5 Ottobre 2022

Ocse: Pil Italia a + 1%. Nel 2017 crescita prevista a + 1,4

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L’Ocse: Aumenta Pil in Italia

L’Ocse, nell’Economic outlook, ha confermato una crescita del Pil per l’Italia all’1% nel 2016, mentre nel 2017 si prevede un aumento all’1,4%. “Dopo un rallentamento a fine 2015, la ripresa dovrebbe ritrovare forza, trainata dai consumi privati e, in modo minore, da una moderata ripresa degli investimenti – spiega l’Ocse – la produzione industriale sta avanzando, con i recenti aumenti attribuibili per la gran parte a capitale e beni durevoli”. Il consumo, in particolare, è supportato da “aumento del reddito delle famiglie, trainato da un reddito nominale in crescita, inflazione bassa e misure fiscali, insieme a una domanda inusualmente forte, specialmente per i veicoli da trasporto e altri beni durevoli.

“La politica monetaria è diventata lo strumento principale, usata da sola per troppo tempo”, ora “la politica di bilancio deve essere utilizzata più estensivamente, e può trarre vantaggio dal contesto creato dalla politica monetaria”, scrive inoltre la capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, nella sua introduzione all’Economic outlook, sottolineando che la politica monetaria “cercando di rivitalizzare la crescita economica da sola, con poco aiuto da politiche fiscali o strutturali, è arrivata vicina al picco dell’equilibrio tra rischi e benefici”. I mercati finanziari, aggiunge, “stanno segnalando che la politica monetaria è sovraccarica. I prezzi del rischio, credito e liquidità sono così sensibili che piccoli cambiamenti nell’atteggiamento degli investitori hanno generato picchi di volatilità, come alla fine del 2015 e di nuovo all’inizio del 2016”.

La disoccupazione in Italia continuerà a calare, da 11,9% nel 2015 a 11,3% nel 2016 e 10,8% nel 2017, ma “bisogna fare di più per aumentare produttività e inclusione”, scrive l’Ocse nelL’Economic Outlook. L’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, spiega l’organizzazione, “sarà cruciale per portare più persone in buoni posti di lavoro e ridurre la non corrispondenza tra impiego e competenze, ma deve ancora diventare operativa”. Inoltre, “ridurre la disoccupazione giovanile, che resta alta, dipenderà da una migliore coordinazione tra istruzione e politiche sul mercato del lavoro”.


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