Duplice omicidio Roma, un fermo per il giallo di Ponte di Nona

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Mirko Scarozza e Fabrizio Ventre Un fermo a Bologna per il duplice omicidio di Roma
Mirko Scarozza e Fabrizio Ventre

I carabinieri di Roma hanno rintracciato e fermato a Bologna uno dei presunti responsabili del duplice omicidio di Mirko Scarozza e Fabrizio Ventre avvenuto nel quartiere Ponte di Nona all’incrocio tra via Berta von Suttner e via Raoul Follerau, zona isolata alla periferia della capitale.

Subito dopo i fatti il presunto killer, aveva lasciato la Capitale per rifugiarsi nel capoluogo emiliano da alcuni conoscenti. Il fermo è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Roma in collaborazione con i militari di Bologna. La persona fermata è sotto interrogatorio. Gli inquirenti cercano riscontri sulla dinamica e se l’uomo avrebbe eventualmente agito da solo o con dei complici. Soprattutto capire il movente. La scena del crimine, subito dopo l’agguato sarebbe stata “ripulita”. Nessun bossolo rinvenuto né armi. Una mossa per rallentare le forze dell’ordine nell’azione investigativa? Non è dato sapere.

I due pregiudicati, di 35 e 26 anni, entrambi di Tor Bella Monaca, sono stati trovati uccisi nella notte tra lunedì e martedi scorso. Probabilmente il movente è di natura passionale. Pare che Mirko Scarozza avesse una relazione con l’ex donna di Ventre. I due, che erano amici, si sarebbero dati appuntamento in quella zona, nei cui pressi abitava Ventre, per chiarire alcune questioni su presunti maltrattamenti operati dal più giovane sull’ex compagna. Chiarimenti urgenti e importanti tanto da spingere Mirko Scarozza a evadere i domiciliari col rischio di andare in carcere? Non è escluso che i due si siano uccisi a vicenda e poi qualcuno abbia appunto “ripulito” la scena facendo sparire le pistole e i bossoli espulsi dalle revolver. Già, ma chi?

Altre ipotesi portano alla droga e al racket: I due erano noti negli ambienti dello spaccio, ma Scarozza era ai domiciliari per estorsione. Doveva essere ascoltato nel processo a suo carico due giorni fa. E’ probabile che l’autore o gli autori del delitto avevano timore che la vittima potesse rivelare particolari e nomi sul giro del racket romano. Tutte ipotesi al vaglio degli inquirenti. Si sapranno maggiori dettagli dopo l’interrogatorio della persona sottoposta a fermo giudiziario, ma la questione è un vero rebus. Sono tante le cose che non tornano.

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