19 Maggio 2024

Così Aifa insabbiava i dati dei sieri su anziani e fragili: “Non ci sono studi su efficacia, ma non ditelo”

Nuovo scoop di "Fuori dal Coro": Magrini fece rimuovere da un report la frase "la probabilità di decesso in un anziano vaccinato è elevata". Sulla sicurezza dei sieri un funzionario avvertiva: "I fragili rientrano nelle popolazioni non studiate". Ma venne ignorato. E le autorità sanitarie, virostar e giornalisti invitavano alla vaccinazione di massa senza uno straccio di base scientifica: "Il vaccino è sicuro ed efficace", ma non era vero

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Martedì sera c’è stata un’altra puntata di “Fuori dal Coro“, il programma su Rete4 condotto da Mario Giordano, con una inchiesta giornalistica esplosiva sugli eventi avversi da vaccino e di come questi siano stati in sostanza insabbiati dai vertici dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la più importante istituzione regolatoria in Italia che dipende dal ministero della Salute.


Non sono le carte dell’inchiesta Covid di Bergamo, ma una fitta corrispondenza interna tra gli uffici dell’Agenzia magistralmente scovata dalla brava giornalista Marianna Canè che ha mostrato in esclusiva email compromettenti. E ci sono elementi, come nell’altra inchiesta di martedì scorso, che fanno rabbrividire in confronto alla narrativa “ufficiale” che ci hanno raccontato e che ha sempre fatto acqua da tutte le parti.

L’ex direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, licenziato poco tempo fa dal governo, circa due anni fa fece rimuovere da un report la frase che “la probabilità di decesso in un anziano vaccinato è elevata”. E sulla sicurezza dei sieri un funzionario avvertiva: “I fragili rientrano nelle popolazioni non studiate”, un alert che venne ignorato ma che se fosse stato preso in considerazione avrebbe potuto salvare migliaia di vite.


In quel periodo, ricordiamo come autorità, virostar, conduttori e giornalisti invitavano alla vaccinazione. Era la “moda” dettata dalla fiducia nella “scienza”. Come per dire: “Se vuoi restituita la libertà devi sierarti, punto!”. E negli hub di tutta Italia si presentavano in massa anziani, fragili (fra cui giovani immuno-despressi e persone di mezza età), ma anche – in virtù di una vergognosa propaganda mediatica -, bambini e adolescenti che col Covid non avevano mai avuto problemi. In circa due anni, dati Iss, sono decedute poco più di una trentina di persone tra zero e 19 anni (foto in basso).

Una percentuale insignificante in cui con ogni probabilità vi erano persone con malattie rare, ma che avevano un tampone positivo, ergo decessi attribuiti al virus. E su questa percentuale zero virgola zero zero, la cricca citata ha eretto la falsa emergenza dei minori che potevano infettare i nonni.  Ricordiamo tutti, vero? Poi si entrò nella fase degli obblighi vaccinali con l’infame e discriminatorio certificato verde e i ricatti paramafiosi (esclusi dal lavoro centinaia di migliaia di cittadini senza stipendio eccetera) che non consentivano ai bambini di salire neanche su un bus per andare a scuola, nonostante per loro non ci fosse alcun “obbligo” a sierarsi. Ma se desideravano andare al Mec o in pizzeria, dal parrucchiere o in disco, non potevano entrare. Erano gli “untori”.


“Se non ti vaccini ti ammali e muori, e fai morire”, disse all’epoca Draghi. “Col Green pass sei certo di stare con persone che non contagiano…”, era l’altra colossale menzogna svelata da decine di studi scientifici. In realtà abbiamo scoperto che era l’opposto, e che i numerosi decessi per morti improvvise sono stati sempre bollati da sedicenti e assoldati fakt-cecker con la formula “nessun nesso” o “nessuna correlazione”. Difficile dimenticare. Difficile dimenticare gli abusi e le angherie di uno Stato che invece di difendere e tutelare la salute dei suoi cittadini li ha di fatto sacrificati sull’altare dei grandi cartelli farmaceutici ovvero di ristretti circoli èlitari.

Il tasso di mortalità complessivo da febbraio 2020 al 5 ottobre 2021 (Fonte ISS)

Tornando a prima, citiamo un esempio su Porta a Porta, quando Vespa, con in studio il grande campione di calcio Gianni Rivera (oggi 79enne) gli chiese se si fosse vaccinato. La risposta fu secca: “Non ci penso proprio a farlo. Vengo a sapere di certe cose in giro…”, disse il campione in riferimento agli eventi avversi da vaccino. Il Bruno nazionale obiettò spalleggiato da altri vaccinisti in studio: “Ma no, non è vero…”.
(Dino Granata)

Riproponiamo parte dell’inchiesta della cronista Mediaset ripresa dal quotidiano diretto da Belpietro.

di Marianna Canè per La Verità

Il muro di bugie raccontate durante questi tre anni di campagna vaccinale inizia a perdere pezzi, che crollano come macigni dirompenti portando alla luce la verità, quella verità che fa male proprio ai nostri anziani, i primi che dovevano essere protetti dal contagio del Covid-19. Eppure quando era partita la campagna per vaccinare soprattutto i fragili, non si aveva nessuna prova della reale efficacia di quelle punture.

Ieri sera a Fuori dal Coro, su Rete4, sono stati mostrati dei documenti esclusivi, alcuni riguardavano proprio l’efficacia dei vaccini contro il Covid per i soggetti fragili: gli anziani e gli immunodepressi. Per i più deboli la vaccinazione è sempre stata fortemente raccomandata più e più volte anche in tv da note virostar come Bassetti, Crisanti e Burioni che quasi perdevano la voce per decantare la capacità di proteggere e la sicurezza di quei sieri. Peccato però che i documenti esclusivi interni dell’Aifa mostrano un quadro completamente diverso.


A gennaio 2021, quando le vaccinazioni erano iniziate da una manciata di settimane, arriva una notizia preoccupante dalla Norvegia: 23 anziani muoiono dopo la dose di vaccino (su Secondo Piano News, nello stesso periodo, avevamo scritto di un’altra strage con 21 decessi anomali in una Rsa italiana subito dopo il vaccino, ndr).

Alla nostra Agenzia del farmaco si scatena il panico, c’è chi comincia a fare domande sulla pericolosità della puntura e così gli alti funzionari si interrogano sulla necessità di dover pubblicare delle risposte per tranquillizzare proprio quegli anziani che in quelle ore stavano facendo la fila per la dose, fidandosi della scienza e degli appelli. E così un funzionario scrive: «Sarebbe necessaria una Faq sui decessi. Cerchiamo di mettere qualcosa insieme».


Una Faq, ossia una risposta, una spiegazione di quelle morti in Norvegia, da pubblicare sul sito dell’Agenzia, in cui non ci deve essere nulla di allarmante. Inizia uno scambio di note
in cui si cerca di far passare il messaggio nella maniera più tranquillizzante possibile.

Uno degli esperti ad un certo punto si lascia candidamente scappare, questa frase: «La probabilità di osservare un decesso in un anziano vaccinato da poco è elevata». Una frase troppo forte e decisamente molto esplicita che irrita proprio l’allora direttore generale Nicola Magrini che risponde piccato a pochi minuti di distanza riscrivendo la frase e commentando: «A me ancora genera un po’ di ansia e nervosismo leggerlo… quindi suggerirei di renderlo impeccabile nell’arco delle prossime 48-72 ore».

Insomma non si può dire che gli anziani vaccinati possono morire, la linea da seguire ad ogni costo, anche ignorando palesemente la realtà, è che i vaccini sono molto sicuri. E proprio collegandosi alla sicurezza dei sieri, un altro esperto propone la frase: «Nella sua fase iniziale la campagna di vaccinazione ha l’obiettivo di proteggere, oltre agli operatori sanitari, proprio le persone più anziani e i soggetti fragili per condizioni di salute nei confronti delle quali i vaccini in uso hanno dimostrato una elevata efficacia».

Ma quella frase non corrisponde alla realtà e viene cancellata. L’elevata efficacia per i soggetti fragili non esiste, perché non esistono gli studi che la dimostrano. Nel documento interno dell’Aifa del 15 gennaio 2021, mostrato ieri sera in esclusiva nel programma condotto da Mario Giordano, si vede chiaramente la frase cancellata, ma vi è di più. L’esperto dell’Agenzia spiega il motivo di quel depennamento, scrivendo persino la frase in rosso: «Attenzione! I pazienti fragili rientrano nelle popolazioni non studiate». Ed allega a riprova della sua affermazione una parte dello studio Pfizer, quello con cui la casa farmaceutica ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio, in cui si legge chiaramente nella sezione dedicata alla sicurezza: «Informazioni mancanti: uso nei pazienti fragili con co-morbilità come diabete, problemi cardiovascolari, problemi neurologici; uso in pazienti con malattie autoimmuni o infiammatorie».


Questa è la verità, all’Aifa erano consapevoli che si stavano vaccinando i soggetti più fragili, quelli più ad alto rischio, senza avere alcuna certezza dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini. Ma non vogliono e non possono dirlo.

Per cui alla fine prendono questa decisione che non lascia spazio ad interpretazioni: «Non conviene stuzzicare il can che dorme e quindi per ora non si esce con niente». E infatti quel documento non sarà mai pubblicato. Dunque sembra che la nostra Agenzia del Farmaco agisca in questa maniera: per tranquillizzare nasconde le informazioni, preferisce mettere tutto a tacere.

Anche perché lo fa in un altro caso clamoroso, mostrato ieri sera in prima serata su Rete4. Vi ricordate le rassicurazioni sugli effetti avversi? Le virostar minimizzavano costantemente la presenza di danni da vaccino con frasi come: «Sono pochissimi, una minima parte». Come se il fatto che l’essere pochi togliesse la legittimazione e il diritto alla cura. Peccato che anche i dati che venivano pubblicati erano filtrati per evitare di dare dei segnali preoccupanti […] Continua a leggere quì.



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