La Polonia approva norma che vieta di associare nazione a Shoah

Carlomagno campagna Nuovo Stelvio 10 Maggio 2018
La Polonia approva norma che vieta di associare nazione a Shoah
L’ingresso del Museo di Auschwitz a Oswiecim, in Polonia

La Polonia ha approvato la legge punisce con multe salate o fino a tre anni di reclusione chi sostiene, con qualsiasi mezzo, che l’Olocausto è stato compiuto con la corresponsabilità della nazione polacca o chi parla di “campi di sterminio polacchi” o “Gestapo polacca”.

Il Sejm (Senato) ha approvato la norma con 57 voti a favore, 23 contrari e due astenuti. Ora il provvedimento passa alla firma del presidente della Repubblica Andrzej Duda. La legge è stata criticata dal Dipartimento di stato americano che aveva minacciato ripercussioni tra Usa e Polonia. Ed è crisi diplomatica anche con Israele che ha condannato la Polonia di voler fare “forme di negazionismo”. Il premier polacco Mateusz Morawiecki rilascierà una speciale dichiarazione sulla nuova legge.

La norma è un emendamento di modifica alla legge istitutiva della Giornata della Memoria nazionale polacca ed è finalizzata a difendere il “buon nome” e la “buona reputazione” della Polonia, che nel secondo conflitto mondiale fu “vittima dei nazisti e non corresponsabile dei crimini del Terzo Reich”, è la tesi dei promotori del Pis, il partito Diritto e giustizia guidato Jaroslaw Kaczynski.

In sostanza, la Polonia non nega che i crimini nazisti siano stati commessi in territorio polacco ma non vuole che venga associata la nazione o lo Stato polacco allo sterminio di massa di ebrei e altri gruppi etnici (vi morirono anche migliaia di polacchi), pianificato da Hitler e realizzato dopo la presa nazista della Polonia. Va bene quindi dire “campi di sterminio nazisti”, ma lasciare che si dica, come ampiamente diffuso, “campi di sterminio polacchi”, può generare confusione “sulle precise responsabilità” dei crimini commessi da Hitler. Ecco il senso della legge polacca, secondo gli estensori.

I campi di concentramento nazisti sono stati realizzati dalla Germania dopo l’invasione della Polonia e sono sparsi un po’ per tutto il paese. I principali sono quelli di Auschwitz e Birkenau, che si trovano a 70 chilometri a sudovest da Cracovia, nella città di Oswiecim, di cui i tedeschi cambiarono il nome appunto in Auschwitz. A Oswiecim esiste oggi il Museo di Auschwitz (il campo dove avvenne il massacro) frequentato da milioni di visitatori ogni anno e simbolo universale della Shoah. Birkenau è invece il campo dormitorio, distante pochi chilometri dal primo, dove i deportati arrivavano ammassati nei treni e finivano al lavoro forzato prima di essere trasferiti e uccisi nel lager di Auschwitz.

La Polonia durante il secondo conflitto mondiale fu stretta in una morsa letale, invasa a Ovest dalla Germania nazista dopo l’atto di guerra subito a Westerplatte (Danzica) e poi a Est dall’Unione sovietica. Al termine della guerra, a Yalta, in Crimea, Stalin, Churcill e Roosevelt usciti vincitori si spartirono l’Europa; la Polonia venne assorbita sotto l’ombrello sovietico che si estese poi alla Germania dell’est, dove fino al 1989 era in piedi il cosiddetto Muro di Berlino edificato nel 1961 da Mosca in seguito al Patto di Varsavia, un trattato militare in contrapposizione al Patto atlantico (Nato) occidentale sotto influenza americana.