Il capo dei filorussi ucciso in un attentato a Donetsk. Ira di Mosca

Alexander Zakharchenko stava pranzando in un ristorante quando è esplosa una bomba. Il Cremlino: "Nell'attentato c'è la mano del regime ucraino"

Carlomagno Panda Settembre 2018
Alexander Zakharchenko
Alexander Zakharchenko

Il capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko è stato ucciso in un attacco terroristico avvenuto con una bomba piazzata in un ristorante cittadino, dove il leader filorusso stava pranzando insieme ad altre persone. La notizia, riportata da diversi media russi, è stata confermata da un portavoce dell’amministrazione della RPD citato dall’agenzia Tass.

L’esplosione è avvenuta nel ristorante Separ, nel centro della città che si trova nell’Ucraina orientale. Secondo i media, altre tre persone sono rimaste ferite.

Ira di Mosca sull’attacco: “C’è la mano del regime di Kiev” – “I guerrafondai di Kiev stanno attuando uno scenario terroristico invece di rispettare gli accordi di pace siglati a Minsk. Ci sono tutte le ragioni per credere che il regime di Kiev sia dietro l’assassinio del capo della autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (RPD), Alexander Zakharchenko”, ha fatto sapere il ministero degli esteri russo.  

“Considerando il sistema politico fantoccio dell’Ucraina, la comunità globale deve chiedere una indagine imparziale su quel crimine commesso di fronte agli occhi dei civili”, ha sottolineato la portavoce del ministro.

Chi era Zakharchenko – Alexander Zakharchenko era nato a Donetsk il 26 giugno 1976. Si era laureato al “Donetsk College of Industrial Automation”, con una laurea in elettromeccanica mineraria, scrive la Tass.

Quando le proteste nell’Ucraina sud-orientale sono scoppiate nella primavera del 2014 culminate poi con l’annessione della Crimea alla Russia, Zakharchenko si è unito alle milizie popolari anti-Kiev. Fedelissimo di Vladimir Putin, il 16 aprile dello stesso anno ha preso parte all’avanzamento della costruzione dell’amministrazione della città di Donetsk.

L’8 agosto 2014, il Consiglio supremo della RPD lo ha acclamato come Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica di Donetsk in sostituzione di Alexander Borodai. Il 2 novembre 2014, Alexander Zakharchenko è stato eletto capo della RPD dopo aver ottenuto il 77,51% dei voti. Ha assunto l’incarico il 4 novembre 2014. Il suo più diretto rivale, Alexander Kofman, vicepresidente del parlamento della “Nuova Russia”, ha ottenuto il 10,03% dei voti.

Zakharchenko è stato un personaggio chiave nella crisi ucraina che ha portato le milizie militari a fronteggiare apertamente il regime di Kiev, appoggiato invece da Usa e occidente. I separatisti russi furono sospettati anche del disastro dell’MH17, l’aereo della Malaysia Airlines, esploso in aria coi suoi 298 passeggeri proprio sopra i cieli di Donetsk. L’aereo era partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lampur quando un missile disintegrò l’aereo a 10mila metri di altezza. Sulle responsabilità della strage c’era stato un gioco a scarica barile tra i due fronti.