Governo Gentiloni, piccoli ritocchi ma è “fotocopia”. No di Lega e M5S

Carlomagno Panda Settembre 2018
Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella
Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella (Ansa)

Il presidente del Consiglio incaricato Paolo Gentiloni chiuderà oggi le consultazioni tra i partiti per formare il nuovo governo. Domenica, subito dopo aver ricevuto l’incarico dal capo dello Stato Mattarella, ha ascoltato le prime forze politiche tra cui Lega e M5S dalle quali non ha ricavato collaborazione.

Terminate le consultazioni di lunedì, il premier in pectore potrebbe salire già nel pomeriggio al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare la lista dei ministri. Domani potrebbe già esserci il giuramento del terzo esecutivo di questa legislatura dopo quello di Enrico Letta e Matteo Renzi.

Da quanto emerge, il nuovo governo potrebbe essere una “fotocopia” del precedente, con qualche aggiustamento e avvicendamento tra dicasteri. Circola con insistenza il nome di Angelino Alfano alla Farnesina proprio al posto di Gentiloni. L’attuale titolare dell’Interno potrebbe fare posto al Viminale a Marco Minniti, che a sua volta lascerebbe il posto ai servizi segreti al fedelissimo di Renzi, Luca Lotti.

Da indiscrezioni, potrebbero non essere riconfermati i ministri Poletti e Giannini, il primo al Lavoro, la seconda all’Istruzione. Va verso la riconferma la titolare delle Riforme Maria Elena Boschi, che potrebbe cambiare dicastero. Un ministero potrebbe andare ai verdiniani di Ala. Piccoli ritocchi, dunque, che hanno generato diffuso malcontento nelle opposizioni che vedono il nuovo governo non in “discontinuita” col governo Renzi.

Gentiloni, da quanto emerso dalle consultazioni, dovrà muoversi nell’ambito dell’attuale maggioranza. Tra le forze politiche di opposizione non è c’è condivisione di intenti. Solo Forza Italia ha fatto sapere di essere disponibile al dialogo sulla legge elettorale. Da M5s, Lega, Fratelli d’Italia, Sinistra italiana e altre forze minori hanno detto di non votare la fiducia. I Grillini orobabilmente usciranno dall’aula sia alla Camera che al Senato.