3 Marzo 2024

‘Ndrangheta, scacco alla cupola di Mariano Comense

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno smantellato la cupola di ‘ndrangheta di Mariano Comense (Como). Il blitz è stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – Alessandra Dolci e Marcello Tatangelo – nei confronti di 28 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale degli stupefacenti, usura, estorsione e rapina.

In particolare, l’indagine ha acquisito nei confronti di 11 fra gli arrestati, incontrovertibili elementi probatori in ordine alla loro affiliazione alla ‘ndrangheta. L’attività investigativa, inoltre, ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali proprie della “locale” di Mariano Comense (Como) che, dedita al traffico internazionale degli stupefacenti destinati ai mercati lombardi, calabresi e pugliesi, realizzava ulteriori profitti sottoponendo ad estorsione i commercianti del territorio non tralasciando l’usura e le rapine.

L’indagine viene avviata nel 2013 dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza e rappresenta la prosecuzione dell’indagine “Infinito” svolta dal medesimo reparto. Con questi provvedimenti di cattura i Carabinieri hanno smantellato la cosca di Mariano Comense, il cui anziano capo della “Locale”, l’81enne Salvatore Muscatello, attualmente detenuto nel carcere di Opera (Milano), è indicato da un collaboratore di giustizia quale capo “Crimine” de “La Lombardia”, la struttura sovraordinata di raccordo delle almeno 16 “Locali” presenti nella Regione. Sono stati inoltre disvelati i flussi di approvvigionamento di sostanze stupefacenti che, unitamente alle estorsioni e all’usura, finanziavano la cosca.

Oltre alle consuete attività delittuose poste in essere dai consociati, nel corso delle indagini è emerso, il disaccordo tra la figura del capo e quella di un affiliato alla che rivendicava per sé un ruolo di maggiore preminenza all’interno della cosca di ‘ndrangheta. La questione è stata oggetto di numerose “discussioni” ed è stata portata all’attenzione dei vertici criminali in Calabria.

Gli arrestati sono in tutto 27 italiani e un albanese, catturati in Brianza, nelle province confinanti nonché in quelle di Crotone, Reggio Calabria e Bari.

“Passati 5 anni e mezzo dall’operazione “Infinito” e siamo ancora qua, con la ‘ndrangheta in territorio lombardo. Ma se quel luglio 2010 c’era solo una ipotesi investigativa, oggi c’è la certezza di essere di fronte ad un fenomeno di netto radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia. Stavolta in particolare nel comasco ma è una operazione che si propone come proseguimento delle precedenti note, senza soluzione di continuità”. Così Alessandra Dolci ha contestualizzato l’operazione dei carabinieri effettuata le scorse ore cha ha portato all’arresto di 28 persone in 5 province lombarde, Milano, Monza e Brianza, Varese, Pavia e Como) oltre che, appunto, in Calabria e Puglia.

Le indagini sono iniziate a seguito di due episodi di intimidazione avvenuti a Sesto San Giovanni il 18 e il 21 dicembre 2012. Erano stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco ad alcune vetture in un contesto di contesa di territorio per lo spaccio. Il traffico di stupefacenti legato all’operazione è di dimensione internazionale, sono stati sequestrati oltre 200 chili di droga tra cocaina e marijuana. Quest’ultima arrivava dall’Albania, la cocaina dall’Olanda e l’hashish, in misura minore, dalla Spagna. La Lombardia, il comasco, era territorio di stoccaggio, poi gli stupefacenti andavano a nutrire i circuiti di distribuzione ai consumatori di tutta la Regione ma anche di Puglia e Calabria.

I 28 arresti di oggi, a cui se ne è aggiunto uno in flagranza di reato per spaccio, riguardano tutti alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense che al traffico di stupefacenti affiancava anche attività di usura e rapine. In particolare stamani nel presentare l’operazione, Dolci assieme a Marcello Tatangelo e ai rappresentanti dell’arma dei carabinieri locali e provinciali, ha ricordato due rapine entrambe ai danni di uffici postali il cui direttore è tra gli arrestati. Nell’elenco, emerge anche il soggetto “numero 19” di quelli partecipati al celebre summit dell’ottobre 2009 presso il circolo Falcone Borsellino, “finalmente identificato. Ora ne mancano 3 o 4 non identificati, contiamo sulle future operazioni” ha commentato Dolci spiegando che in manette sono finiti anche altre persone già condannati per la notte dei fiori di San Vito, altre condannate e poi scarcerate, “oltre a soggetti nuovi”.

Come “da tradizione” in Lombardia anche in questo caso la ‘ndrangheta si presenta come una struttura da “solving problem”, è stato detto in conferenza stampa, attirando soprattutto piccoli imprenditori che la preferiscono alle vie istituzionali e legali. Uno di questi ha collaborato alle indagini e spontaneamente ha parlato della propria condizione di vittima di estorsione. Oltre alle indagini tecniche e a questa testimonianza, gli inquirenti hanno potuto contare anche sulle dichiarazioni di Pasquale Nocera, già condannato per omicidio, relative al traffico di droga.


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