Inchiesta Petrolio, Renzi: “Quell’emendamento è roba mia”

Inchiesta Petrolio, Renzi: "Quell'emendamento è roba mia"
Renzi a “In mezz’ora”

ROMA – “Quell’emendamento è mio”. Da Lucia Annunziata, a “In mezz’ora” il premier Matteo Renzi entra in campo in prima persona nella polemica nata dopo che sono emersi i dettagli dell’inchiesta di Potenza sul petrolio in Basilicata che hanno portato alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi a seguito della famosa conversazione intercettata con il compagno Gianluca Gemelli, indagato nell’inchiesta potentina.

“C’è il presidente del Consiglio – ha detto il premier – che è coinvolto, se questo è il tema: ho scelto io di fare questo emendamento, lo rivendico per forza. Le opere pubbliche sono state bloccate per anni e l’idea di sbloccare le opere pubbliche l’abbiamo presa noi per Tempa Rossa, per Pompei, per Bagnoli e per altre opere”, quell’emendamento “è roba mia”.

Tuttavia a dimettersi è stata la Guidi “per una questione di opportunità”. L’affaire petrolio, secondo i magistrati avrebbe favorito il fidanzato dell’ex ministro: “E’ stata una telefonata inopportuna”, ha detto Renzi prima di tagliare corto: “Chi sbaglia paga”.

“Noi – ha detto ancora – questo Paese lo stiamo talmente cambiando che se i magistrati vogliono mi interroghino non solo su te mi interroghino non solo su Tempa Rossa ma su quello che vogliono”.

“Io non credo ai complotti dai tempi di Aldo Biscardi – ha detto ancora il premier – credo che ci sia legittimamente e giustamente una battaglia politica contro di noi da parte di tante persone. Non definirei Grillo e Berlusconi poteri forti, piuttosto pensiero debole e loro cercano giustamente di bloccare questo tentativo di rimettere in piedi l’Italia”. Aggiungendo che “a me dà noia quando mettono in discussione la mia onestà, sono un ragazzo di Rignano sull’Arno. Possono dirmi che non sono capace ma non disonesto”.

“Se il ministro dei Rapporti con il Parlamento non controlla e verifica gli emendamenti, che ci sta a fare? Non è l’emendamento in sé il problema ma se qualcuno commette atti illeciti. Se ci sono opere non vanno bloccate le opere, se qualcuno ruba va bloccato il ladro”. Così Renzi ribadendo che nel suo governo “tutti quelli che si trovano ad aver commesso un errore si devono dimettere, io per primo”.

Il leader del Pd ha anche ribadito la posizione per l’astensione al referendum sulle trivelle. “Questa legge sulle trivelle l’ha fatta il Pd, è evidente che spera che fallisca ma chi vuole andare a votare, scelga liberamente che cosa votare. Non stiamo con il fucile puntato. La linea è sempre stata questa, no news. Ma a chi dice che non bisogna indicare il non voto, ricordo che al referendum del 2003 la Quercia disse di non andare a votare sull’art.18”.

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