In Libia la tregua regge (appena). Putin convoca a Mosca Serraj e Haftar


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Stretta di mano tra Fayez al-Sarraj con il generale Khalifa Haftar durante la conferenza a Palermo sulla Libia (Archivio)

La tregua in Libia regge, ma è fragile. Si temono nuove violenze, per questo i due leader libici in contrapposizione, il generale Khalifa Haftar e il presidente del governo di accordo nazionale Fayez al Serraj saranno oggi a Mosca per rafforzare il cessate il fuoco e negoziare una possibile vera tregua. A convocarli, il presidente russo Vladimir Putin, che al Cremlino vuole rafforzare l’accordo tra i due onde evitare nuove escalation.

Putin, per la pace in Libia ha già avuto un incontro con il presidente turco Erdogan, il quale si incontrerà con il premier italiano Giuseppe Conte. L’appuntamento tra Erdogan e Conte è fissato lunedì a mezzogiorno ad Ankara, mentre martedì il presidente del consiglio italiano incontrerà il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi nel palazzo presidenziale del Cairo. Al centro dei colloqui c’è sempre il dossier Libia, paese divenuto elemento chiave per la stabilità nel Mediterraneo e in Medio oriente.

C’è una “continuità nel dialogo” tra Italia e Turchia, alla base della visita del premier Giuseppe Conte ad Ankara per un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

La Turchia, membro della Nato, è “interlocutore fondamentale” per le questioni di sicurezza, i flussi migratori e la politica regionale in Medio Oriente, oltre che attore di rilievo nei Balcani e in Libia.

Nel frattempo la tregua in Libia, seppur fragile, sembra reggere, a parte qualche sporadica violazione denunciata da entrambe le parti.

Così il cessate il fuoco accettato da Khalifa Haftar e Fayez al Sarraj, su richiesta di Turchia e Russia, ha aperto uno spiraglio per la diplomazia.

Lo dimostra il fatto che il premier libico è subito volato a Istanbul da Recep Tayyp Erdogan, il suo principale sponsor, per rilanciare una conferenza nazionale di pace: un’evoluzione a cui gli altri paesi, inclusa l’Italia, guardano con fiducia, con il ministro Luigi Di Maio impegnato per costituire un tavolo a tre con Mosca ed Ankara.

Alla mezzanotte di domenica è arrivata la prima svolta nel conflitto. Dopo nove mesi di offensiva su Tripoli, il generale Haftar ha accettato di fermarsi, almeno temporaneamente. Alcune ore dopo il suo rivale asserragliato a Tripoli, Sarraj, ha fatto lo stesso: l’appello lanciato da Erdogan e Putin nel loro incontro dell’8 gennaio ha avuto l’effetto sperato, confermando che la crisi libica non si può risolvere senza un’intesa tra Mosca e Ankara.

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