Inchiesta Roma, Raggi: “Valuterò dimissioni se raggiunta da un avviso”

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Virginia Raggi
Virginia Raggi

Si surriscada il clima politico a Roma dove la sindaca Virginia Raggi è alle prese con il nuovo polverone sollevatosi in seguito all’arresto del suo fedelissmo Raffaele Marra, deus ex machina dell’amministrazione che nelle intercettazioni dell’inchiesta romana emerge come colui che era sicuro di poter fare ciò che voleva perché tanto c’era lei, la sindaca che lo copriva.

Incalzata dai cronisti sugli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Roma, la Raggi ha affermato di “valutare” eventuali dimissioni se dovessero recapitarle un avviso di garanzia. Quando allo status di sindaca sotto stretta sorveglianza da parte di Grillo lei afferma “Non sono commissariata e mi sento ancora dentro M5S”. La situazione si fa sempre più complessa e da più parti giungono inviti alle dimissioni in quanto ritenuta inadeguata.

Intanto, dopo aver costretto Frongia alle dimissioni da vicesindaco, lunedì dovrebbe essere la giornata dedicata alla scelta del suo successore. Il nome che circolava fino a domenica era quello dell’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, ma il diretto interessato fa sapere all’Ansa di “non avere il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo. Come imprenditore e tecnico – spiega – ho infatti assunto il ruolo di “assessore alla riorganizzazione delle Partecipate” e quindi “preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi”.

Intanto l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno fa sapere in una intervista a Libero che Virginia Raggi, a suo giudizio, “era la peggiore dei cinque consiglieri comunali del suo partito nella scorsa legislatura”, (Città a guida Marino, ndr). “Sapevano tutti che sarebbe stata totalmente inadeguata. È la maledizione del casting, una invenzione di Berlusconi che, purtroppo, è diventata la norma. Raggi era giovane, donna, telegenica e hanno soprasseduto al fatto che non fosse adeguata al ruolo”.

“Il risultato è che si è lasciata catturare da un personaggio come Raffaele Marra”. Quest’ultimo, spiega l’ex ministro “è una persona che aveva una ambizione sfrenata, fuori misura per le sue capacità e me ne sono accorto subito. Abbiamo rotto i rapporti già nel 2009. Come ha riconosciuto anche Alfonso Sabella, sia io che Marino l’abbiamo ridimensionato, solo la Raggi poteva trasformarlo in un elemento centrale della sua amministrazione. Farebbe bene a dimettersi”

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