Cala il sipario su Expo. Mattarella: "Vince l'Italia unita"

Il commissario Sala, Il sindaco Pisapia, il capo dello Stato Mattarella e Roberto Maroni alla cerimonia di chiusura di Expo
Il commissario Sala, Il sindaco Pisapia, il capo dello Stato Mattarella e Roberto Maroni alla cerimonia di chiusura di Expo (Ansa)

Chiuso definitivamente l’Expo, giungono manifestazioni di soddisfazione per l’esposizione universale che ha attirato milioni di turisti da tutto il mondo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento alla cerimonia di chiusura ha affermato che “l’Italia vince se è consapevole del valore della sua unità, se è capace di sanare le fratture anzichè approfondirle. C’è una grande domanda di Italia. Di bellezza italiana, di cultura italiana, di gusto italiano. E’ bene impegnarsi – dice il capo dello Stato – per appagare questa attesa che si rinnova, affinando sempre più le nostre vocazioni, a partire da quella europea. Il nostro dibattito pubblico, per essere maturo e riconquistare credibilità e fiducia, non può oscurare le sinergie e i terreni di convergenza, pena un generale impoverimento”.

“L’Italia vince se è consapevole delle sue qualità. Il dialogo deve continuare” con tutti i paesi del mondo”, ha spiegato ancora il presidente della Repubblica che ricorda un evento al quale in questi sei mesi hanno partecipato visitatori da ogni luogo. “Per il nostro Paese l’Expo è stata una grande opportunità, sin dal giorno in cui la candidatura italiana è stata concepita”.

“Possiamo dire – sottolinea Mattarella – serenamente che la sfida, rivolta prima di tutto a noi stessi, è stata vinta. Grazie Commissario Sala per il suo lavoro. La sfida non è stata vinta da qualcuno contro qualcun altro. E’ stata vinta da un’Italia che, quando si unisce in un impegno comune, evitando che le naturali diversità producano eccessi di antagonismo, sa esprimere grandi doti e mostrare al mondo le sue originali qualità”.

“Nutrire il pianeta senza escludere nessuno è possibile. Eliminare la fame e la sete dalla faccia della terra è possibile, e rappresenta un elemento indispensabile per la costruzione della pace. Siamo davanti a una sfida epocale e a condizioni inedite per affrontarla”.

“Abbiamo bisogno – spiega – di un grande cambiamento culturale, che deve procedere di pari passo a programmi lungimiranti, non ipotecati da politiche del giorno per giorno. Il cambiamento, per realizzarsi, deve avere protagonisti i popoli, i corpi sociali, le persone: non ci sarà un umanesimo imposto dall’alto”.

“Dobbiamo conquistarlo, praticarlo, diffonderlo. Il grande interesse suscitato da Expo ha questo segno di riscatto globale”. La fame e la malnutrizione che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, ancora colpisce 800 milioni di esseri umani va combattuta con determinazione. “Allo stesso modo nel Nord del mondo dobbiamo contrastare l’obesità – ha evidenziato Mattarella – che è anch’essa una forma di malnutrizione, anche se ben diversa, e che riguarda altri 800 milioni di persone.

Secondo Mattarella “è assurdo, oltre che inaccettabile che, a fronte delle catastrofi umanitarie nelle regioni del bisogno, delle guerre, dei disastri ambientali, continui lo spreco nelle regioni del benessere. Non si può sfuggire all’evidenza che la lotta alla fame e alla sete sono pietre angolari di un nuovo governo globale, fondato sulla collaborazione economica e sull’affermazione dei diritti umani”.

Per il capo dello Stato è “esattamente il contrario degli scontri di civiltà e delle guerre di religione, che continuano a essere invece le maschere ideologiche dietro le quali si nascondono volontà di dominio e logiche di sopraffazione. E che ancora generano morte, violenze, discriminazioni, migrazioni epocali”. Ci sono alcune parole d’ordine nel discorso del presidente Mattarella: “Cultura del cibo, rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi, innovazione e cooperazione possono aiutarci a contrastare la povertà, che resta il fattore primo di ingiustizia e di destabilizzazione. Possono aiutarci a rialzare la testa, e a farla rialzare a tutte le donne e a tutti gli uomini”.

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