Roma, Pd "schiacciato" tra circoli dannosi e tessere fasulle. Orfini: "Nessuno li accosti a Mafia Capitale"

Da sinistra Fabrizio Barca  con Matteo Orfini  Rivoluzione nel Pd dopo i circoli dannosi
Da sinistra Fabrizio Barca con Matteo Orfini (Ansa/Carconi)

C’è tensione nel Pd romano dopo la relazione di Fabrizio Barca sui circoli dannosi. Uno su quattro sarebbe, secondo la relazione dell’ex ministro, sono “l’arena di uno scontro di poteri”, luoghi che invece di attrarre i cittadini alla politica sono un muro impenetrabile dietro cui si consumano le peggiori lotte intestine per scalare potere all’interno di un partito che il potere lo gestisce a livello locale e nazionale.

Il commissario romano nonché presidente del Pd Matteo Orfini è orientato a chiuderli. Il segretario Matteo Renzi è piuttosto infastidito, dice chi lo conosce da vicino, èd “è pronto a fare piazza pulita”.

Si tratta di circoli che “bloccano il confronto sui contenuti – afferma Barca -, premiano la fedeltà di filiera, emarginano gli innovatori”. Tra questi ci sono anche degli “insospettabili”, come quello dell’Eur o quello di Testaccio. Due sono, invece, le strutture cosiddette “chiuse” e sono i circoli di Versante Prenestino e di Ostia Nuova.

Quest’ultimo pochi giorni fa è stato sfrattato proprio per problemi con il canone d’affitto. I circoli “virtuosi”, invece, sono solo nove: Cesano, Donna Olimpia, Esquilino, Labaro, Laurentino Petroselli, Magliana, Ostia Antica, Ottavia Palmarola e Tor Sapienza.

Circoli che meritano un premio alla correttezza, alla trasparenza e al rispetto delle regole. Ma su 110 sono oggettivamente “pochini”, fanno notare i renziani che sull’altro versante sono orientati a non mollare la presa sul sindaco Ignazio Marino dopo gli scandali di Mafia Capitale. Il sindaco, dopo il chiaro messaggio di sfratto lanciato all’inquilino del Campidoglio da parte di Renzi, ha risposto picche. Ha anzi rilanciato la permanenza fino al 2023 e la sua ricandidatura: “Sarò giudicato solo dai risutati”, manda a dire al premier tornato intanto rottamatore.

Tornando alla relazione di Barca, l’ex ministro montiano parla di sei tipologie di circoli, compresi quelli “d’identità” (25), “d’inerzia” (17) e quelli “ponte” (28). I restanti due circoli erano invece chiusi al momento della mappatura. Insomma, 27 sono da chiudere, 17 non fanno attività politica, altri che dovrebbero essere monitorati per evitare che finiscano “border line“. Con ciò non significa, come afferma Orfini in un post su Facebook, che “i circoli che hanno avuto un risultato negativo c’entrino qualcosa con la mafia o con la corruzione. Nessuno l’ha mai detto e nessuno si deve permettere di accostarli a mafia capitale”.

Nella lunga relazione di Barca si sottolineano le “anomalie” dei circoli, già registrate durante la direzione romana del partito la settimana scorsa quando è stato approvato il nuovo regolamento per il tesseramento. In particolare si registrano “irregolarità” di iscrizioni in corrispondenza di votazioni o congressi. Inoltre il “38,3% degli iscritti non frequentano il circolo”. Aspetto che fa sospettare un giro di tessere fasulle, ovvero quanti pur di acrreditarsi nel partito sono disposti a gonfiare i tesserati e a pagargli pure l’iscrizione. Un metodo, per la verità non usato solo dal Pd ma un po’ in tutti i partiti che torna utile, molto utile, nei congressi.

“Non dobbiamo mai abbassare la guardia” èil monito di Barca. “Da situazioni disastrose ci si rialza e si rinnova”. Un rinnovamento che parte proprio dagli iscritti, da chi ha assistito per due ore alla dura fotografia di un partito dilaniato da correnti e “capibastone” che oggi nessuno vuole più vedere. C’è tanto da fare e non sarà facile. E’ da qui che parte la “rivoluzione” di Orfini e Renzi con l’ausilio di Fabrizio Barca per ripulire di Pd romano. Ma “senza allergie alla valutazioni”.

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