Recovery, Renzi avverte il governo: “Senza accordo i ministri di Iv si dimetteranno”

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Matteo Renzi al Senato (Ansa)

“Quando parlo di qualche settimana dico che non può tirare troppo sulle lunghe, se c’è l’accordo” sul Recovery “bene, si va avanti, se non c’è l’accordo è evidente che faranno senza di noi e le ministre si dimetteranno. Non siamo alla ricerca di poltrone ma di idee”. Lo dice il leader di “Italia viva” Matteo Renzi in conferenza stampa al Senato

Mercoledì mattina il ministro Roberto Gualtieri ospiterà la delegazione di Iv: “andranno i capigruppo Faraone e Boschi e le ministre Bonetti e Bellanova. Con questa delegazione presenteremo 61 punti su cui al momento non siamo d’accordo delle 103 pagine di Next generation Eu. Dico ‘al momento’ perché chiederò ai parlamentari di Iv di indicare eventuali ulteriori suggerimenti. Andremo combattivi come sempre”, ha aggiunto Renzi in una conferenza stampa in Senato.

“Pensiamo che il piano predisposto dal presidente del Consiglio manchi di ambizione, sia senz’anima, si vede che non c’è un’unica mano che scrive. E’ un collage talvolta raffazzonato di pezzi di diversi ministeri. Si vede la mano burocratica di chi mette insieme i pezzi”, ha detto il leader di Iv.

Intanto i presidenti dei gruppo parlamenti di LeU, Loredana De Petris e Federico Fornaro hanno presentato al presidente del Consiglio “le osservazioni e le proposte di Liberi e Uguali per il Recovery Plan italiano. Nel documento abbiamo ritenuto fondamentale riaffermare che i fondi destinati alla Sanità, pari ad appena 9 mld, sono largamente insufficienti, anche tenendo conto di alcuni programmi trasversali”, hanno detto.

“Il Servizio sanitario nazionale – hanno spiegato Fornaro e De Petris – ha per noi un’importanza strategica decisiva. E’ quindi necessario l’investimento di ben più ampie risorse soprattutto sul fronte dell’assistenza di prossimità e della medicina territoriale. Salute, quindi, ma anche ambiente, infrastrutture sociali, istruzione e ricerca, mobilità sostenibile e mezzogiorno gli assi portanti delle nostre priorità”.

“L’intero impianto del programma Next Generation Eu – proseguono i due capigruppo – lega la crisi sociale e quella ecologica. E’ dunque necessario abbandonare l’impostazione micro progettuale per adottare una visione complessiva, quella che papa Francesco ha definito ‘Ecologia integrale’, rifiutando quindi qualsiasi operazione di greenwashing e di dispersione delle risorse in microprogetti”.

“Nel documento oltre ad aver segnalato l’inadeguatezza di alcuni dei progetti proposti, chiediamo la revisione, non più rinviabile, degli obiettivi del PNIEC, investimenti massicci in idrogeno verde e non blu, impegno a un uso solo residuale del gas come risorsa energetica. Sono urgenti poi maggiori investimenti nella forestazione urbana e nell’economia circolare, nonché la transizione energetica dell’edilizia residenziale pubblica per consentire una maggiore equità sociale. Gli obiettivi di mitigazione della crisi climatica e ambientale necessitano altresì di investimenti per agricoltura e mobilità sostenibili, proseguono i capigruppo di LeU”.

“Riteniamo un errore grave e da correggere – aggiungono – il non aver considerato le infrastrutture sociali come asse strategico. Si tratta infatti di un intervento decisivo per garantire la terza linea strategica del NGEU, quella dell’inclusione sociale. Altrettanto inspiegabile è poi la quasi scomparsa dalla bozza degli investimenti volti a colmare il divario tra il Sud e il resto d’Italia, tra i principali destinatari dei 209 miliardi del PNNR. E’ infine necessario investire nel potenziamento della didattica e nel diritto allo studio in favore dei redditi più bassi e rafforzare la ricerca pubblica, concludono i presidenti dei gruppi di LeU”.

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