Forza Fitto! Il dissidente azzurro contro Berlusconi e l'unanimismo imperante

Raffaele Fitto
Raffaele Fitto

E’ resa dei conti in Forza Italia. Archiviate le europee dove il partito di Berlusconi è precipitato al 16 percento, avanza prepotente l’idea di un radicale rinnovamento. L’alfiere di questa “sfida” porta il nome di Raffaele Fitto, ex governatore pugliese ed ex ministro dell’ultimo governo di Silvio.

Alle ultime elezioni ha conquistato uno scranno a Strasburgo a suon di preferenze. Ne ha totalizzate quasi 285mila. Il più votato in assoluto dopo Simona Bonafè, del Pd (4mila voti di più).

E ora questi voti “di stima” li ha serviti al ghota romano per rilanciare l’unità del centrodestra e, cosa più importante, chiedere a gran voce le primarie per scegliere il nuovo leader di un partito dinastico ancorato (purtroppo ancora) attorno alla figura di Berlusconi.

Una proposta che ha creato molti mal di pancia, primo fra tutti proprio all’ex premier che vede come fumo negli occhi chiunque possa strappargli la leadership. A ruota i soliti “falchi” che da Verdini, Brunetta e Toti a Gelmini, Tajani e Romani, per citarne alcuni, hanno fatto quadrato attorno al Cavaliere. “Le primarie non sono necessarie, un leader ce l’abbiamo già e si chiama Silvio Berlusconi”, è il consueto monologo. Fitto insiste è per un po’ lascia intuire che se non si avvia un processo di profondo cambiamento nel partito azzurro sarebbe disposto ad un’altra scissione come quella che fece Alfano con Ncd. Ipotesi poi smentita.

Lo scontro è aperto e abbastanza lacerante. Da una parte ci sono i “cortigiani” di Arcore in difesa dello “status quo” (quello che ha consentito a gente senza voti di essere nominanti da vent’anni a questa parte in parlamento e ai vertici delle istituzioni), dall’altra un gruppetto di donne e uomini coraggiosi (tra cui Carfagna, Capezzone, Rotondi e altri) che ha intrapreso la via più scomoda del dissenso. Un po’ tardi, è vero. Ma meglio tardi che mai, viene spontaneo pensare.

Naturalmente siamo a favore della compagnia capeggiata da Fitto, così come in passato “tifammo” per Renzi, Meloni e Alfano e chiunque in futuro mostri coraggio e attributi nell’affrancarsi da quell’unanimismo imperante che ha fatto precipitare l’intero paese, prima ancora che qualche partito. Non sappiamo se l’ex titolare degli Affari regionali riesca a spuntarla in questa battaglia contro le truppe “Yes Sir” di Berlusconi, ma è già una grande vittoria aver messo in discussione la leadership di un uomo che con intelligenza avrebbe fatto bene a mettersi da parte già molti anni fa. Forza Fitto! Il piccolo grande Davide contro un vecchio e acciaccato Golia.

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