26 Gennaio 2022

Pazienti Covid uccisi da farmaci letali. Alla sbarra ex primario. L’infermiere: “Mi rifiutai di uccidere”

Il medico arrestato a gennaio a Montichiari avrebbe ammazzato deliberatamente tre pazienti e - secondo i racconti al processo di un infermiere - avrebbe ordinato di procedere con altri pazienti ma lui si è rifiutato. In uno scambio di messaggi: "Ma anche a te Mosca ha chiesto di fare Succinicolina e Propofol a chi sta morendo?". "Lo sta chiedendo anche ad altri per liberare posti letto"

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E’ iniziato nei giorni scorsi in corte d’Assise a Brescia, il processo nei confronti di Carlo Mosca, ex primario del pronto soccorso di Montichiari (Brescia), arrestato lo scorso gennaio con l’accusa di triplice omicidio e falsificazione delle cartelle cliniche. I reati contestati sarebbero stati commessi nella primavera 2020.

Secondo l’accusa, il sanitario avrebbe somministrato farmaci letali (tra cui il Propofol, farmaco usato nel campo dell’anestesia) prima di intubare i pazienti Covid. Malati che sono deceduti subito dopo l’iniezione. Il primario avrebbe oltretutto omesso di segnalare il trattamento killer nelle cartelle cliniche. Il motivo per cui l’avrebbe fatto – secondo quanto sta emergendo dal processo – sarebbe stato quello di liberare posti letto in rianimazione per far spazio ad altri pazienti. Il medico si difende e nega ogni addebito.

In aula come testimoni anche personale sanitario che lavoravano a stretto contatto con il presunto pluriomicida. Tra questi – riporta “Il Giorno” -, Michele Rigo, l’infermiere che con il suo esposto ai carabinieri il 23 aprile 2020 diede avvio all’inchiesta. Rigo ha reso conto della pressione sul pronto soccorso soprattutto durante le ultime due settimane del marzo 2020.

Rigo ha raccontato in aula che “la notte del 18 marzo fui contattato dal medico di guardia che mi passò al telefono il primario Mosca. Pur non essendo in turno voleva sapere chi stava male. Io stavo trattando un paziente con una polmonite importante che mal tollerava la maschera a ossigeno. L’anestesista mi aveva suggerito per lui la morfina. Aveva poche possibilità di sopravvivere, dunque non era in programma l’intubazione. In quel periodo i posti erano limitatissimi, si doveva selezionare in base a età e patologie. A chi rimaneva escluso facevamo l’accompagnamento alla morte con la morfina. Mosca però mi ordinò di fargli Valium, Serenase e due fiale di Midarine, la succinicolina”.

“Io – prosegue Rigo – rimasi stupito. La succinicolina senza intubazione provoca soffocamento in pochi minuti. Mi rifiutai, non volevo ammazzare le persone”. il sanitario – scrive il quotidiano – si confidò con la moglie e qualche collega, tra i quali si ingenerò uno scambio di Whatsapp e telefonate. Perché pare che in molti sapessero.

“Per un periodo si ragionò di una denuncia di gruppo. Ma non se ne fece nulla. A farmi decidere furono i molti racconti e più episodi. Il 21 una Oss mi riferì che Mosca aveva preso dal frigo quei farmaci per Bassi. Lei non vide nulla. Nicolosi lo trattai io: arrivò il 21 marzo con un’insufficienza respiratoria importante ma dopo l’ossigeno era migliorato. Morì all’improvviso. Lui aveva chiesto a una collega quei farmaci”.

Massimo Bonettini, un altro infermiere, contattò Rigo il 23 marzo dopo “un anomalo calo” dei medicinali da intubazione dal frigo: “Ma anche a te Mosca ha chiesto di fare succinicolina e propofol a chi sta morendo? – scrisse il 23 marzo su Whatsapp chiedendo di tenere il segreto – Lo sta chiedendo ad alcuni di noi, io non ci sto a uccidere per liberare posti letto”. Il giorno dopo la morte di Paletti scattò una foto a tre fiale vuote scovate tra i rifiuti di vetro, e la inviò a Rigo.

“Ce le ha messe qualcuno, quelle fiale non avrebbero dovuto stare lì ma nel cestino taglienti – si è difeso l’imputato con dichiarazioni spontanee – E i cappucci allora dove sono?”.

Alla fine Bonettini, che ieri ha negato di aver ricevuto ordini diretti di somministrazioni letali (“ma dalle intercettazioni sembrava il contrario”, scrive il Giorno) non denunciò. “Per paura”.

“Qui ci stanno prendendo tutti, ci hanno denunciato per qualcosa, e immagino di sapere perché” disse in una telefonata alla collega Silvia Fenocchio dopo la notizia dell’inchiesta, il cui audio è stato riprodotto. “La succinilcolina?”. “Sì”. “Secondo te chi è che ha parlato?”. “Michele”.

Alcuni osservatori si chiedono se il metodo adottato dal primario di Montichiari fosse adottato anche in altri presidi ospedalieri, dal momento che i posti letto, sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva, costano migliaia di euro al giorno. Il Covid è un enorme business e fa fatturare…


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