potentino, non badando alle misure anticovid, trascurando i degenti che venivano “parcheggiati” nelle camere mortuarie. Con l’accusa di epidemia e omicidio colposo plurimo sono finiti in carcere i gestori di una casa di riposo a Marsicovetere, in provincia di Potenza. Si tratta di Nicola Ramagnano, 49enne e Romina Varallo 45enne, campana di origine ma residente Marsicovetere. L’ordinanza del giudice presso il tribunale lucano, richiesta dalla locale Procura, è stata eseguita dai carabinieri del Nas che hanno condotto le indagini.

Il procedimento è scaturito dal decesso di una anziana ospite della casa alloggio per anziani gestita dalla coppia Ramagnano-Varallo, nel Comune di Marsicovetere avvenuto nel mese di settembre del 2020, riscontrata affetta post­ mortem da Covid, cui seguivano una serie di 21 decessi, per la medesima causa: 17 ospiti in tale struttura, nonché 5 ospiti di altra struttura di Brienza – denominata San Giuseppe, gestita dalle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore.

Casa di cura presso la quale era stata trasferita abusivamente un ospite della struttura in cui si era sviluppato il primo focolaio epidemico. A seguito di tale evento la Procura di Potenza aveva disposto accertamenti delegati al NAS ed alla Compagnia Carabinieri di Viggiano riguardanti la gestione della “Casa Alloggio per Anziani Ramagnano Nicola”, i cui esiti evidenziavano un vasto focolaio di Covid che coinvolgeva quasi tutti gli ospiti e operatori della casa.

Le indagini, condotte con l’ausilio anche con intercettazioni telefoniche, osservazione e pedinamento, ispezioni dei luoghi, acquisizione di documentazione sanitaria, testimonianze di parenti degli anziani ospiti e dei dipendenti della struttura di accoglienza e, non ultimo, dettagliate consulenze tecniche, hanno permesso di acquisire gravi indizi di reato a carico dei due indagati per 22 omicidi colposi, epidemia colposa e circonvenzione d’incapaci, reato, quest’ultimo, contestato solo all’uomo.

Le investigazioni, spiega la Procura, hanno dato modo di appurare a livello di gravità indiziaria, un quadro di assoluta inadeguatezza della struttura, che per ragioni economiche e di profitto, per un verso, ospitava un numero almeno doppio di persone “fragili” per altro verso, risparmiava su tutte le più elementari procedure anti-covid.

In particolare dalle investigazioni è emerso che nella struttura, autorizzata per ospitare 22 anziani, in realtà ne venivano fisicamente individuati, a seguito di sopralluogo 49, tra cui anziani non autosufficienti, “depositati” in ogni angolo della casa compresa la sala mortuaria;

Inoltre, le operazioni di conteggio complessivo degli ospiti della struttura (compresi quelli non autosufficienti) nel corso del tempo risultavano di difficile realizzazione stante la sistematica falsificazione della documentazione di registrazione in entrata e uscita. Secondo quanto accertato non era stata messa in atto nessuna delle procedure anti-contagio per l’emergenza sanitaria in corso; né era stata rispettata alcuna disposizione (sia nazionale che regionale) anticovid.

Sempre secondo le indagini del Nas, c’era una mancanza totale di DPI, per cui i dipendenti erano obbligati a proteggersi a spese proprie; mentre in presenza di epidemia accertata all’interno della struttura, non sottoponevano a tampone una anziana ospite trasferendola in altra casa di riposo per anziani a a Brienza, la citata struttura denominata San Giuseppe – dove si diffondeva un altro focolaio di coronavirus.

Nonostante il sequestro della casa alloggio di Marsicovetere, gli indagati avrebbero attivato abusivamente altre due strutture di accoglienza che venivano individuate e sottoposte a chiusura. In un caso è risultato che Ramagnano, approfittando dello stato d’infermità di un ospite avrebbe indotto quest’ultimo a cedergli il patrimonio in suo favore.

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