Omicidio Biagi: Scajola e De Gennaro indagati per la mancata scorta al giuslavorista

Claudio Scajola
Claudio Scajola

Un’altra tegola giudiziaria per l’ex ministro dell’Interno, Claudio Scajola. Insieme all’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, l’ex dirigente di Forza Italia è stato indagato nell’inchiesta bis sulla revoca della scorta al giuslavorista Marco Biagi, ucciso a Bologna dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002. All’epoca dell’omicidio di Biagi, Scajola e De Gennaro erano rispettivamente titolare del Viminale e capo della Polizia di Stato.

La prima inchiesta fu archiviata. La nuova fu riaperta nel maggio 2014 dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare appunti dell’ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. Secondo quanto appreso dall’Ansa, l’avviso di garanzia è stato notificato a Scajola e De Gennaro, oltre che ai familiari del giuslavorista, assistiti dall’avvocato Guido Magnisi, in cui si chiede a una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli “per sapere se intendono o meno avvalersi della prescrizione”. L’inchiesta è del Pm Antonello Gustapane.

Da ciò che emergerebbe dai documenti di  Zocchi, l’ex ministro sarebbe stato “a conoscenza e consapevole delle minacce” cui era sottoposto l’autore del Libro Bianco sul Lavoro, Marco Biagi trucidato dalle Br.

Scajola e De Gennaro
Claudio Scajola, dietro Gianni de Gennaro (Ansa)

“Se qualcuno ha sbagliato nel togliere la scorta a Marco Biagi lo ha fatto per superficialità e certamente non per volontà”, afferma Luciano Zocchi, l’ex segretario di Claudio Scajola nella cui abitazione furono trovati dei documenti che hanno consentito la riapertura dell’inchiesta a Bologna. “Confermo tutto quello che ho detto fino ad oggi e tutto quello che sapevo l’ho raccontato ai magistrati che mi hanno ascoltato”, ha detto Zocchi.

L’ipotesi di reato per cui la procura bolognese aveva riaperto l’inchiesta e per cui Scajola è stato iscritto giovedi 26 febbraio 2015 nel registro degli indagati, è di “omicidio per omissione”, ipotesi di reato che sarebbe prescritta dopo 7 anni e mezzo, quindi nel 2009.

Sempre nel 2002, dopo qualche mese dall’omicidio Biagi, l’ex ministro si era dimesso dal governo Berlusconi per aver pronunciato delle “frasi choc” che hanno destato molto clamore nel Paese. “Fatevi dire da Maroni (Lega, ex ministro dell’Interno) se (Biagi) era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”.

Altre dimissioni, nel 2010 quando da ministro dello Sviluppo economico fu costretto a lasciare per lo “scandalo” della casa al Colosseo meglio conosciuta come la “casa a sua insaputa”. Processato, il dirigente politico fu assolto perché il fatto non costituisce reato.

Appena qualche mese dopo l’assoluzione per la casa al Colosseo, a maggio 2014, Scajola viene arrestato dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria con l’accusa di aver agevolato la latitanza dell’armatore ed ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena. Qualche settimana in carcere per poi essere trasferito ai domiciliari.

Proprio ieri Scajola era a Reggio Calabria all’udienza del processo che lo vede imputato insieme a Chiara Rizzo, moglie dell’ex parlamentare azzurro ancora latitante a Dubai.

I giudici del Tribunale di Reggio per l’occasione hanno ascoltato il vicequestore Leonardo Papaleo, che ha illustrato le indagini della Dia nei confronti dell’ex ministro Scajola e degli altri imputati accusati di inosservanza della pena dell’armatore parlamentare. Dopo mesi, Scajola ha incrociato per la prima volta la Rizzo. Tra i due, legati da vecchia amicizia, c’è stato un saluto formale con un “ciao”.