Covid, Rai2 esce fuori dal coro unico sul Virus. Inchiesta da brividi: “Big Pharma”

I cinque colossi più potenti del mondo in gara per trovare il vaccino anti Covid. Tanta fretta per fare tanti soldi. Un documentario svela i retroscena e i conflitti di una industria che fattura miliardi di euro l'anno. Sono le case farmaceutiche a orientare le politiche sanitarie dei paesi. E il farmaco contro "l'epatite C" costa fino a 320mila euro a paziente, in Francia scontato a 297.666 dollari, guarda caso il numero dell'Anticristo

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E’ ormai corsa al vaccino. Sono diverse le case farmaceutiche che hanno avviato sperimentazioni per trovare un “antidoto” contro quella che viene definita una “pandemia” da Sars-Cov-2, meglio conosciuta come Covid-19.

In tutto il mondo la gente è letteralmente terrorizzata dopo che i media mainstream, sponsorizzati da “Big Pharma”, hanno fatto passare questo virus come la peste bubbonica, quando in realtà non è così, stando ai numeri da loro stessi forniti.

I dati sulla mortalità da Covid nel mondo sono infatti in linea con gli andamenti delle altre stagioni influenzali. Tuttavia, i governi di diversi paesi, hanno adottato da febbraio-marzo ad oggi misure draconiane per contenere il cosiddetto “contagio”, e in pochi mesi l’industria farmaceutica, associata o meno, ha fatto annunci clamorosi sulla scoperta di vaccini in grado di debellare questo virus.

Che poi siano state fatte sperimentazioni affrettate, con poca trasparenza e in totale segretezza, questo nessuno lo dice in tv, salvo il professor Crisanti, che a domanda ha risposto, uscendo fuori dal coro unanime, che lui non farebbe mai un vaccino senza dati sull’efficacia e sulla sicurezza. I suoi colleghi allineati e coperti, complici i media, lo hanno messo alla gogna per avvertirlo, in sostanza: “Come osi dichiarare queste cose…”.

Ma non è un mistero che l’industria che fa fatturati ultra miliardari pari ad alcuni stati e allo stesso sistema bancario, della salute pubblica non interessa nulla. Mira solo al profitto, a fare soldi su soldi, tra grossi conflitti di interessi e farmaci che secondo molti esperti possono essere più rischiosi della stessa malattia che devono curare. Vengono chiamati effetti collaterali.

Negli ultimi dieci anni le industrie farmaceutiche sono diventate sempre più grandi e influenti. Oggi concentrano nelle proprie mani la maggior parte dei farmaci in commercio. Si chiamano Big Pharma.

A parlarne è (inaspettatamente) Rai 2 “Documentari”, diretto dal giornalista Duilio Giammaria, nella puntata andata in onda qualche giorno fa. Si tratta di una inchiesta internazionale sui grandi colossi che detengono il monopolio del mercato mondiale sui farmaci. Un lungo reportage dal titolo “Big Pharma, la salute pubblica può convivere con gli interessi economici?”

Uno spaccato della grande industria farmaceutica mondiale e degli interessi che la muovono, spesso diversi da quelli della finanza e della sanità pubblica. Dagli scandali degli ultimi decenni fino agli scenari attuali del Covid-19, un’inchiesta su come sia in Europa che negli Stati Uniti le grandi industrie farmaceutiche possano influenzare le scelte di politica sanitaria.
Nel video di ‘Rai Play’ la puntata integrale (in basso).

“Le case farmaceutiche – esordisce il documentario – manipolano i prezzi dei medicinali.
Martin Shkreli, ex amministratore delegato di Turing Pharmaceuticals (finito in manette qualche anno fa per presunta frode) ha aumentato il prezzo di un farmaco del 5mila%”. Si tratta del Daraprim, un farmaco usato contro la malaria e le infezioni da HIV.

Martin Shkreli, broker e gestore di un fondo di investimeno speculativo sulla sanità, ha acquistato i diritti di questo farmaco negli Usa, facendo salire il prezzo del Daraprim da 13.50 dollari a 750.

Alla domanda della giornalista della Cnbc, se il prezzo cambierà, il broker farmaceutico risponde: “No, non cambierà”.

Martin Shkreli, afferma Olivier Maguet, responsabile missione “Prezzo del farmaco”, è il segno di un sistema arrivato al punto di rottura. Il mondo del farmaco si consegna completamente alla grande Finanza.

Più ricca e potente che mai con vastissisme reti di influenza oggi l’industria farmaceutica può orientare da sola le politiche sanitarie dei governi.

“La potenza di questa industria – afferma il prof. Francois Chast, direttore di farmacologia all’ospedale Hotel Dieu di Parigi – pari a quella di uno stato”.

A confermarlo Marcia Angell, ex caporedattrice del ‘New England Journal of Medicine’, che aggiunge come Big Pharma, nel suo complesso, “è diventata una delle lobby più ricche e potenti e può influenzare il Parlamento e anche le agenzie di controllo”. “E’ un modello estremamente crudele dove solo chi paga può curarsi”

L’industria beneficia della ricerca finanziata in gran parte dai fondi pubblici e riesce quindi a orientare il bilancio della sanità verso i farmaci più costosi.

“La preoccupazione principale di una industria farmaceutica è il profitto”, afferma l’ematologo di un ospedale parigino, prof. Jaen-Paul Vernant. “Al centro non c’è più il malato, ma l’azionista”.

La battaglia contro il Covid-19 sembra incrementare l’appetito delle case farmaceutiche. “E’ possibile che il nuovo paradigma dell’industria del farmaco arrivi a minacciare il Welfare, lasciatoci in eredità dal ‘900, e la sanità pubblica?”, – si domandano gli autori dell’inchiesta.

Nell’ultimo decennio – spiega il documentario di Rai 2 – il panorama dell’industria farmaceutica ha subito una radicale trasformazione. Oggi un pugno di colossi del farmaco concentra nelle proprie mani la produzione della gran parte dei medicinali.

Nella classifica mondiale, tra le prime cinque c’è la svizzera Novartis con 45 miliardi di dollari di fatturato annuo, che ha rilevato una serie di aziende minori detentrici di promettenti brevetti contro il cancro e le malattie rare.

Anche i due colossi americani Pfizer e Johnson&Johnson hanno acquistato decine di aziende concorrenti per estendere il loro mercato. Fra le prime cinque figura anche la Roche, un’altra industria svizzera che ha acquistato 25 dirette concorrenti. Infine il colosso francese Sanofi, con oltre 40 miliardi di dollari di fatturato annuo. Come le altre ha acquisito decine di case farmaceutiche europee e nord americane.

Con centomila dipendenti ciascuna, sono queste multinazionali, presenti sul mercato globale, che formano l’entità oggi nota come Big Pharma.

Per mantenere il monopolio sulla cura di alcune malattie le grandi case farmaceutiche sono accusate di minimizzare o nascondere alle autorità sanitarie alcuni risultati dei test clinici. In questo modo – secondo il reportage – arrivano sul mercato farmaci che producono gravi effetti collaterali proprio a quei malati che dovrebbero curare.

Come ad esempio il Depakin “il salvavita” che secondo quanto accertato negli anni passati, ha provocato gravi effetti collaterali alle donne in gravidanza e ai loro bimbi in grembo.

I colossi farmaceutici fanno a gara per trovare un farmaco “Blockbuster” contro la DMLE,
acronimo di ‘Degenerazione maculare legata all’età’, patologia, che causa cecità. Verranno prodotti due farmaci identici con la differenza che uno costa 40 volte più dell’altro.

Le autorità sanitarie americane danno il via libera all’Avastin, farmaco contro il cancro, prodotto dalla casa americana Genentech, e al Lucentis, medicina ritenuta idonea a curare la DMLE.

Tutti gli studi – si afferma nell’inchiesta di Rai 2 – confermano che i due trattamenti sono assolutamente identici. Ma il nuovo farmaco Lucentis è molto, molto più costoso. Una dose di Avastin, costava 50 dollari, mentre il Lucentis era stato messo in commercio a 2.000 dollari a dose.

In America i costi possono lievitare perché il prezzo è libero, mentre in Europa meno. A commercializzare il Lucentis nel vecchio continente è la compagnia Novartis, mentre l’Avastin viene venduta dalla Roche, colosso sempre svizzero che ha rilevato la Genentech.

La Novartis e Roche – viene affermato nell’inchiesta – si organizzano per dissuadere i medici dall’usare l’Avastin per la cura dell’occhio e li convincono ad iniettare il Lucentis. Comincino così visite presso ospedali di rappresentanti delle due case farmaceutiche per chiedere come mai i medici continuassero a usare l’Avastin, destinato alla cura del cancro, per fare dei preparati oftalmici.

“Ho avuto un incontro – afferma il prof. Francois Chast – direttamente con il direttore generale della casa farmaceutica Novartis. E’ venuto a incontrarmi all’ospedale Hotel Dieu per chiedermi come mai insistessi a praticare iniezioni di Avastin…”.

I due colossi, Novartis e Roche, spiega l’inchiesta, intraprendono una lunga azione legale contro lo stato francese. La manovra non avrà successo. Il farmaco oftalmico ottiene l’autorizzazione in Francia, ma è troppo tardi. Perché ormai quasi tutti utilizzano il Lucentis, il farmaco equivalente all’Avastin, ma molto più costoso.

In Italia Novartis e Roche sono stati condannati ad una multa record di 180 milioni di euro per illecita manipolazione del prezzo dei due farmaci, mentre in Francia è in corso una procedura dell’autorità per la concorrenza contro le due aziende.

Ma questo, che pure poteva far risparmiare miliardi di euro ai sistemi sanitari, è nulla rispetto a quello che è successo con la messa in commercio di un farmaco contro l’infezione dell’Epatite C, malattia del fegato che può essere debellata con una medicina efficace ma costosissima.

Nel 2014 arriva sul mercato americano il ‘Sovaldi’, della Gilead, la decima casa farmaceutica mondiale. Il prezzo del trattamento di tre mesi è di 84.000 dollari, in pratica mille dollari a compressa. La Gilead – riferisce l’ex capo redattrice del New England Journal of Medicine – non aveva partecipato alla scoperta del farmaco efficace contro l’epatite C ma si è limitata ad acquistare un’altra azienda, la Farmacet, per ottenere il brevetto del ‘Sovaldi’. Il fatturarato annuo della Gilead è arrivato fino a 32,5 miliardi dollari, con un profitto stimato del 55%.

In Europa il Sovaldi arriva con un prezzo più calmierato, per usare un eufemismo. Costo 42.000 euro a trattamento, la metà di quello che si paga negli Usa ma pur sempre un prezzo esorbitante che rispetto alla domanda potrebbe mettere in ginocchio i sistemi sanitari nazionali.

Ma non è tutto: Una nuova terapia genica contro il cancro è commercializzata dal colosso svizzero Novartis. Promette di curare la Leucemia. Il suo nome è ‘Kymriah’ e costa 320.000 dollari a paziente.

La terapia viene scoperta da un’equipe di ricercatori della University of Pennsylvania negli Stati Uniti grazie ai fondi pubblici. Poi con la sua potenza finanziaria, la Novartis diventa codedentrice del brevetto. Alla fine del 2019 la casa farmaceutica acconsente a un leggero ribasso in Francia: da 320mila dollari a 297.666 (le ultime tre cifre richiamano il simbolismo dell’anticristo…)

“Abbiamo saputo – spiegano gli autori – che la Gilead disponeva di una molecola inizialmente concepita per curare Ebola, ma alla fine non aveva dato risultati, quindi è stata accantonata. Si chiama Remdesivir ed è un antivirale…C’era l’opportunità di usare la molecola contro il Covid-19 ancora prima di iniziare i test clinici, e ha depositato il brevetto in quasi 70 paesi. Ad oggi il trattamento non è ancora omologato”.

“La Food and Drug Administration (FDA) – spiega l’ex caporedattrice del New England Journal Medicine – dipende largamente dai rimborsi delle stesse aziende che dovrebbe sorvegliare, ovviamente alle case farmaceutiche va benissimo così. Perché la FDA si dimostra estremamente permissiva e tollerante nei loro confronti e nell’analisi dei loro farmaci. E’ un clamoroso conflitto di interesse. L’industria privata finanzia l’agenzia che deve controllarla”.

Guarda la puntata integrale su Rai Play

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