Omicidio rumena, arrestati i fratelli Cioffo. "Uccisa per 500 euro"

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Cipriano Cioffo e Arturo Cioffo arrestati ad Aversa per omicidio rumena a Villa di Briano
I fratelli Cipriano e Arturo Cioffo, arrestati ad Aversa

AVERSA (CASERTA) – Nelle prime ore della mattinata odierna i Carabinieri del reparto territoriale di Aversa hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 2 indagati ritenuti presunti responsabili di omicidio in concorso,  detenzione illegale di armi  e incendio. Si tratta dei fratelli Cipriano e Arturo Cioffo.

L’indagine venne avviata dai Carabinieri nel maggio 2015, a seguito del rinvenimento del cadavere di una donna rumena, Maria Veronica Sologiuc, 35 anni, colpita da colpi d’arma da fuoco alla testa, nelle campagne di Villa di Briano (Caserta).

La donna sarebbe stata uccisa per un debito di 500 euro. Il quadro agghiacciante è stato svelato dagli inquirenti per spiegare l’omicidio della donna freddata nelle campagne del Casertano.

“Allora che devo fare, lo devo uccidere come ho fatto per la donna di Villa di Briano”. E’ questa una delle intercettazioni ascoltate da pm e carabinieri che hanno portato all’arresto di due fratelli di San Cipriano d’Aversa, Cipriano e Arturo Cioffo, accusati dell’omicidio di Maria Veronica Sologiuc, 35 anni.

Il cadavere della donna fu ritrovato nei pressi del santuario di Villa di Briano il 20 maggio del 2015, con 3 colpi di arma da fuoco, una calibro 7,65, alla testa. La sua auto fu trovata, bruciata, dopo qualche giorno, non lontano dal luogo del delitto, nelle campagne di San Marcellino.

Un quadro indiziario molto particolare, così lo ha definito il procuratore del tribunale di Napoli Nord, Francesco Greco, per un omicidio maturato per un debito di 500 euro. L’indagine dei militari dell’Arma di Aversa, iniziata nel maggio del 2015 e conclusa nel settembre dello stesso anno, e svolta attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e una perquisizione a casa dei due fratelli che vivevano insieme in una villa bifamiliare, ha permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio sul delitto.

La donna aveva con i due assassini un rapporto di interessi illeciti, soprattutto truffe assicurative e traffico di autovetture, gestiti nel suo bar, e aveva una relazione con uno di loro, Cipriano. A essere ascoltate dai carabinieri come testimoni anche le mogli dei due fratelli, che, nel tentativo di creare un alibi ai mariti sono comunque cadute piu’ volte in contraddizione.

Da un’analisi dei tabulati dei telefoni della vittima e dei due fratelli, nonché dalle immagini di alcune telecamere nei pressi del luogo del delitto e dell’abitazione dei Cioffo, sono venuti alla luce i contatti telefonici con la vittima poco prima dell’omicidio e il passaggio delle loro autovetture nella zona del Santuario.

“Hanno cercato di mettere in piedi una esecuzione cercando di depistare le indagini – spiega Greco – sia bruciando l’auto, sia nella modalità dell’omicidio che nel mettere in bocca alla donna un anello con testa di serpente rinvenuto durante l’autopsia”. Nel corso di una perquisizione a casa dei Cioffo è stata trovata anche una scarpa, all’interno della cui suola vi erano documenti appartenenti alla vittima, due codici pin e una tessera sanitaria. Sulla scarpa, così come sul cruscotto dell’auto di Cipriano Cioffo, sono emerse tracce biologiche sia della 35enne che degli indagati. Dalle intercettazioni è emersa anche la preoccupazione espressa dai due fratelli per le indagini e in cui facevano riferimento alla benzina utilizzata per incendiare l’auto e alle scarpe.