Concorsi truccati all’università, gli studenti: “Dappertutto è così”

Carlomagno Jeep agosto 18

test universitàAll’indomani dell’inchiesta della procura di Firenze sui concorsi truccati nelle università italiane sfociata con 7 docenti arrestati, 22 interdizioni e in 59 indagati, c’è sgomento e preoccupazione tra gli studenti della facoltà di Giurisprudenza al polo di Novoli, a Firenze, il giorno dopo gli arresti per i concorsi truccati. Ma c’è anche rabbia per quella che per molti sembra non essere una sorpresa: “Hanno scoperto l’acqua calda. Pensate che accada solo qui?”, dice Marta, una laureanda che preferisce non aggiungere altro davanti ai taccuini, ma che lascia intendere che lei e i suoi colleghi di queste cose se non viste ne hanno sentite tante. Dovrebbe laurearsi tra pochi giorni proprio in Diritto tributario, con il professor Roberto Cordeiro Guerra (uno dei docenti interdetti dal gip), e ieri era andata quasi nel panico quando a Novoli è arrivata la notizia. Solo oggi ha avuto qualche rassicurazione sul suo prossimo futuro.

Quella stessa notizia sui social ha invece eletto ‘eroe’ Philip Laroma Jezzi, il tributarista fiorentino che con la sua denuncia ha dato il via all’inchiesta, coordinata dai pm Paolo Barlucchi e Luca Turco, che ha portato all’arresto di sette professori universitari, alla sospensione per altri 22 e a 59 indagati. “Sei un grande!!! Le persone come te andrebbero clonate!!! Con grande ammirazione e stima”: è solo uno dei tantissimi messaggi postati sulla bacheca di facebook di Laroma Jezzi, mentre su twitter dilaga l’hastag “#concorsitruccati”.

“Hai avuto il coraggio di denunciare ciò che ormai è consuetudine accettata da tutti”, scrive Salvatrice. Stima, complimenti e ringraziamenti arrivano di continuo e Mary aggiunge: “Grazie Philip da parte dei giovani italiani preparati e bravi come te, traditi dall’Italia corrotta. Grazie per la tua rettitudine e il tuo coraggio. Non era facile. Grazie ancora”.

Gli studenti del quinto anno, che devono affrontare l’esame di Diritto tributario (la materia al centro dell’inchiesta della procura fiorentina), o chi deve preparare la tesi, solo nel primo pomeriggio di oggi hanno avuto qualche rassicurazione: gli esami saranno fatti dagli assistenti e per le lauree verranno trovati altri relatori. Magari il corso di tributario, previsto nel primo semestre, slitterà al secondo.

Oggi ha fatto sentire la sua voce anche il rettore Luigi Dei, assicurando che prima di tutti proprio l’Ateneo vuole “che siano accertate quanto prima le responsabilità e se accertate che la punizione sia severa, rigorosa, esemplare”. Dei, però, non vuole che quest’inchiesta faccia pensare che tutto e tutti sono uguali: “nella comunità universitaria italiana ci sono migliaia di professori e di ricercatori che lavorano con onestà e hanno come faro il merito, la valutazione e la trasparenza. Siamo doppiamente feriti perché non vogliamo che una malattia venga scambiata per una epidemia”.

Philip Laroma Jezzi “eroe” sui social – “No, non ho niente da aggiungere”. Philip Laroma Jezzi, il tributarista fiorentino che con la sua denuncia ha dato il via all’inchiesta sui concorsi truccati, il giorno dopo preferisce non dire altro. Neppure commentare il fatto che sui social è già diventato ‘un eroe’. “Non dico niente”, risponde gentilmente. Una sola precisazione su alcune notizie: “L’attuale tesoriere del Pd Francesco Bonifazi è stato un mio praticante quando ero socio di un altro studio fiorentino mentre del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi sono stato il relatore alla sua tesi di laurea”, dice Laroma.

Russo: “Laroma vale ma sul piano umano è…” – “Laroma è un… sul piano umano, è uno stronzo, ma a me non me ne frega nulla”, “io distinguo i piani umani con il piano scientifico e della meritocrazia”, “Laroma come intelligenza e come laboriosità vale il doppio di tutti quelli che hanno fatto” il concorso “l’altra volta e vale il doppio di tutti gli aspiranti associati che oggi partecipano a questa tornata, non c’è dubbio”: così, in una conversazione intercettata il 4 aprile 2015 nell’inchiesta di Firenze sui concorsi truccati, il professor Pasquale Russo, tra gli indagati, parlando a un membro della commissione giudicatrice del Miur, professor Adriano Di Pietro (università di Bologna), arrestato ieri dalla GdF. Dalla denuncia di Philip Laroma Jezzi, che registrò col telefonino colloqui-chiave per l’inchiesta, sono partite le indagini.

In questa stessa conversazione il professor Adriano Di Pietro condivide il giudizio dell’altro luminare riguardo al ricercatore italo-inglese Philip Laroma Jezzi che il sistema di spartizione delle cattedre universitarie, aveva escluso dai concorsi a favore di altri con meno titoli di lui. “Vai a leggere i libri di Laroma non solo ma continua, vedo, a scrivere sul Corriere, sulla Rivista – proseguiva il professor Russo – Articoli anche grossi, di 40 pagine, 30 pagine, cioè un uomo che segue, una persona che, cioè, non una persona che vuole soltanto arrivare a guadagnar soldi, a apparire, a comparire…”.

Russo mostra di riconoscere il valore di Laroma, annota il gip Angelo Pezzuti, anche se lui stesso gli aveva spiegato i motivi per cui si sarebbe dovuto ritirare dal concorso per l’abilitazione scientifica a favore di altri. Ma Philip Laroma Jezzi registrò i colloqui nello studio di Pasquale Russo e li portò alla guardia di finanza quando decise di fare denuncia.

L’interrogatorio del professore Adriano Di Pietro: “Io estraneo” – E’ durato circa mezz’ora l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Angelo Pezzuti del professor Adriano Di Pietro, uno dei sette docenti da ieri agli arresti domiciliari per l’inchiesta sui concorsi truccati. E’ stato il primo degli interrogatori che proseguiranno nei prossimi giorni. “Il professore Di Pietro ha reso una dichiarazione spontanea – ha detto l’avvocato Giovanni Flora che, insieme all’avvocato Luigi Stortoni di Bologna, difende l’ex docente della facoltà emiliana – annunciando una successiva memoria sui fatti e in diritto. Il professore ha ribadito di aver sempre agito nell’esclusivo interesse della scienza e di non aver mai fatto scambi per garantire il posto a qualcuno”.

I difensori, appena terminato l’interrogatorio al quale era presente anche il pm Paolo Barlucchi, hanno chiesto la revoca della misura cautelare facendo presente al gip che “il professor Di Pietro è ormai in pensione da diversi anni e che quindi non partecipa più ad alcuna commissione: Inoltre, anche a causa dell’immagine negativa creata da quanto detto tra ieri e oggi, il professor Di Pietro non è più in grado di agire”, ha spiegato Flora. Il giudice si è riservato la decisione dopo avrà avuto un parere scritto anche dal pm.