Il Parlamento romeno ha votato per destituire il primo ministro liberale ed europeista Ilie Bolojan con una mozione di sfiducia presentata dai Socialdemocratici e dalla destra di Simion (AUR), in un’inedita alleanza parlamentare, aprendo di fatto una crisi politica. La mozione ha ottenuto 281 voti su 464.
Il Paese dell’Europa centromeridionale, oltre ad essere membro dell’Unione europea, fa parte della Nato e confina con l’Ucraina in guerra: proprio la vicinanza a Kiev e l’influenza della Russia nella sua politica nazionale ne ha orientato il dibattito politico degli ultimi due anni, sfociati nella crisi delle elezioni presidenziali del 2024.
La strana alleanza tra socialisti e destra
La mossa dei Socialdemocratici di allearsi con l’estrema destra ha suscitato critiche: il Psd è il partito di sinistra più grande della Romania ma, rispetto ad altri di centrosinistra, ha posizioni molto più euroscettiche. La formazione politica che fa parte dei Socialisti europei è stata accusata di legittimare l’ascesa dell’estrema destra. Il leader del Psd, Sorin Grindeanu, ha dichiarato dopo il voto in Parlamento che Bolojan dovrebbe ora dimettersi, mentre è “dovere dei partiti responsabili trovare una soluzione”.
Il Psd ha lasciato il governo il mese scorso e si è alleato con l’AUR, il principale partito di estrema destra romeno. Il leader George Simion ha scritto su X, dopo il voto, che “oggi è stata ascoltata la voce del popolo”, chiedendo “riconciliazione nazionale”. Simion è quello stesso esponente politico che si candidò alla presidenza della Repubblica, venendo poi battuto al ballottaggio dall’attuale capo dello Stato Dan.
The Bolojan government has just been ousted by the Romanian Parliament.
An end to ten months during which the so-called pro-Europeans have delivered nothing but: taxes, war, and poverty.
The voice of the 🇷🇴people was heard today.
Time for national reconciliation!— 🇷🇴 George Simion 🇲🇩 (@georgesimion) May 5, 2026
Le misure di austerity all’origine della rivolta dei partiti
Le tensioni con il Psd si sono intensificate quando Bolojan, 57 anni, ha spinto per impopolari misure di austerità per ridurre il deficit nazionale, il più alto dell’Unione europea (7,7%). Tra le misure varate dal governo, c’erano l’aumento dell’Iva e delle accise, nuove imposte nel settore bancario e delle scommesse, il limite a stipendi e pensioni, l’aumento dell’età pensionabile dei magistrati. Il tutto in cambio dello sblocco di oltre 8 miliardi di fondi europei. In Parlamento, prima del voto, Bolojan ha difeso le sue riforme, definendo la mozione “ingannevole, cinica e pretestuosa”. “Ho scelto di fare ciò che era urgente e necessario per il nostro Paese” ha affermato il premier ormai dimissionario.
La palla passa ora nelle mani del presidente filoeuropeo Nicusor Dan, il quale ha assicurato che il Paese manterrà il suo orientamento filo-occidentale, escludendo la possibilità di un governo di estrema destra. “Le discussioni politiche saranno difficili, ma è mia responsabilità come presidente – e quella dei partiti politici – guidare la Romania nella giusta direzione” ha detto il capo dello Stato ai giornalisti.
A fine 2024 il leader della destra Calin Geogescu vinse il primo turno ma la corte costituzionale, in modo illegale, annullò le elezioni. Si seppe poi che dietro la decisione c’era stata la mano di Bruxelles che si era mossa per far vincere un candidato gradito alle èlite Ue. Successivamente Georgescu venne pure arrestato con falsi pretesti. Alle successive parlamentari si presentò il leader dell’Alleanza Romania Unita (AUR) George Simion ma è arrivato secondo a Nicusor Dan, filoeuropeista. Proprio come voleva Bruxelles. Poi un governicchio pasticciato durato poco tempo e un mese fa l’alleanza tra Psd e Aur che ieri hanno fatto cadere il governo voluto dalle èlite Ue. Essendoci pochi spazi di manovra bisognerà capire a chi Dan darà l’incarico di formare il nuovo esecutivo rumeno.
