Primarie, Bersani avanti lento. Renzi può ribaltare il risultato. Pigi vince in Calabria (55%) tra Bulgari e Maoisti

Renzi e Bersani
IL NUOVO E IL VECCHIO

Bersani vittorioso in 16 regioni su 20, mentre il rottamatore Renzi nelle restanti quattro (Toscana, Umbria, Piemonte e Valle d’Aosta). Al Sud Pigi supera il 50% in ben cinque regioni (Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) con il massimo risultato in Calabria con il 55%. L’ex ministro prodiano resta sotto il 50% in Abruzzo e Molise (45% e 42%).
Poi c’è il caso Puglia (Bersani al 40%), dove, però, c’è l’effetto Vendola (35,3%) con Renzi (caso unico in Italia) che finisce al terzo posto con appena il 20,7%. In altre cinque regioni, Bersani ottiene un risultato superiore alla media nazionale e stacca decisamente Renzi di oltre otto punti percentuali. Si tratta del Lazio (46,9% a 29,9%) della Lombardia (45,7% a 37%), dell’Emilia Romagna (48,5% a 39,2%), della Liguria (47,5% a 35%) e del Trentino Alto Adige (45,7% a 34,7%). Scarti talvolta oltre il 10 percento.
Nelle Marche e in Veneto, Bersani è in testa ma con margini piuttosto ridotti. Nelle Marche, il suo vantaggio è di mezzo punto (41,6% a 41,1%) e nel Veneto di un punto esatto (39,5% a 38,5). In Friuli Venezia Giulia i dati dicono: 43,9% a 37,8% per Bersani. In Toscana, Umbria, Piemonte e Valle d’Aosta vince Renzi. In Piemonte il sindaco di Firenze vince 41,1% a 39,7%. Fa pensare il dato del Sud ed è lo stesso Bersani a dirlo: «C’e’ stato un dato molto forte nel sud e di questo sono orgoglioso. Al sud – ha aggiunto Pigi B. – alcuni effetti della crisi si sono sentiti più che altrove e noi da anni abbiamo particolare attenzione al sud. Inoltre come segretario del Pd mi sono tolto alcune soddisfazioni: le primarie le ho volute a prezzo anche di una scelta forte, dalla nascita del Pd l’unico cambio di statuto che si è fatto è stato per fare queste primarie aperte. Ho insistito – ha detto ribadendo il concetto espresso a caldo dopo la chiusura dei seggi – anche per il ballottaggio, altrimenti avrei vinto con 9-10 punti di vantaggio. Faremo anche questa ulteriore tappa che che ci aiutera’ a crescere».
In questo contesto fa riflettere il dato della Calabria, la regione più povera d’Europa dove il bisogno è gestito da mafia e politica:
Bersani in quella regione prende percentuali altissime (oltre il 55%), ma perde oltre venti punti rispetto al dato bulgaro (mozione Bersani circa l’80%) delle primarie per la segreteria del Pd nel 2009, vinte da Bersani con a disposizione tutto l’apparato loieriano che governava la regione e i grandi “guru” della politica nostrana del Pd. Un voto allora poco libero poiché vi furono forti pressioni e qualche minaccia per portare la gente ai seggi.
A parte qualche piccola defezione, in Calabria a far votare Bersani ieri sono stati gli stessi di tre anni fa, li chiamano i grandi elettori, cioè i grandi potentati politici che da Pigi si aspettano (se vincerà il ballottaggio) grandi ricompense (politiche, naturalmente).
E qualcuno si sente già viceministro o sottosegretario. Marco Minniti, poi, non ne parliamo…si sente già l’Altissimo. In ogni caso, rispetto al dato nazionale, in Calabria Renzi e Vendola non sfigurano, anzi. Oltre il 20 per Renzi dimostra che senza apparato è stato un successone a prescindere. Non avrà preso i voti delle vedove, ma i suoi sono voti di gente libera che si è stufata di abbassare la testa ogni qualvolta chiamo i politicanti di turno per votare questo o quello. «Il dato che emerge dall’esito delle primarie del centro sinistra in Calabria deve far riflettere la nomenclatura del PD regionale», è il comento a caldo del renziano Mario Muzzì, già candidato alla segreteria regionale. «A fronte di uno schieramento totalitario ai limiti dell’indecenza – attacca ancora Muzzì – che ha visto insieme l’intero rassemblement PD di Capo Suvero, la corazzata CGIL, i segretari dei circoli, i sindaci, residui spezzoni dell’ IDV, il PSI, i Comunisti Italiani, tanta sinistra radicale e movimenti ondivaghi che si professano bersaniani per pura convenienza personale, la mozione Bersani riesce a raggranellare una striminzita maggioranza del 54%, mentre il sostegno spontaneistico che si è motivato con entusiasmo attorno all’idea rotta matrice di Matteo Renzi, al di là di ogni possibile sospetto che, se sussiste, deve riguardare tutti, ha registrato l’adesione, tra quanti si sono recati ai seggi, di un elettore su quattro. Penso che l’analisi del voto delle primarie andrebbe fatto a prescindere dai giudizi di parte e con lo sguardo ad altezza degli occhi della gente, tanto per citare lo stesso Bersani, per capire quali siano le ragioni vere (d’altra parte non difficili da ricercarsi) della controtendenza partecipativa che ha caratterizzato in negativo quella che è stata una straordinaria pagina democratica in Italia e in Europa! In ogni caso, stante la condizione di disagio in cui versa l’intero centro sinistra in Calabria ed il PD in particolare, -conclude l’esponente politico – è un autentico miracolo che allo svolgimento delle operazioni elettorali abbiano partecipato più di centomila calabresi: segno evidente di un corpo vivo che abbisogna solo di essere tenuto nella giusta considerazione». Il ballottaggio è fissato per domenica 2 dicembre 2012. Le percentuali calabresi. Provincia di Catanzaro: Bersani 58,00%, Tabacci 8,27%,  Puppato 1,28%,  Vendola 13,09%,  Renzi 19.35%; Provincia di Cosenza: Bersani 48,85%, Tabacci 4,68%, Puppato 0,59%, Vendola 21,47%, Renzi 24,40%; Provincia di Reggio Calabria: Bersani 51,78%, Tabacci 3,74%, Puppato,  0,85%, Vendola 19,45%, Renzi 24,19%; Provincia di Crotone: Bersani 57,74%, Tabacci 4,86%, Puppato 0,27%, Vendola 7,74%, Renzi 29,39%; Provincia di Vibo Valentia: Bersani 71,80%, Tabacci 7,16%, Puppato 0,59%, Vendola 7,43%, Renzi 13,02%. [Red]