Italicum, Renzi avverte: "Se non passa tutti a casa". Apprensione tra i parlamentari

Matteo Renzi
Matteo Renzi

“Se non passa l’Italicum, credo proprio che il governo cade. Se il governo, nato per fare le cose, viene messo sotto allora vuol dire che i parlamentari dicono: “andate a casa”. Non sono per tenere la poltrona aggrappata alle terga”.

Matteo Renzi  cala l’asso per dire a chi critica la riforma elettorale che “o fate come dico io, o tornate, come diceva Bersani, a pettinar le bambole”. Una sorta di ultimatum che sta rovinando il fine settimana a diversi esponenti politici di maggioranza e opposizione.

Vista così, sembra non vi siano molte alternative alla volontà del premier. Nessuno dei parlamentari, dopo queste parole oserebbe fare muro all’Italicum sapendo che un secondo dopo dovrà pensare a come farsi rieleggere per rientrare in parlamento. Poiché una caduta di Renzi significa elezioni anticipate. Il capo dello Stato, ad eventuali dimissioni di Renzi potrebbe esplorare per un’altra maggioranza, ipotesi che col quadro politico in atto appare improbabile. Da quì, lo scioglimento anticipato delle Camere e l’indizione di nuove elezioni politiche da tenersi al massimo in autunno.

Renzi non cede e tira dritto per la sua strada facendo sapere che il governo deciderà martedì se porre la fiducia sull’Italicum, testo che sarà discusso già lunedi a Montecitorio. Sicuro, com’è, che alla fine l’avvertimento “è servito” e incasserà i voti necessari per superare quest’altro scoglio per arrivare sereno fino al 2018.

Dopo “l’ultimatum ” di Renzi tra i parlamentari serpeggia tensione e preoccupazione. E non sono in pochi in queste ore a mediare un atteggiamento “più responsabile” verso chi ha tirato troppo la corda per ottenere il voto segreto (da cui Renzi uscirebbe impallinato da molti franchi tiratori residenti a largo del Nazareno e non solo).

Ancora tre anni di legislatura, in fondo, sono tanti e per molti deputati e senatori sono questione di “vita o di morte” politica. Bisogna capire come si muove adesso la minoranza Pd che ha eretto barricate sia contro il modus operandi renziano che contro la legge elettorale. Bersani, Cuperlo e Civati (i più felici di una caduta di Renzi, ma senza alternative credibili nel Pd) riusciranno a esser fedeli alla linea di intransigenza o molleranno la presa?

La prima ipotesi porterebbe diritto alle urne da cui, con il Consultellum non è scontato avere tutta la fronda ribelle rieletta. Se alleggeriranno la pressione sul premier e quindi faranno trovare i voti necessari al varo della riforma, potrebbe passare come una resa condizionata da piccoli interessi personali. A Renzi resta dunque il manico del coltello e solo col voto finale sull’Italicum si potrà capire quale sia stato il compromesso.

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