Il M5s espelle il “ribelle” Paragone. La replica: “Io espulso da un Movimento morto”

Il giornalista e senatore era contro l'intesa con il Pd, nonché in dissenso per la linea filo Ue assunta da Di Maio e compagni. "Quando perdi 2 voti su tre ti espelle il nulla"


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Gianluigi Paragone

Il Collegio dei Probiviri del M5s, composto da Raffaella Andreola, Jacopo Berti e Fabiana Dadone, a quanto si apprende, ha disposto l’espulsione dal Movimento di Gianluigi Paragone, senatore eletto a marzo 2018. L’espulsione è già stata comunicata all’interessato e, tra le altre cose, viene motivata anche con il voto espresso in difformità dal gruppo parlamentare sulla legge di bilancio.

Sono stato espulso dal nulla. Quando perdi 2 elettori su 3 ti espelle il nulla. Sono uno dei tanti elettori espulsi dal Movimento di Palazzo”, è la replica di Gianluigi Paragone, commentando la sua espulsione dal M5S.

Paragone, uno dei più contrari all’intesa tra stellati e Pd (simpatizzava per il governo con la Lega), aveva espresso il suo dissenso in particolare sull’appiattimento del movimento alle posizioni dell’Ue, contro cui si è da sempre battuto; proprio per quelle sue battaglie era stato infatti candidato al Senato, quando però i pentastellati si presentavano all’elettorato con un programma tutto anti Ue e antisistema e per questo aveva preso il 32,5% dei voti.

Poi l’incomprensibile metamorfosi interna del partito guidato da Di Maio non ha convinto il giornalista – anche noto per le sue battaglie contro il sistema bancario -, ad “allinearsi” al nuovo corso dei grillini, da qui l’espulsione che certamente farà discutere, perché dalle cronache di altre espulsioni sembra che i Cinquestelle – prima solo Popolo, ora solo un partito verticistico -, non gradiscano il dissenso.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sul caso Paragone è stata una recente intervista in cui affermava che il M5stelle “è morto” perché “ha perso le sue radici di movimento antisistema”. 

“Che cosa ci faccio oggi io nel Movimento? Io sono come Spirit, il cavallo selvaggio, e d’altra parte loro mi avevano preso per questo. Io sono oggi quello che loro erano alle origini e che ora non sono più perché il sistema li ha addomesticati” aveva detto Paragone,  in una intervista al Quotidiano nazionale lo scorso 29 dicembre 2019.

Un foglio del Senato in cui Paragone scrive di essere stati espulsi dal nulla

Paragone era già convinto che lo espellevano: “Ci proveranno, certo. Forse ce la faranno pure, ma poi metterò in evidenza che il collegio dei probiviri è composto da persone che sono incompatibili, come la ministra Dadone che non può essere ministro e probiviro insieme, poi mi appellerò all’espulsione e a quel punto se la prenderanno comoda e io dovrò andare dal ministro della Giustizia Bonafede a dirgli che lui non è in grado di garantire tempi certi di giustizia neanche all’interno del Movimento. E se tutto questo poi non dovesse bastare – aggiunge -, allora resterà sempre la giustizia ordinaria. Perché se tutti quelli che non hanno pagato, come, invece, ho fatto io, hanno disatteso la regola della rendicontazione non verranno espulsi, allora vorrà dire che tutto questo è solo una truffa”. Il Movimento, analizza anche, “in questo momento si è accucciato, nella sua parte di governo, all’area progressista di questo Paese, mentre un’altra parte non sa di preciso dove andare e c’è ancora una terza parte che, come me, è rimasta alle radici di nucleo politico antisistema che a mio giudizio stava meglio con la Lega perché insieme rappresentavano meglio le forze antisistema”. “Il Miur – aggiunge – è stato spacchettato per una questione di poltrone”.


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