Israele censura il film “Naza”, ministro chiede la revoca della cittadinanza ai registi

A chiederla il Ministro della Cultura e dello Sport israeliano Miki Zohar. Il documentario - che tratta del genocidio a Gaza con la testimonianza di soldati dell'Idf -, è stato diretto dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor e ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia

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Il Ministro della Cultura e dello Sport israeliano Miki Zohar ha chiesto al Ministero dell’Interno di valutare la possibilità di revocare la cittadinanza israeliana ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, registi del documentario su Gaza “NAZA”, che sabato ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. Lo riferisce il quotidiano israeliano Hareetz.

Il film esamina ciò che descrive come il “pianificato omicidio di massa” di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele e presenta testimonianze di ufficiali dell’intelligence delle IDF e soldati.

La revoca della cittadinanza – ricorda Il Post – è prevista dalla legge israeliana in casi di spionaggio, tradimento e terrorismo, ma è una procedura rara e non può essere decisa dal ministro della Cultura. Per avviarla sono necessari l’intervento del ministro dell’Interno, l’approvazione del ministro della Giustizia e infine la convalida di un giudice.

Dopo l’annuncio dell’assegnazione del Premio speciale a NAZA, sia Zohar che il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir avevano criticato molto duramente Abraham e Szor. Zohar aveva definito il film «ignobile» e accusato i registi di essere «disposti a ferire la loro patria pur di ricevere applausi dagli antisemiti nel mondo». Ben Gvir, che è uno degli esponenti più estremisti nel governo di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha commentato la vittoria rivolgendosi così ai registi: «Sono certo che i vostri amici, cioè i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte».

Yuval Abraham e Rachel Szor avevano già girato No Other Land, il film che nel 2025 aveva vinto l’Oscar come miglior documentario (anche questo boicottato, ndr). Racconta le condizioni di vita degli abitanti di Masafer Yatta, un’area di circa 30 chilometri quadrati molto vicina alla città palestinese di Hebron, in Cisgiordania.

Le giustificazioni del ministro Zohar

“Chi agisce contro lo Stato di Israele durante una guerra – non può continuare a detenere la cittadinanza israeliana”, scrive su 𝕏 il ministro Zohar. “Ho scritto questa mattina al direttore generale dell’Ufficio Centrale per la Popolazione e al direttore generale del Ministero dell’Interno affinché esaminino la revoca della cittadinanza israeliana ai creatori del film anti-israeliano “NAZA” per violazione della fedeltà allo Stato e collaborazione con il nemico, e affinché verifichino come siano stati ottenuti i materiali, chi ne sia responsabile e se nell’ambito della loro acquisizione o diffusione siano stati compiuti atti che possano costituire un aiuto al nemico durante una guerra. La libertà di espressione non è una licenza per tradire lo Stato. Chi agisce contro Israele durante una guerra deve sapere che ciò avrà un prezzo”.

Poi in un altro post su 𝕏 il ministro israeliano afferma: “Bisogna consentire alle forze di sicurezza di visionare il filmato immediatamente. Non ho dubbi che le informazioni ottenute lì possano provare atti di tradimento, sia da parte dei partecipanti al filmato sia nelle menzogne che i creatori hanno ricevuto dall’organizzazione terroristica Hamas.”

Il ministro israeliano Miki Zohar

NAZA è prodotto dal quotidiano britannico Guardian e raccoglie le testimonianze di diversi militari e membri dell’intelligence israeliana che hanno partecipato alle operazioni nella Striscia di Gaza.

Attraverso i loro racconti, il film mostra come l’esercito israeliano selezioni gli obiettivi da colpire e utilizzi sistemi informatici per individuare e classificare quelli potenziali. Nel documentario si mostra inoltre come questi sistemi permettano di stimare in anticipo quanti civili potrebbero essere uccisi negli attacchi: il titolo cita proprio un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid aereo.

L’Idf smentisce: “Falso”

L’esercito israeliano domenica ha smentito un’accusa nel documentario diretto da israeliani “NAZA” secondo cui avrebbe pianificato e approvato un attacco a Gaza in cui erano previste 500 morti tra i civili, definendo l’affermazione “completamente falsa”, riporta Hareetz su 𝕏.

E’ uscito al cinema “Palestina 36”

La cover del film “Palestina 36”

Intanto è uscito nelle sale cinematografiche il film “Palestina 36, quando tutto ebbe inizio”, pellicola diretta dalla regista Anne-Marie Jacir.

La trama
“1936. Mentre i villaggi della Palestina si ribellano al dominio coloniale britannico, Yusuf si divide tra la sua casa di campagna e Gerusalemme, dove si respira grande irrequietudine, desiderando un futuro al di là dei crescenti disordini. Ma la storia è inesorabile. Con il numero crescente di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo in Europa e la popolazione palestinese che si unisce nella più grande e lunga rivolta contro il dominio britannico durato 30 anni, tutte le parti precipitano verso un inevitabile scontro in un momento decisivo per l’Impero britannico e il futuro dell’intera regione”.

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