Parla Annamaria Terremoto, la caporedattrice di “destra” della Tgr Rai Calabria applaudita dal leader Pd Magorno

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Annamaria Terremoto vista da Grattachecca
Annamaria Terremoto vista da Grattachecca

E’ stata destinataria di un convinto plauso indiretto da parte del segretario del PD Calabria, Ernesto Magorno, il quale il mese scorso scrisse una lettera al premier Matteo Renzi dopo la sua visita istituzionale a Scalea, in provincia di Cosenza.

In una intervista a questo periodico il democrat renziano alla domanda sul motivo di quella lettera rispose che fosse quasi un “atto dovuto” vista la “copertura data dalla Tgr Rai della Calabria” in occasione della visita del primo ministro in Calabria.

Lei, Annamaria Terremoto, donna tutta d’un pezzo, caporedattrice della Tgr, non si fa meraviglie e restituisce il «plauso» al “vecchio amico”: «Una persona perbene che in quella lettera ha detto la verità». La trovo nella sua stanza nella sede Rai di Cosenza. La stessa sede che il decreto Irpef di qualche giorno fa e Cottarelli, il «boia» della Spending Review vorrebbero spazzare via e accorpare a Napoli.
Allora, Terremoto, se non si meraviglia è almeno un po’ sorpresa per quella lettera?
«Assolutamente no! Rientra nella normalità. Ogni mese a viale Mazzini ricevono migliaia di lettere per il mio corretto operato».
Modestamente… Eppure dal tono di Magorno sembra (ripeto sembra) che il testo fosse concordato?
«Invenzioni giornalistiche».
Allora appena l’ha letta cos’ha pensato?
«Ho fatto volantinaggio sotto la sede Rai, ho inviato fax a tutti. Migliaia di email…Perché quella missiva chiarisce una volta per tutte un punto: che la mia direzione non è affatto faziosa. Ci accusavano di essere TeleScopelliti, ma come scrive il leader dell’opposizione la Tgr fa una informazione corretta ed equilibrata»
Beh, se su dieci servizi ne mandate sette in cui appare il presidente o Gasparri…
«Lei è inesperta per poter capire…»
Mi spieghi allora.
«Ci sono trucchi del mestiere che il grande pubblico non conosce. Noi abbiamo l’osservatorio di Pavia che fa un monitoraggio scrupoloso sulla presenza dei politici in Rai. E la verifica si fa sulle «voci dirette» come le interviste. Le faccio un esempio: io in un servizio mando l’intervista al presidente che vale ai fini dei secondi di presenza in Tv per un dato partito politico; sugli altri servizi, detti anche «muti», appaiono le inquadrature al presidente ma il testo di ciò che dice viene letto da un/una giornalista. In quest’ultimo caso il servizio non passa per i filtri dell’osservatorio perché non c’è “voce diretta”. Quindi sia le inquadrature che i servizi “muti” non sono conteggiati. Poi passo dei servizi in “voce” dell’opposizione e questa ottiene una maggiore presenza nei Tg».
E così, fatto il regolamento, trovato l’inganno…
«Parlare di inganno è eccessivo. Direi intelligenza e scaltrezza»
A me sembra una furbata altro che scaltrezza. Non pensa che questo metodo vada cambiato?
«Io non posso decidere sui regolamenti imposti dall’azienda»
Laratta e il Movimento 5 Stelle vi accusano di essere imparziali
«Laratta chi?»
Anche lei con questo “chi!”
«L’onorevole Laratta ha sempre avuto a disposizione la Rai. Poi il verso è cambiato e abbiamo cominciato a dare spazio ad altro, ai sindaci ai territori all’ambiente. E sa che cosa è emerso da questa nuova esperienza, da questo nuovo corso?».
Cosa?
«Che è meglio intervistare un albero o un vegetale che l’onorevole Laratta».
Si assume la responsabilità di queste affermazioni.
«Stia tranquilla, tanto paga mamma Rai».
Vabbè, era sempre un rappresentante del territorio…
«Lasci perdere, guardi. Se potessi parlare liberamente direi che somiglia a quel tale che si mette sempre dietro la telecamera in cerca di visibilità. Ma non lo dico. Lui pretendeva interviste a ripetizione. Mandava cinque o sei comunicati al giorno senza capo né coda e pretendeva che li legessimo tutti durante i Tg. Ha ragione Magorno: deve dedicarsi alla poesia. Seguendo questo signore saremmo diventati TeleLaratta e fin quando questa redazione era comandata da taluni un po’ lo è stata. Prezzemolo ogni minestra, si dice dalle mie parti come quell’altro del Crotonese».
Si riferisce a Nicodemo Oliviero.
«Questo lo dice lei».
Ok, e sui grillini che dice?

«Ah, quelli sono pericolosi, sa! Hanno la presidenza della Vigilanza Rai e ogni denuncia alla Commissione per noi sono cavoli amari. Stiamo però recuperando a dimostrazione che siamo pluralisti».
Sempre col «trucchetto» della «voce»?
«Quante domande! Un po’ voce, un po’ inquadrature, molti comunicati letti durante il Tg. E’ la Rai, bellezza!»
Lei è anche sotto accusa da parte sei suoi vecchi colleghi andati in pensione…
«Invidia, ascolti me. La volpe che non arriva all’uva dice ch’è amara…».
Sarà, però insistono nel dire che lei dirige il tg in modo autoritario e “fazista”
«Fazista a chi? Badi a come parla. Sul modo autoritario mi vien da dire nella mia lingua: “da chi purpitu vena ‘ra predica”. Vada a spulciare nel passato e troverà tanti dei miei “accusatori” che in passato facevano il brutto e il cattivo tempo».
In che senso?
«Guardi, glielo dico confidenzialmente…»
Non mi dica di abbassare anche lei il registratore?!…

«Non c’è bisogno perché qui è tutto video sorvegliato».
E allora?
«La politica condiziona tutto. La verità è che la sinistra prima aveva il monopolio dell’informazione in Rai. Ora non più. C’è anche la destra che negli ultimi vent’anni ha conquistato tanti spazi prima appannaggio di comunisti e democristiani».

Gasparri Scopelliti Terremoto visti...insieme
Gasparri Scopelliti Terremoto visti…insieme

Dimentica i socialisti. Molti di questi dopo Tangentopoli si sono riciclati
«E con questo? Non vorrai insinuare che io sia una riciclata?»
Beh, me ne guarderei bene. Però i bene informati sostengono che lei sia stata “aiutata” ad entrare in Rai da Giacomo Mancini, re dei socialisti italiani e calabresi…
«Queste sono dicerie giornalistiche di colleghi invidiosi che ho querelato. Quindi la smetta anche lei di insinuare altrimenti la porto in tribunale».
…E che poi dopo il «crollo» del ’92 si è riciclata con la destra di Gasparri e Scopelliti…
«Adesso è troppo! Spenga tutto e vada via! L’intervista finisce qui! Guardieeeee! Guardieeee!».
Mah
«Guardieee…»
Va bene, non insisto. Però «nell’ambiente» si racconta che lei sia la portavoce di Gasparri e Scopelliti in Rai. E in effetti guardando i Tg pare sia la verità…
«Ti ficco un tacco in fronte se non te ne vai…».
Si calmi, le faccio portare una camomilla…
Nel frattempo nella stanza della caporedattrice entra un omone alto e robusto in divisa senza stellette che chiede cosa stesse succedendo. La Terremoto, inviperita, fa cenno di sbattermi fuori. Lui che già lo avevo incontrato all’ingresso della «fortezza» di viale Marconi, mi chiede di nuovo il documento. Glielo dò senza storie. Lui ripete il copione e in modo strabico con un occhio guarda la carta d’identità, con l’altro mi (ri)scansiona dalla testa ai piedi. «Da dove viene?», è la seconda domanda stupida che mi rivolge. «Perché sul documento non c’è scritto?», rispondo con tono acidulo. «Qui possono operare soltanto giornalisti Rai professionisti. Quindi se non ha un numero di matricola deve uscire. Ha un numero di matricola? Mi faccia vedere il braccio…». La caporedattrice resasi conto della figuraccia interviene: «Abbiamo capito. Tutto ok, torni al suo posto che mi scappa da ridere…». Niente da fare! Lui insiste: «Siete sotto la mia giurisdizione. Qualsiasi cosa direte potrà essere usata contro di voi…». Il mio sguardo si incrocia con quello della Terremoto è d’istinto afferriamo le nostre scarpe per ficcargli due tacchi in fronte. L’omone scappa terrorizzato a gambe levate. Due donne incazzate sono un pericolo da cui guardarsi bene. Torna il silenzio e la quiete…
«Mi scuso ma purtroppo la Rai è anche questa, bellezza! Non farci caso. Continuiamo…».
Parlavamo di Gasparri
«Maurizio è un grande amico con cui ho condiviso sogni e ambizioni…»
Vedo che ha realizzato entrambi…
«Sono stata promossa caporedattore dopo un tira e molla interminabile. Troppi cani all’osso. Ma poi è intervenuto Maurizio e mi ha fatto dare ciò che mi spettava».
Cioè l’osso?
«Il suo sarcasmo non mi tange».
Allora polpa?
«Polpa ci sarà lei! In Rai comanda la politica. Se vuoi fare carriera devi attaccarti al carro vincente. Qui è tutto lottizzato, anche tra tecnici e impiegati ci sono le quote Pc, Dc, Psi, Pri, Pli, poi Pd, Udc, An, Pdl, Sel, FdI ecc.»
Vabbè, ma quelle che contano sono le quote dei giornalisti: capiservizio, capiredattori, direttori e via elencando.
«Si ma chi ha più “charme” alla fine vince anche se in quel momento il tuo partito di riferimento è all’opposizione. Pensi che c’era un tale che mirava alla mia poltrona e avendo come riferimento il ministro delle Comunicazioni suo amico per poco non lo retrocedevano a redattore ordinario».
Poi?
«Andò in pensione e da allora passa il suo tempo ad accanirsi contro di me scrivendo e dicendo le peggio cose. Come quella signora che scrive con un giornale locale. Non val la pena manco citarli»
Anche in questo caso responsabilità sue. Ascolti, ma lei condivide che la Rai rimanga in queste condizioni, piena di debiti, inefficiente, in mano alla politica?
«Io tra poco me ne vado in pensione e quindi non me ne ‘po fregà de meno»
A maggior ragione oggi può esprimersi liberamente…
«Non condivido. La Rai deve essere un’azienda libera da “infiltrazioni” di questa natura. Bisogna fare i concorsi per entrarci. Come ho fatto io illo tempore».
Senti chi parla, vien da dire…
«Guarda che le selezioni passate per entrare in Rai sono state per me molto ma molto impegnative. Era un «concorso diverso» ma ho dovuto superare pur sempre una esame di «valutazione finale».
Ma se siete stati tutti collocati per chiamata diretta…
«Si, ma dopo scrupoloso “screening” professionale e corporeo. Ci vuole bella presenza…Non è da tutti andare in video, tenere un “gelato” in mano (microfono, ndg), studiarsi il personaggio prima di incontrarlo…»
Cavolo! E la commissione da chi era composta?

«No comment».
Dai politici?
«No comment. Basta domande mi hai fatto venire il mal di testa. Vattene!»
Anche a me. Due domanda ancora. E’ vero che guadagna quanto un parlamentare?
«Questo lo insinuano i miei avversari interni e i colleghi invidiosi».
Che c’è di male rivelare quanto guadagna un caporedattore del servizio pubblico. Poi la curiosità è femmina?
«Mettiti una supposta e vedi che ti passa la curiosità»
Che vota alle prossime europee?
«Che domanda stupida. Ma è ovvio che voto per Gasparri e Scopelliti».
Ma Gasparri non è candidato, Scopelliti si. Sono comunque di due partiti diversi…
«Lo dici tu. Gasparri è sempre presente! Scopelliti è ti piaccia o meno è della coalizione di Gasparri. Io darò il voto disgiunto a entrambi i miei amici».
Ma così lo annullano…
«Ora basta sennò chiamo la guardia…».
E poi le vien da ridere…

(Intervista “non autorizzata”. Leggere le avvertenze d’uso nel foglio illustrativo)